Anno 2003

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Berlin Plus, la saggia via del compromesso

Franco Apicella, 19 dicembre 2003

Nel suo discorso di commiato come segretario generale della NATO Lord Robertson ha ricordato il 17 dicembre scorso l'accordo raggiunto nel recente vertice europeo di Brusselles, grazie al quale una cellula di pianificazione militare dell'Unione Europea verrà inserita nel Comando supremo delle potenze alleate in Europa (SHAPE) di Mons in Belgio. E' il primo passo visibile della integrazione tra la struttura europea di difesa e sicurezza e la NATO mosso in virtù del cosiddetto Berlin Plus Agreement (accordo Berlino più).

Fino ai primi anni '90 NATO e Comunità Europea, secondo la denominazione dell'epoca, avevano vissuto in un clima di reciproca indifferenza. La sostanziale assenza di strutture militari europee, con la bocciatura nel 1954 da parte della Francia della Comunità Europea di Difesa (CED) cui subentrò nello stesso anno l'Unione Europea Occidentale (UEO), rendeva tecnicamente impraticabile un qualsiasi approccio della NATO verso l'Europa.

La crisi dei Balcani fu una occasione persa per la Comunità Europea, che esordì con un tentativo sterile: l'invio in Slovenia nel luglio 1991della Missione di monitoraggio della Comunità Europea (ECMM), successivamente estesa in Croazia e Bosnia. Anche l'assunzione da parte della UEO nel 1992 del comando e controllo delle forze navali impiegate in Adriatico per la sorveglianza sull'embargo fu in sostanza una iniziativa marginale. La NATO invece, con la Bosnia prima e poi con il Kosovo, riuscì a ridefinire in maniera credibile il suo ruolo consolidandolo con i successi ottenuti sul campo.

Nonostante tutto l'Europa riuscì a passare col trattato di Maastricht del 1993 dalla Comunità Europea all'Unione Europea e successivamente nel 1995 a portare il numero dei suoi membri a 15 con l'accesso di Austria, Finlandia e Svezia. Questo maggior peso politico, anche se solo in minima parte riversato nel settore difesa e sicurezza, consentì di varare nel vertice NATO di Berlino del 1996 la formula delle "capacità separabili ma non separate" tra l'Alleanza e la UEO.

L'Alleanza ha, tra i tanti, il grandissimo pregio di saper coniugare il pragmatismo anglosassone con l'alchimia bizantina e in quella occasione fece un capolavoro semantico dalla logica ben più stringente di quello delle "convergenze parallele". Veniva riconosciuta per la prima volta a un soggetto europeo la possibilità di disporre di capacità militari della NATO per condurre in proprio operazioni delle quali l'Alleanza non avesse avuto interesse o volontà di farsi carico.

All'epoca il peso politico della NATO stava salendo ai massimi storici, fino al punto in cui con la crisi del Kosovo la stessa ONU venne scavalcata senza colpo ferire. Ma proprio nel 1999, al vertice di Washington che celebrava i 50 anni della NATO, la formula delle capacità separabili ma non separate fu meglio dettagliata in quattro punti del comunicato ufficiale rilasciato il 24 aprile dai Capi di Stato e di Governo riuniti nel Consiglio Nord Atlantico (NAC). Da allora questi paragrafi, che vale la pena di riportare integralmente, sono stati convenzionalmente denominati Berlin Plus Agreement:

Assured EU access to NATO planning capabilities able to contribute to military planning for EU-led operations (accesso assicurato da parte della UE alle capacità di pianificazione NATO che possano contribuire alla elaborazione di piani militari per operazioni condotte dall'UE);

The presumption of availability to the EU of pre-identified NATO capabilities and common assets for use in EU-led operations (previsione della disponibilità per la UE di capacità e assetti comuni NATO per il loro uso in operazioni a guida UE);

Identification of a range of European command options for EU-led operations, further developing the role of DSACEUR in order for him to assume fully and effectively his European responsibilities (identificazione di un ventaglio di opzioni di comando europeo per operazioni a guida UE, sviluppando ulteriormente il ruolo del Vice Comandante supremo alleato in Europa per assicurargli l'assunzione piena ed effettiva delle sue responsabilità europee);

The further adaptation of NATO's defence planning system to incorporate more comprehensively the availability of forces for EU-led operations (ulteriore adattamento del sistema di pianificazione di difesa della NATO per incorporare la disponibilità di forze per operazioni a guida UE).

Questi quattro paragrafi sono diventati il punto di forza contro cui sono andati a infrangersi i tentativi di quanti, Francia e Germania in testa, dopo l'11 settembre 2001 spingevano per una capacità di difesa europea autonoma dalla NATO. Il caso più emblematico e recente è stato quello della forza di reazione che sarebbe inevitabilmente entrata in concorrenza con la nascente NATO Response Force (NRF).

Forse in questo caso la NATO può dire grazie anche alle bandiere arcobaleno e alle marce della pace. Le velleità politiche si sono smorzate di fronte alla improponibilità di sostanziosi aumenti dei bilanci della difesa, indispensabili per sostenere la creazione di strutture militari efficienti e credibili. Hanno certamente giovato anche i numerosi richiami di Lord Robertson alla ortodossia del Berlin Plus Agreement, con decisi no alla inutile duplicazione di comandi e agli eserciti "sulla carta" (paper armies).

Non è stata da meno l'amministrazione USA che si è fatta sentire in maniera pesante durante il vertice NATO di Colorado Springs dello scorso 8 ottobre. Che gli USA abbiano interesse a un basso profilo europeo nessuno può avere dubbi; ma è altrettanto scontato che uno strumento militare europeo autonomo dalla NATO non sarebbe sostenibile prima di tutto per ragioni economiche. C'è un dato però che chiude la questione definitivamente.

Quello militare è uno strumento da impiegare in funzione di chiari intendimenti di politica estera e di difesa. Se questi intendimenti mancano, come a tutt'oggi è il caso dell'Unione Europea, lo strumento è solo un giocattolo costoso e inutile. Più saggia appare allora la via dei piccoli passi, già iniziati peraltro con l'assunzione da parte della UE della responsabilità delle operazioni in Macedonia il 31 marzo scorso; poi forse ci sarà anche il resto dei Balcani, senza bisogno di nuove forze di reazione o di comandi faraonici.

Dal fallimento dell'ultimo vertice europeo di Brusselles tutto sommato resta di buono proprio il successo marginale della istituzione della cellula di pianificazione europea presso SHAPE. Forse anche la grande politica potrebbe trarne qualche spunto.

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