Anno 2003

Cerca in PdD


La cattura di Saddam non risolve tutti i problemi

Franco Apicella, 15 dicembre 2003

La cattura di Saddam Hussein apre una fase nuova e delicata per la politica estera USA. La soddisfazione per ciò che indubbiamente è un successo dell'intelligence e delle forze militari USA non può far passare in secondo piano i problemi che rimangono sul tappeto e che richiederanno una gestione degli eventi molto più attenta di quella messa in atto dopo il 9 aprile 2003.

C'è innanzitutto il rischio che la sovrapposizione delle date faccia passare in secondo piano il termine del 15 dicembre, fissato nell'articolo 7 della risoluzione 1511 dell'ONU, entro il quale "il Consiglio governativo deve fornire …. una tabella di marcia per la convocazione di elezioni democratiche e la redazione della Costituzione".

La credibilità della massima istituzione mondiale può essere stata messa in discussione, non ultimo dal suo stesso Segretario Generale con le ripetute dichiarazioni di sostanziale disimpegno di fronte ai rischi presenti sul terreno dell'Iraq. Gli USA tuttavia non possono perdere questa occasione di recupero del consenso internazionale. La risoluzione 1511 è poi la chiave di volta per la legittimazione delle forze della coalizione e soprattutto per la possibilità che altre nazioni contribuiscano all'impresa.

Una nuova condizione tecnico militare può rendere più favorevole l'allargamento della coalizione. La posta in gioco per la caccia a Saddam e ai suoi fedelissimi e soprattutto le metodologie da porre in atto rendevano probabilmente gli USA meno inclini del solito a condividere con gli alleati cospicui settori di intelligence e operazioni. Ora è venuto a mancare anche questo ultimo impedimento per una coalizione più ampia e soprattutto maggiormente integrata, come potrebbe essere una struttura a guida NATO.

Un altro elemento di perplessità è dato dalla constatazione - ovvia ma non per questo meno preoccupante - che la conclusione positiva della caccia a Saddam non significa automaticamente la fine del mix guerriglia terrorismo. C'è stato in questi mesi tutto il tempo per fomentare, indipendentemente dalla figura di Saddam ma non dei suoi dollari, il sentimento di quella che impropriamente viene detta resistenza. Gli attentati si preparano prima ancora che con il fanatismo coi soldi; quelli che il Rais ha provveduto con tempestività a trafugare potrebbero essere ancora disponibili.

Gli scenari che si aprono possono andare dalla intensificazione della guerriglia irachena alla sua anemizzazione, con la confluenza degli irriducibili nelle frange del terrorismo. Nel secondo caso i santuari per gli uomini di bin Laden in Iraq si ridurrebbero notevolmente di numero, ma nella strategia globale del terrore la cosa sarebbe di scarsa rilevanza. E' pur vero che un Iraq stabilizzato potrebbe ridisegnare la mappa del Medio Oriente, ma questo non sembra ancora essere un traguardo per l'immediato futuro.

Un ultimo elemento di notevole delicatezza è costituito dalla sorte futura di Saddam. Sarà necessario quanto prima definirne lo status giuridico e in base a questo l'iter giudiziario cui sottoporlo. Sembrerebbe dalle prime voci che il dittatore possa essere processato in Iraq e addirittura dagli iracheni stessi. Un'altra ipotesi è quella di un processo, come per il dittatore serbo Milosevich, alla Corte penale internazionale dell'Aia.

In quest'ultimo caso si allontanerebbe il sospetto di una giustizia fatta in casa sotto la supervisione USA. L'istituzione del tribunale per i crimini di guerra a Bagdad solo tre giorni prima della cattura del rais può apparire una strana coincidenza. A rendere ancora più difficile ogni decisione c'è anche l'ombra scomoda del prigioniero di lusso Tarek Aziz. Ma, qualunque sia la decisione, con il processo a Saddam l'amministrazione USA si troverebbe in serie difficoltà a sostenere la sua attuale linea di condotta nei riguardi dei detenuti di Guantanamo.

Qualche commentatore ha frettolosamente affermato che la cattura di Saddam pone una pesante ipoteca a favore di Bush sulle elezioni presidenziali USA del prossimo anno. Il Presidente ha indirettamente già risposto a questa previsione troppo ottimistica con i toni del suo discorso alla Nazione, in cui non si è lasciato andare a facili entusiasmi. Diretto in buona parte al popolo iracheno, il suo breve intervento si è concluso con un deciso richiamo agli americani sul persistere della minaccia terroristica e sulla perseveranza necessaria per combatterla. Se questo si traduce in gestione oculata del prigioniero Saddam, allora sarà più facile parlare di rielezione.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM