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| Anno 2003 | |
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Gli attacchi terroristici portati a Istambul sembra abbiano un filo conduttore che li lega a quelli precedenti portati a Riyadh e Nasiriyah e l'opinione pubblica si è fatta la convinzione che appartengano tutti alla controffensiva che Al Qaeda ha deciso di lanciare a seguito della invasione dell'Iraq da parte delle forze multinazionali. Per farne una valutazione complessiva, sono tre gli aspetti sui quali vale la pena di soffermarsi: quello militare, quello politico e quello tecnico.
Dal punto di vista militare il successo è insito in ogni azione che comporti lo sfruttamento dell'elemento sorpresa. L'azione terrorista ha dalla parte sua il vantaggio che non si sa quando né dove verrà portata. Si possono adottare tutte le misure di sicurezza che si vuole ma queste devono pur sempre tenere in conto il fatto che una società civile, in situazione di guerra non dichiarata e con nemico non individuabile come quello convenzionale, è assolutamente indifesa. L'altro elemento notevole degli attacchi è il volume di fuoco che sono stati capaci di esprimere. Una cosa è un attacco portato con armi leggere, un'altra cosa la deflagrazione di decine di chili di esplosivo. Il primo è tanto più efficace quanto maggiore è il numero delle persone che attaccano. Per il secondo ne basta una e se è un volontario suicida tanto meglio: non può nemmeno essere catturato. Nelle battaglie di una volta occorrevano tanti combattenti per sparare con tante armi. Oggi gli stessi Stati Uniti hanno dimostrato, proprio nella campagna in Iraq, che i mezzi tecnici consentono di avere la stessa capacità distruttiva - o addirittura di aumentarla - impiegando meno uomini. In pratica i terroristi nella loro guerra non convenzionale si sarebbero adeguati alle nuove tecniche della guerra convenzionale, creando a loro volta una specie di Revolution in Terroristic Affairs. Questa capacità di colpire quando vogliono, dove vogliono ed esprimendo un elevato volume di fuoco, anche in virtù dell'impatto sui presenti sopravvissuti e sulla opinione pubblica che viene a conoscenza dei fatti dai media, dà ai terroristi il vantaggio del successo militare nell'immediato. Ma le guerre non si vincono solo conseguendo successi militari: è il successo politico che conta. La dimostrazione immediata e a portata di cronaca è proprio nella attuale situazione che si è venuta a creare in Iraq, dove gli Stati Uniti, dopo avere conseguito il successo militare, sono in affanno per conseguire quello politico. Facendo ricorso alla storia risorgimentale, la terza Guerra d'indipendenza non fu certo un successo militare per il giovane regno d'Italia, tuttavia l'Austria fu costretta a cedere il Veneto. Quello che sembra si stia creando in virtù dei ripetuti attacchi di Al Qaeda è un fronte di solidarietà tra nazioni occidentali e arabo moderate da una parte e terrorismo dall'altra. La spaccatura tra Occidente e Islam, la Guerra tra civiltà sognata dall'estremismo islamico sembra un obiettivo che si allontana sempre più a ogni attacco. L'Italia e la sua classe dirigente si sono compattate al cospetto dei Caduti di Nasiriyah, la casa regnante Saudita aveva già assunto una posizione moderata e anti terrorista, la Turchia potrebbe rischiare perfino di fare causa comune con i Curdi, anch'essi nel mirino di Al Qaeda. Più il terrorismo continuerà gli attacchi più vedrà allontanarsi il successo politico. Dal punto di vista tecnico, anche per gli attacchi portati a Istambul si può parlare di obiettivi facili, com'era già avvenuto per i due precedenti. Facile quello di Riyadh (un complesso condominiale); facile quello di Nasiriyah (una infrastruttura in mezzo a una città); facili le strade di Istambul. Per quanto riguarda il reclutamento dei cosiddetti martiri, questo sta avvenendo da decenni in tutti i campi profughi che sono dei veri e propri vivai ai quali attingere giovani menti da condizionare alla causa terrorista. Per la reperibilità e il trasporto dell'esplosivo si può pensare che sia a Riyadh sia a Nasiriyah sia arrivato quello disponibile negli ancora non scoperti arsenali iracheni, che alimentano anche la guerriglia quotidiana. A Istambul potrebbe essere invece arrivato dai depositi dei trafficanti che sono sulla riva opposta del Mar Nero. L'ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte ne parlò in modo estremamente chiaro ed efficace in una recente presentazione dal titolo: "Il contributo della NATO alla sicurezza marittima" pubblicata da Pagine di Difesa il 23 agosto 2003. Il fatto che Al Qaeda abbia scelto obiettivi e modalità facili può far pensare che sia una scelta tattica, ma lascia anche lo spazio alla ipotesi che non sia in grado di elaborare azioni complesse per l'efficacia delle misure anti terroristiche adottate fino a ora a livello internazionale. |