Anno 2003

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Storia, Genova Cavalleria, "Soit à pied soit à cheval mon honneur est sans égal"

Franco Apicella, 14 dicembre 2003

L'atto di nascita del Reggimento, datato 26 gennaio1683, è la capitolazione (un accordo formulato in capitoli) tra il duca Vittorio Amedeo II e il conte di Verrua per la levata di un reggimento di dragoni. Nei 12 capitoli dell'accordo il conte di Verrua definisce la composizione del reggimento e i vari aspetti amministrativi, uniformologici e logistici; il duca dà il suo assenso alle varie proposte con l'annotazione "s'accorda".

18 ufficiali e 300 uomini articolati su 6 compagnie di 50 cavalli ciascuna dovranno entro 2 mesi completare il reggimento che viene ufficialmente denominato "Dragoni di Sua Altezza Reale"; la denominazione "Dragons Bleu" è una dicitura ufficiosa che deriva dal colore dell'uniforme. Alcuni anni dopo, presumibilmente intorno al 1708, il colore rosso sostituisce il blu, che compare solo sulle mostre; rimane nel tempo tuttavia il nome di "Dragons Bleu".

Il Reggimento è impegnato in diversi fatti d'arme già dal 1684, ma l'episodio più significativo avviene nel corso della campagna iniziata nel 1693 contro i francesi che avevano occupato Pinerolo: cade tra gli altri il colonnello comandante Antonio Solaro di Macello. Secondo alcune fonti il fatto sarebbe accaduto nel combattimento di Buriasco (14 giugno 1693) secondo altre in quello di Marsaglia l'anno successivo.

Dopo la partecipazione ad altre campagne, il Reggimento si trova a difendere Torino durante l'assedio del 1706. Il 7 settembre a Madonna di Campagna il Duca suggella con una celebre frase il legame con il suo Reggimento quando lo chiama alla carica col grido "A' moi mes Dragons!". La risposta viene data conquistando ad un reggimento francese i "timballi", il cui uso sarà concesso ai Dragoni di Sua Altezza Reale con l'aumento nell'organico di un timballiere.

Tra le conseguenze del trattato di Utrecht che diede ai Savoia la corona di re, ci fu anche il cambio di denominazione in "Dragoni di Sua Maestà". Ancora un episodio degno di nota vede protagonista il Reggimento durante la guerra contro Francia e Spagna alla battaglia del Tidone presso Piacenza il 10 agosto 1746. In uno scontro vittorioso con la cavalleria austriaca vengono conquistati due Stendardi, quello del reggimento "Lusitania" e quello del reggimento "Dauphin".

Ma è sul finire del secolo che il Reggimento scrive una pagina destinata a rimanere unica nella storia della cavalleria italiana e forse mondiale. Quando Napoleone Bonaparte scende in Italia nel 1796 trova sulla sua strada i "Dragoni di Sua Maestà" al comando del colonnello d'Oncieux de Chaffardon. Nei pressi di Mondovì la cavalleria francese guidata dal generale Stengel che aveva ai suoi ordini anche il cittadino Murat, allora colonnello, viene respinta e sconfitta il 21 aprile dai Dragoni; lo stesso Stengel cade mortalmente ferito. Tra le località dei vari scontri è rimasto famoso il colle del Bricchetto, da cui prende il nome l'intero fatto d'arme. Il re fa appuntare sullo Stendardo del Reggimento due Medaglie d'Oro, ritenendo che "una sola non sia sufficiente a premiare tanto valore".

Nonostante le vicende che vedranno lo scioglimento del Reggimento negli anni successivi per la durata del dominio napoleonico, la continuità storica è ininterrotta, testimoniata dalle Medaglie d'Oro rimaste allo Stendardo e dalla celebrazione del "Bricchetto" mantenuta ancora oggi come festa di Corpo.

Il 24 maggio 1814 si ricostituiscono in Torino i "Dragoni del Re". La partecipazione di una aliquota del Reggimento ai moti del 1821 ne determina lo scioglimento, ma un distaccamento agli ordini del Marchese di Sommariva forma i Quadri di un nuovo reggimento denominato "Dragoni del Genevese", che eredita le tradizioni dei "Dragoni di Sua Altezza Reale". Con un decreto del 1832 il nome verrà ancora cambiato in "Genova Cavalleria", forse in omaggio alla città di Genova o forse in onore del secondogenito di Carlo Alberto, duca Ferdinando di Genova.

Nella 1^ guerra di indipendenza "Genova" partecipa alla battaglia di S. Lucia presso Verona (6 maggio 1848) e al combattimento di Governolo (18 luglio 1848). Dopo l'azione di due compagnie di bersaglieri che prendono possesso di un ponte con un colpo di mano anfibio - come oggi si direbbe - i dragoni irrompono conquistando l'abitato e assicurando il possesso dell'intera zona.

Cade l'aiutante maggiore luogotenente Gattinara di Zubiena, ai cui famigliari verrà concessa una tardiva Medaglia d'Oro "speciale" dal primo ministro Massimo d'Azeglio solo nel 1852. Forse il Reggimento doveva ancora scontare il "peccato" del 1821, ma ciò non gli impedisce di caricare ancora valorosamente a Sommacampagna il 24 luglio e a Volta Mantovana il 27 nel corso di quella che viene ricordata come battaglia di Custoza della 1^ Guerra di Indipendenza. L'anno successivo "Genova" carica alla Sforzesca il 21 marzo e alla Bicocca presso Novara il 23 marzo.

Nella 3^ guerra di indipendenza "Genova" svolge un ruolo determinante durante la battaglia di Custoza del 24 giugno 1866. Combatte per tutta la giornata nella zona di Villafranca, proteggendo tra l'altro la ritirata della divisione "Principe Umberto" e della divisione "Bixio". Per ricordare l'eroismo di quella giornata, il 21 aprile del 1900 nell'anniversario del "Bricchetto" il conte Vinci, capitano in "Genova Cavalleria", pubblica un opuscolo con la narrazione dettagliata dei fatti, le perdite subite e le ricompense attribuite agli uomini del Reggimento.

Il motto di "Genova", originariamente riferito alla peculiarità dei dragoni che muovevano a cavallo e combattevano facendo piede a terra, si rinnova nella cruda realtà della 1^ guerra mondiale, prima sulle trincee del Carso, poi nella pianura friulana. Lo Stendardo di "Genova" viene ricompensato di una Medaglia d'Argento per la conquista di quota 144 di Monfalcone, avvenuta dopo i duri combattimenti del 14, 15 e 16 maggio 1916.

Di nuovo a cavallo, insieme a "Novara", "Genova" ferma l'avanzata austriaca a Pozzuolo del Friuli il 30 ottobre 1917, quando tutto l'esercito era in rotta. Che la ricompensa, una Medaglia d'Argento allo Stendardo, non sia stata pari al valore e al sacrificio, lo dimostra anche il fatto che la ricorrenza di Pozzuolo è assurta a celebrazione della festa dell'arma di cavalleria. Gli episodi di Pozzuolo del Friuli, individuali e di reparto, sono tutti parimenti gloriosi e a testimoniarlo questo è il bilancio delle perdite: 5 ufficiali morti e 12 feriti; 327 sottufficiali e dragoni tra morti, dispersi e feriti; 332 cavalli morti o feriti.

Nel 1935 vengono costituiti due gruppi mitraglieri autocarrati "Genova Cavalleria" e inviati in Africa Orientale dove partecipano il 20 gennaio 1936 alla conquista di Neghelli; unitamente a due gruppi di "Aosta" saranno denominati "Raggruppamento Neghelli".

Nella 2^ guerra mondiale il Reggimento è impegnato in Croazia e in Africa Settentrionale, dove il suo comportamento a Sollum e a Sidi Omar viene elogiato anche dagli avversari. Mentre il grosso di "Genova", rientrato in Italia, viene colto dall'armistizio a Dronero presso Cuneo, a Roma un gruppo di formazione costituito col personale del deposito del Reggimento partecipa ai combattimenti di Porta San Paolo dove cade il capitano Vannetti Donnini alla cui memoria sarà attribuita la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Ma ancora vanno ricordati alcuni ufficiali del Reggimento transitati per innata generosità alla specialità paracadutisti, tutti caduti e ricompensati anch'essi con la massima onorificenza: capitano Gastone Simoni, capitano Costantino Ruspoli di Poggio Suasa, tenente colonnello Carlo Ruspoli di Poggio Suasa ad El Alamein; tenente colonnello Alberto Bechi Luserna, in Sardegna. Nel 1946 "Genova" si ricostituisce come gruppo esplorante ad Albenga; è trasferito nel 1947 a Palmanova dove, dopo numerosi cambi di denominazione e trasformazioni ordinative, si trova tuttora in guarnigione col nome di reggimento "Genova Cavalleria".

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