Anno 2003

Cerca in PdD


Cina, la conquista dello scacchiere asiatico

Carlo Biffani, 25 ottobre 2003

Il predominio degli Stati Uniti in Asia, pressoché incontrastato per oltre 50 anni, potrebbe essere lentamente ma inesorabilmente eroso dall'attenzione crescente che i Paesi dell'area prestano alla potenza cinese.

Il successo economico, la posizione commerciale e una diplomazia non più ostile hanno reso la Cina un Paese non più da temere ma da osservare e spesso adulare. Lo sa bene il Presidente americano George Bush, impegnato a valutare i sondaggi d'opinione della percezione americana in quell'area del mondo.

La percezione benevola della Cina sarebbe da attribuire alla politica estera americana troppo concentrata sulla lotta al terrorismo e troppo poco attenta alle esigenze di quei Paesi. Il recente appello a Pechino perché rivaluti al più presto la moneta nazionale sarebbe visto come l'ennesimo "proclama imperialista" degli USA.

Arrivando a Bangkok per il summit economico asiatico, Bush ha ribadito l'importanza di mantenere alta la guardia contro il terrorismo, affermando però che avrebbe spinto i cinesi a rivedere la loro politica di cambio. Il Presidente cinese, Hu Jintao, è giunto nella stessa città un giorno prima, ancora gongolante per il successo della prima missione spaziale cinese. A entrambi gli esponenti politici è stata concessa una visita di Stato di un giorno in Thailandia, a margine del forum APEC.

La Cina continua a crescere e ad affermarsi a tassi di crescita impressionanti. Rispetto al passato però i Paesi dell'area vedono questa crescita come un'opportunità da non perdere e non come una minaccia alla loro sopravvivenza. Gli Stati Uniti rimangono il principale partner commerciale dell'area ma l'interscambio tra Cina e resto dell'Asia sta crescendo a ritmi vertiginosi. Pechino, in tal senso, sta offrendo bonus di rilievo ai suoi nuovi partner: opportunità di investimento e una diplomazia non ostile. Di questo nuovo corso stanno beneficiando soprattutto due alleati storici degli USA: il Giappone e la Corea del Sud.

Lo scorso anno per la prima volta le importazioni giapponesi dalla Cina hanno superato quelle dagli Stati Uniti. Al contempo l'export di Tokyo verso la Cina è cresciuto del 39,3%. La Cina è oggi il principale partner commerciale della Corea del Sud. Sfidando apertamente Washington, il Primo Ministro cinese Wen Jiabao ha invitato tutti i Paesi dell'area a raggiungere il volume record di interscambio con la Cina di 100 miliardi di dollari entro due anni, raddoppiando l'attuale controvalore degli scambi, pari a 55 miliardi di dollari circa.

In tutto il sud-est asiatico e giù fino all'Australia la Cina può procurarsi con facilità strumenti e risorse di cui necessita per crescere: gas naturale e acciaio dall'Indonesia e dall'Australia; gomma e olio di palma dalla Malaysia. In Australia Hu Jintao vorrebbe chiudere un accordo per la partecipazione cinese in una joint venture petrolifera: la North West Shelf.

La Cina ha cominciato il suo "corteggiamento" verso i Paesi dell'area circa diciotto mesi fa quando propose un accordo di libero scambio con l'Asean da realizzarsi entro il 2015. Gli Stati Uniti hanno risposto alla mossa qualche mese fa, offrendo accordi bilaterali di libero scambio a tutti i Paesi del sud-est asiatico membri della WTO.

Sul fronte diplomatico, in ogni caso, Cina e Stati Uniti vivono una fase di rapporti cordiali, quella che il Segretario di Stato Colin Powell ha definito "la migliore fase nei rapporti dal 1972". Per il momento tale rapporto cordiale aiuta i Paesi asiatici ad approfondire i legami con la Cina senza dover scegliere tra Washington e Pechino.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM