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| Anno 2003 | |
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Per la Cina una delle immagini simbolo del 2003 sarà quella di Yang Liwei, il primo astronauta della Repubblica popolare ritornato sulla Terra lo scorso 16 ottobre alle 6,23 locali dopo un volo di 22 ore nello spazio con la navetta Shenzhou-5 (vascello divino 5). Al di là dell'aspetto iconografico, l'evento è stata una testimonianza del tutto concreta di un nuovo corso economico, industriale, tecnologico e militare.
La Cina è entrata da appena due anni nella Organizzazione mondiale per il commercio (WTO) e il suo espansionismo commerciale è già fonte di preoccupazione per l'Europa che si ritrova tra l'altro il suo marchio CE clonato dall'ormai famoso CE, China Export. Non potendo rinnegare i fondamenti del liberismo economico, l'Unione Europea è costretta a fare buon viso a cattiva sorte anche di fronte all'attuale deficit commerciale con Pechino stimato da fonti cinesi in 47 miliardi di euro. C'è sempre però la possibilità di qualche compensazione e così all'ultimo vertice europeo di Bruxelles del 12 dicembre si è parlato di una revoca del bando alla vendita di armamenti alla Cina decretato nel 1989. In ogni caso il bando aveva avuto interpretazioni del tutto personali, come dimostra il fatto che nel periodo della proibizione la Gran Bretagna abbia venduto radar per uso marittimo e la Francia elicotteri AS-365N Dolphin II. A pochi giorni dal vertice di Bruxelles, il 18 dicembre, il primo ministro russo Mikhail Kasyanov ha ricevuto per una visita di sette giorni il ministro della difesa cinese Cao Gangchuan, con cui ha trattato importanti programmi di cooperazione militare, inclusa la vendita di armamenti. Lo stato di grazia delle relazioni russo cinesi ha avuto una conferma anche nel colloquio telefonico che il Capo di Stato cinese Hu Jintao ha avuto con il premier russo Putin al termine della missione di Cao Gangchuan. La partnership russo-cinese sembra dunque ben avviata e non potrebbe essere altrimenti visti gli interessi reciproci e concorrenti. Già da quest'anno il volume ufficiale di scambio tra i due paesi ha raggiunto i 12 miliardi di dollari, raddoppiando il suo valore nello spazio degli ultimi cinque anni. E' una cifra notevolmente inferiore rispetto a quanto la Cina vanta in termini di disavanzo nei confronti dell'Europa, ma è pur sempre un indice significativo per due potenze che fino a poco tempo fa si guardavano con sospetto. La Russia di Putin sta facendo rinnovato affidamento sulle potenzialità commerciali della sua industria degli armamenti e l'esportazione verso la Cina si rivela quanto mai promettente in vista della modernizzazione dell'Armata popolare di liberazione (PLA) cinese, cui negli ultimi tre anni sono stati venduti 73 caccia Sukhoi. E' di pochi mesi fa l'annuncio di un taglio alla PLA di 200.000 uomini, provvedimento peraltro controbilanciato dalle dichiarazioni del presidente della Commissione militare centrale del Partito comunista Jiang Zemin sulla evoluzione dalla guerra meccanizzata alla guerra informatica. Qualche sospetto resta da parte cinese sul fatto che i russi siano restii a cedere le tecnologie più avanzate ma, in mancanza d'altro e nell'attesa che si sblocchi definitivamente la situazione con l'Europa, l'industria bellica russa rimane la fonte principale di approvvigionamento per Pechino. Gioca la sua parte in questi equilibri anche l'India che, avendo avviato con l'avallo degli USA rapporti privilegiati di scambi militari con Israele, cessa di essere mercato remunerativo per Mosca e al tempo stesso potrebbe allontanare quella ipotesi di cooperazione triangolare con Pechino e Mosca cui aveva fatto cenno lo scorso 23 maggio Aleksandr Jakovjenko, portavoce ufficiale del ministero degli esteri russo, in una intervista concessa all'agenzia ufficiale RIA Novosti. L'insolito pragmatismo che stanno dimostrando i due giganti post comunisti potrebbe avere effetti, o forse anche esserne in parte influenzato, dalla particolare situazione lungo i confini tra Russia e Cina segnati dal fiume Amur nell'estremo nord est asiatico. In questa zona della Russia si trovano città come Khabarovsk e Blagoveshensk che possono trovare sbocco solo verso la Cina. Gli stessi dati demografici danno nel lontano oriente russo una popolazione globale di 7 milioni di persone di fatto isolate, mentre immediatamente a sud dell'Amur, in Cina, vivono 120 milioni di persone. Appare dunque inevitabile e probabilmente auspicabile da entrambe le parti un fenomeno di emigrazione sud nord del tutto particolare, visto che i cinesi possono già portare in una delle zone più marginali della Russia loro prodotti appetibili e a basso costo. Per quanto periferico, si tratta pur sempre di un meccanismo di gestione combinata degli equilibri interni e delle relazioni reciproche che Russia e Cina devono imparare a usare non potendo più contare sul potere totalizzante dei rispettivi apparati di partito. Le aspirazioni della nuova Cina devono anche fare i conti con la strategia USA per l'Estremo Eriente e per il Pacifico. Poco potendo fare contro il contenimento politico e militare messo in atto da Washington, Pechino gioca la carta dell'ammodernamento a tutto campo. E' del 24 dicembre scorso l'annuncio che a partire dal 2004 saranno snellite le procedure per consentire ai cinesi di recarsi all'estero e nel contempo agevolare gli stranieri che intendono viaggiare e investire in Cina. Consolidamento dell'apparato energetico industriale, modernizzazione delle forze armate, sostegno del commercio fino alla spregiudicatezza sono le basi su cui la Cina sta partendo per il suo sviluppo futuro: le orbite nello spazio di Yang Liwei sono state qualcosa di più di un simbolo. |