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| Anno 2003 | |
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Per limitare le ambiguità, è indispensabile stabilire il significato che sarà conferito ai termini "intelligenza" e "artificiale". Il significato di intelligenza è talmente complesso che è pressoché impossibile esaurirlo con una semplice definizione. Intenderemo - ai nostri fini - l'intelligenza come capacità di interpretare e comprendere (reductio ad unum) le informazioni che percepiamo. La reductio ad unum servirà essenzialmente ad alimentare il processo di elaborazione di strategie per la migliore soluzione dei problemi connessi alla selezione della specie.
Un noto vocabolario della lingua italiana riporta per "artificiale" la definizione: "Ottenuto con accorgimenti o procedimenti tecnici che imitano o sostituiscono l'aspetto, il prodotto o il fenomeno naturale". La definizione non ci soddisfa, perché dovremmo classificare artificiali quasi tutti i prodotti della terra in quanto in qualche misura modificati da accorgimenti o procedimenti tecnici. Poco, o nulla, ormai sfugge alla manipolazione diretta o indiretta dell'uomo. Nel grasso dei pinguini - ad esempio - furono trovate tracce di pesticidi trasportati dalle piogge acide. A tal proposito, Jacques Monod scrive nel meraviglioso libro "Il caso e la necessità": "Tutti noi siamo convinti di saper distinguere immediatamente e senza ambiguità, tra vari oggetti, quelli naturali e quelli artificiali; una roccia, una montagna, un fiume, o una nube sono oggetti naturali; un coltello, un fazzoletto, un'automobile sono oggetti artificiali: artefatti. Ma appena si analizzano tali giudizi, ci si accorge che essi non sono né immediati né del tutto obiettivi". L'aspetto più indicativo che differenzia il naturale dall'artificiale, è che l'artefatto è sempre il prodotto di un essere vivente. Il vivente si autoriproduce senza interventi esterni. L'artefatto è il risultato di intervento di forze esterne. Il vivente si è costruito da sé e dal suo interno. L'artefatto no. Aristotile percepisce che la realtà contiene aspetti finalistici, o meglio potenziali: "…c'è ciò che è soltanto in atto o soltanto in potenza e ciò che è potenza in atto…" (Metafisica XI, 9,1065). A fronte di una concezione atemporale aristotelica, la moderna biologia introduce il principio di finalità: la forma del vivente si evolve dal proprio interno per raggiungere stabiliti fini. Il DNA, che è alla radice di questo meccanismo finalistico, ha forze interne della stessa natura di quelle che organizzano le strutture cristalline. In esso non vi è nulla di magico. Stabilito il significato che nelle ricerche è assegnato ai termini "Intelligenza" e "Artificiale" (AI, acronimo inglese di Artificial Intelligence; IA in italiano), si può comprendere che il fine dell'IA è costruire macchine che emulino aspetti dell'Intelligenza Umana e - al limite - possano esplicare funzioni del pensare. Si fanno rientrare nel dominio dell'IA: la comprensione del linguaggio umano (speech recogniction); la visione artificiale (artificial vision); la traduzione automatica (translation system); i sistemi esperti (expert systems, che emulano gli esperti umani, ad esempio: analisi del sangue, strategie, diagnostica organica e tecnologica, sistemi tattili, sistemi olfattivi, autoapprendimento, riconoscimento di immagini, oggetti, ambienti…); Data Fusion (comprensione di dati e informazioni; ricerche militari privilegiate per comprendere la gran mole di informazioni di intelligence e operative raccolte sul campo di battaglia o a livelli tattici e strategici più elevati per i sistemi di Comando e Controllo cosiddetti C3, C4, C5 nel settore della raccolta, riconoscimento, disseminazione delle informazioni utili ai processi decisionali). Il Data Fusion è il kernel delle ricerche sull'IA. Non è difficile immaginare i benefici di questa tecnologia che consentirà a tutte le strutture organizzative (industriali, commerciali, sanitarie, dei trasporti, finanziarie, bancarie…) di rispondere al quesito che ci poniamo di fronte all'analisi di una gran mole di informazioni: "Quali significati assumono queste informazioni ai fini degli scopi che devo perseguire?" Per l'uomo è pressoché impossibile analizzare, valutare, scegliere, correlare (comprendere, mettere insieme per capire) a volte miliardi di informazioni in tempo reale che spesso oscurano la realtà piuttosto che chiarirla. Ovviamente gli USA, compreso il valore immenso di questa ricerca, investono in essa grandi risorse, materiali e immateriali. Vi sono coinvolti almeno cinque premi Nobel. I sistemi di comando e controllo utilizzati nella guerra in Iraq inducono a ipotizzare l'impiego di prototipi. Non si spiegherebbe altrimenti la capacità decisionale accentrata nel Central Command, ove pervengono informazioni da un numero enorme di fonti (satellitari, aeree, terrestri, elettroniche, umane…). Nemmeno l'impiego di migliaia di analisti sarebbe bastato ad analizzare, valutare, correlare, selezionare, processare, diffondere in tempo reale una massa di dati non di certo a misura d'uomo. Se l'Europa comprendesse il valore di questa sola ricerca, concentrerebbe su di essa risorse e - soprattutto - volontà, almeno per non rimanere al buio. E' bene chiarire subito che le ricerche sull'IA hanno dato fino ad ora frutti nettamente inferiori a quelli sperati (buoni risultati si sono avuti nei settori dello speech recognition, della artificial vision, pattern recognition e taluni aspetti della robotica (la robotica è la sintesi dell'applicazione delle ricerche sull'IA). Questa affascinante scienza-tecnologia è presente - manco a dirlo - già in Omero, nel XIII canto dell'Iliade. Teti va da Efèsto e chiede la costruzione di un nuovo scudo per Achille. Efèsto, fabbro divino, come in un film di James Bond impiega strumenti sofisticati. In due diversi passi Omero parla di carrelli automatici, costruiti da Efèsto, e di ragazze d'oro (fatte d'oro e non nel senso di brave e belle) che lo aiutano nei suoi lavori: "…con lui pur movevano ancelle / scolpite nell'oro che in tutto sembravano vive fanciulle, / perché senno entro i petti racchiudono, e forza e favella,/…". |