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| Anno 2003 | |
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Non si può dire che sia una fine d'anno favorevole al presidente pakistano Pervez Musharraf quella che sta trascorrendo. Dopo avere subito un attentato senza conseguenze il 14 dicembre, il giorno 25 è scampato a Rawalpindi a un altro attentato che questa volta ha causato una dozzina di morti e 18 feriti. L'attacco, portato con metodi tipici di Al Qaeda, ha provocato la morte dei due attentatori alla guida di due autovetture che sono esplose al passaggio del corteo presidenziale che rientrava da una conferenza tenuta presso il ministero dell'Educazione superiore nel quartier generale della Organizzazione della Conferenza Islamica.
Nonostante le fonti ufficiali pakistane affermino che non è possibile attribuire la paternità dell'attentato, molti analisti concordano nell'identificare in Al Qaeda l'origine. Motivo: la politica filo occidentale del Presidente con aperture sia verso gli Stati Uniti sia verso l'India (nemico storico nella disputa della regione del Kashmir) e una politica aggressiva nei confronti della Jihad interna. Le analisi concordano in genere anche nell'affermare che una parte di quadri intermedi dei servizi segreti e dei militari avrebbe una certa simpatia verso i movimenti islamici dissidenti, incluso Al Qaeda. La deviazione interna dei servizi avrebbe portato ad acquisire informazioni relative agli spostamenti del Presidente e quindi avrebbe reso facili i tentativi di assassinio. L'attentato è il quarto da quando Musharraf è al potere. I due precedenti gli furono portati nella città di Karachi. Se da una parte il Presidente non può fare altro che felicitarsi con la propria buona sorte, dall'altra ha dovuto fare ricorso di recente a tutta la propria abilità di stampo orientale quando Muammar Gheddaffi con una mossa a sorpresa ha dichiarato che intende abbandonare i progetti di costruzione di armi nucleari, biologiche e chimiche. Senza porre tempo in mezzo il Pakistan ha reso nota una dichiarazione nella quale viene affermata la possibilità che alcuni scienziati possano avere ceduto tecnologia nucleare ad altre nazioni; nella fattispecie, Corea del Nord, Iran e Libia. Secondo il comunicato il Pakistan non avrebbe fornito tecnologia nel quadro di una politica di Stato, ma sarebbe stata iniziativa di alcuni scienziati. Due di questi, che fanno servizio presso il laboratorio di ricerca sulle armi nucleari di Khan, sarebbero stati interrogati e uno, l'ex direttore generale dei laboratori Mohammad Faruq, sarebbe in stato di restrizione della libertà personale. Iran e Libia hanno di recente deciso di collaborare con la IAEA (International Atomic Energy Agency) accettando la firma del protocollo aggiuntivo al Trattato di non proliferazione nucleare. La decisione comprende la possibilità di ispezioni con un preavviso anche solo di due ore e la piena adesione alle richieste degli ispettori. Per quanto riguarda l'Iran è possibile che, dato l'alto livello tecnologico raggiunto, possa essere tenuta nascosta l'origine delle prime informazioni che risalgono al Pakistan. Il livello raggiunto nel nucleare dalla Libia non lo consente. Di fronte alla possibilità che la verità fosse scoperta - anzi, forse dichiarata apertamente dai libici - la mossa del Pakistan non poteva essere altro che quella di giocare d'anticipo. Naturalmente occorreva presentarla come iniziativa di un individuo e non dello Stato. La storia dello scienziato pazzo che decide di cedere tecnologia nucleare a due Nazioni non sta in piedi. In primo luogo perché è complessa e ci sarebbe stato bisogno della collaborazione di un certo numero di altre persone. In secondo luogo perché è difficile credere che il livello di sicurezza dei laboratori pakistani possa essere così basso da consentire la fuoriuscita di segreti di Stato. A questo punto l'attenzione degli analisti militari non può fare altro che rivolgersi al terzo Paese che ha avuto relazioni e scambi militari con il Pakistan: la Corea del Nord. Questa di certo ha ceduto tecnologia missilistica ed è difficile pensare che la cessione sia avvenuta solo in cambio di denaro. Più facile pensare che sia stato uno scambio di tecnologie. La storia dello scienziato traditore non dovrebbe avere conseguenze nei rapporti con gli Stati Uniti. Questi hanno troppo interesse a mantenere l'alleato Musharraf al potere, in particolare ora che è stretto in una morsa tra le menzogne di Stato e gli attentati terroristici. Per quanto riguarda il traditore, occorrerà fare in modo che risulti colpevole senza aprire bocca, altrimenti potrebbe svelare una verità scomoda per tutti: per il Pakistan che ha detto la bugia e per gli Stati Uniti che fanno finta di crederci. Ma la storia degli eventi segreti insegna che una persona può scomparire per ricomparire sotto falso nome in un altro angolo della terra; questo potrebbe essere il caso dell'ex direttore generale dei laboratori di ricerca nucleare. Per fare tacere la Corea del Nord sulla origine della propria tecnologia nucleare e fargliela definitivamente abbandonare occorrerà forse sborsare denaro e fare concessioni politiche. |