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| Anno 2003 | |
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Washington Post ha pubblicato lunedì 8 dicembre un articolo a firma Daniel Williams dal titolo "Italy Was Warned of Iraq Attack" (L'Italia era avvertita dell'attacco in Iraq); il sottotitolo specifica: "Reports of Threats to Nasiriyah Base Were Disregarded" (I rapporti sulle minacce alla base di Nasiriyah sono stati disattesi). I rapporti ai quali si allude sono quelli del Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare (SISMI). Nell'articolo, pubblicato come scritto da Baghdad, il giornalista, corrispondente da Roma per l'autorevole testata americana e marito del presidente della RAI Lucia Annunziata, fornisce una attenta disamina delle occasioni in cui i Servizi avrebbero informato il ministro della Difesa e la catena di comando militare su possibili attacchi alle unità italiane dislocate in Iraq.
Chi avrebbe disatteso i rapporti informativi sarebbe stato il ministro Martino, il quale peraltro - come riportato nell'articolo - aveva a suo tempo affermato: "Il SISMI non ha previsto specifici attacchi; ha prodotto informazioni che sono state passate alla catena di comando ma questo non significa che l'intelligence abbia previsto che ci sarebbero stati degli attacchi". L'articolo di Daniel Williams è piombato come un'onda sunami sulla politica interna italiana e ha generato reazioni corpose sia da parte della stampa sia da parte della opposizione che ha chiesto anche le dimissioni del ministro. Nella posizione dell'uomo della strada si fa fatica a capire come mai, dopo gli avvertimenti del SISMI che - a detta del giornalista - sembravano così precisi, i Carabinieri non abbiano fatto niente per evitare la strage. Si fa fatica anche a capire come mai un quotidiano americano si debba inserire nelle questioni di politica interna italiana. L'intelligence è una attività di acquisizione informazioni che si esplica a livello tattico, da parte delle unità schierate sul terreno, e a livello strategico, usufruendo della rete informativa internazionale coordinata dal SISMI, che impropriamente viene chiamato servizio segreto. Impropriamente perché in una nazione democratica moderna non c'è niente di segreto in quanto tutte le attività degli organi istituzionali sono svolte in nome del popolo sovrano. Sarebbe appropriato il termine servizio segreto in regimi totalitari, ma si spera che questi - almeno per quanto riguarda l'Europa - siano stati lasciati definitivamente in eredità al ventesimo secolo. La catena informativa ha inizio con una notizia acquisita da qualunque fonte possibile (oggi grande importanza viene data anche alle fonti aperte: carta stampata, radio, televisione, Internet) e riportata come Sitrep (Situation Report) all'organo sovraordinato che ne fa l'analisi, correla tra di loro varie fonti, correla le notizie e produce un documento detto Intsum (Intelligence Summary). Questo viene diramato sia al livello superiore sia a quelli sotto ordinati. Il massimo livello di intelligence militare è il SISMI, al quale fanno capo tutte le fonti internazionali e tutti i livelli della catena di comando. Questo produce un documento detto Rapporto Informativo che può avere una periodicità o anche essere aperiodico e compilato sulla base delle esigenze o delle informazioni ricevute e quindi della necessità di mantenere aggiornati i livelli ordinativi. Il documento, che comprende l'analisi del rischio (o della minaccia, a seconda del livello di pericolosità di ciò che si tratta), costituisce base per ulteriori ricerche fatte a tutti i livelli e per la valutazione della capacità di rispondere alla minaccia. Il documento delinea delle ipotesi di minaccia o di rischio ed è quindi ragionevole concluderlo usando il modo condizionale, non l'indicativo. In pratica, sulla base della situazione, delle informazioni acquisite e dell'analisi di queste, si delineano delle probabili intenzioni ostili dell'avversario (o supposto tale) e le relative linee d'azione. Trattandosi di ipotesi quindi tutto e possibile e allo stesso tempo è altrettanto possibile che non accada nulla di quanto ipotizzato. Una cosa però è certa: continuare a operare e mantenere un livello di sicurezza massimo è impossibile. Quindi ciò che è scritto nei rapporti informativi va costantemente confrontato con le proprie linee d'azione che indicano la via per assolvere il compito nel migliore dei modi e con il minor dispendio di energie possibile. Le linee d'azione fanno riferimento a una Policy (è meglio usare il termine inglese in questo caso). E' credibile a questo punto che la valutazione fatta dai vertici militari per quanto riguardava la collocazione e le misure di sicurezza della installazione collocata in Nasiriyah fosse tale per cui le minacce supposte non erano ancora tali da cambiare la Policy, che era quella di stare in mezzo alla gente. Del resto, le notizie lette sulla stampa prima dell'attentato descrivevano una situazione di ottimi rapporti tra militari italiani e popolazione locale. Tutto lasciava pensare che la minaccia non provenisse dalla città di Nasiriyah. Se d'altra parte il comando MSU fosse stato ridislocato in un'area non abitata e si fossero realizzate tutte le misure protettive possibili (muro di recinzione anti sfondamento, corona circolare di terra di nessuno, secondo muro di protezione, ingresso a zig-zag, dossi…) la base sarebbe stata protetta contro attacchi portati da automezzi e guidati da piloti suicidi. Non sarebbe stata protetta da attacchi portati con razzi d'artiglieria e mortai. La sostanza dei fatti è che l'azione terrorista ha dalla parte sua il fattore sorpresa perché non si sa né come, né dove, né quando avverrà l'attacco. Chiunque voglia assolvere un compito non restando chiuso in un bunker è esposto a un attacco. Per quanto riguarda l'improvviso inserimento del Washington Post nella politica interna italiana, chi volesse fare un po' di dietrologia potrebbe osservare che il dibattito politico sulla questione delle forze italiane all'estero è stato congelato dalla partecipazione popolare alla tragedia nei giorni dal 12 al 18 novembre. E' anche ipotizzabile che chi volesse riprendere il dibattito, e quindi attaccare la maggioranza di governo, usando parole diverse da quelle di pietà pronunciate in quei giorni avrebbe rischiato di perdere voti. In sostanza potrebbe essere che nessuno in Parlamento avesse la voglia di rischiare impopolarità facendo la prima mossa. La soluzione a questo punto poteva venire solo dall'estero, così come è stato già fatto in altre occasioni usufruendo degli schieramenti politici trasversali europei e facendo ricorso a testate non italiane. Dall'estero apparentemente, in quanto in effetti l'articolo si potrebbe vedere come una ben orchestrata triangolazione Roma-Washington-Roma. Ma queste - come già detto - sono solo ipotesi che potrebbe fare chi ha il malvezzo della dietrologia. |