Anno 2003

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Iraq, quando il dolore lascerà il posto alle inchieste

Giovanni Bernardi, 16 novembre 2003

Questa volta è Radio Free Europe che torna sulla questione dello scioglimento dell'esercito iracheno ed è in relazione all'attentato di Nasiriyah. L'emittente radiofonica con sede a Praga sostiene che la strage della quale sono stati vittime carabinieri, soldati, civili italiani e iracheni pone ancora una volta l'interrogativo se mandare a casa i circa 500.000 soldati sconfitti non sia stato un errore. Per confermare il dubbio porta la testimonianza di alcuni iracheni che - a quanto pare - hanno particolare credito per fare affermazioni di questo genere.

Tra questi vi è il generale Muhammad Abdullah al-Shahwani che per dodici anni, dopo avere lasciato il servizio attivo, ha collaborato con l'intelligence statunitense nella elaborazione di piani per rimuovere Saddam Hussein. Il generale sostiene che molti militari iracheni - lui stesso compreso - sono molto contrariati dal fatto che gli USA abbiano deciso di "purgare" gli appartenenti alle forze armate e alla sicurezza. Il generale afferma: "Avevamo una buona rete di intelligence che non è mai stata sottomessa al regime e che ha informazioni su tutti, conosce i criminali, conosce le aree geografiche; ritengo che le forze di coalizione dovrebbero richiamare l'esercito e la polizia, tranne le unità di intelligence speciale come la Mukhabarat (la polizia segreta)."

Secondo Shahwani la decisione di dissolvere l'apparato di sicurezza iracheno ha prodotto una situazione di vulnerabilità agli influssi dei terroristi stranieri. Ma ancora più pericoloso è il rischio che gli ex appartenenti alle forze armate e alle forze di sicurezza decidano di collaborare con l'organizzazione terroristica, forse anche per il solo scopo di guadagnare dei soldi o per uno spirito di rivincita contro chi li ha rifiutati. Ora non si capisce come mai - si chiede il generale - con l'aumento di attacchi contro le forze straniere in Iraq, gli americani continuino a rifiutare la proposta di aiuto da parte di ex appartenenti alle forze armate.

Questo è solo uno degli aspetti ai quali le inchieste cercheranno di dare risposta dopo che il dolore dei famigliari e della Nazione avrà lasciato il posto alla ragione. Sarà allora lecito chiedersi se la tragedia poteva essere evitata e in quale modo e a quali livelli sono state prese le decisioni che hanno potuto contribuire al verificarsi della stessa. Si tratta naturalmente di ipotesi per rispondere alle quali occorrerà acquisire informazioni, analizzarle, valutarle. Essere però ancora nel campo delle ipotesi non impedisce di tracciarle. Il primo livello riguarda la collocazione della infrastruttura; il secondo riguarda la decisione di impiegare la MSU solo a Nasiriyah; il terzo va al di fuori delle responsabilità italiane e riguarda proprio la decisione di sciogliere l'esercito iracheno.

Una struttura come quella che ospitava l'unità di manovra dei carabinieri è difficilmente difendibile non solo in caso di attacchi terroristici ma anche in caso di attacchi convenzionali (basti pensare che un semplice colpo di fucile da una finestra di una abitazione vicina può raggiungere le persone nella struttura e procurare danni). Una installazione collocata in un centro abitato è di gran lunga più vulnerabile di quanto lo sarebbe se fosse collocata in campo aperto. In questo ultimo caso si può realizzare attorno al campo una corona circolare destinata a fungere da area di sicurezza, costringere i mezzi che entrano e escono dalla installazione a seguire un percorso che ne rallenti la velocità e porre infine almeno due sentinelle armate di lanciarazzi pronte a intervenire nel caso in cui un mezzo tenti di forzare le misure di sicurezza. La decisione dei Carabinieri è stata quella di stare vicino alla gente del luogo, così come è abitudine in Patria, e quindi di collocare la propria struttura in città. Senz'altro saranno stati valutati i rischi che questa decisione comportava. La correttezza di questa valutazione dovrà essere probabilmente esaminata.

Un secondo aspetto riguarda l'area di impiego dei carabinieri. Da quanto è emerso prima della partenza della missione sembra che da parte degli Americani il loro impiego sia stato richiesto a Baghdad alle dipendenze del comando centrale. Questo non è avvenuto. Ora, l'attività di intelligence che svolgono i carabinieri in area di Nasiriyah sarà verosimilmente indirizzata anche verso gli ex militari dell'esercito di Saddam, quelli che periodicamente sono riuniti dalle forze italiane per percepire il salario (una specie di sussidio di disoccupazione). Come si è detto in precedenza, la struttura militare irachena aveva buone fonti di informazione. Probabilmente i collegamenti sono ancora attivi.

Quindi i militari di Nasiriyah sono ancora in grado di fornire informazioni alla intelligence italiana. Ma questo non era sufficiente perché - è palese - l'attentato è stato preparato fuori della regione. Se invece, così come era stato richiesto dagli americani, i carabinieri fossero stati impiegati in posizione centrale a Baghdad, avrebbero potuto svolgere la loro attività di intelligence su un'area non limitata a quella di Nasiriyah ma comprendente tutto l'Iraq. Verosimilmente le probabilità di acquisire una informazione relativa a un attentato contro la base italiana sarebbero state maggiori.

La decisione di sciogliere l'esercito iracheno - com'è drammaticamente evidente - ha contribuito e contribuisce alla destabilizzazione del territorio in quanto non consente di avvalersi della rete informativa che sarebbe stata fondamentale per prevenire attacchi di questo tipo. Non solo, probabilmente si sarebbe potuto anche evitare di sopportare gli attacchi contro le forze multinazionali che hanno raggiunto la cifra di una trentina al giorno (i media riportano ormai solo quelli che causano vittime). Dunque, tre livelli da esaminare: tattico, politico italiano, politico americano. Se l'analisi delle decisioni prese a questi livelli sarà fatta con scrupolosa competenza (non c'è motivo per dubitare il contrario) si riuscirà a sapere se la strage si poteva evitare e se oggi potremmo ancora avere con noi i Caduti di Nasiriyah.

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