Anno 2003

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Il monito di Israele al Governo di Damasco

Alfonso Magro, 11 ottobre 2003

Nella notte tra il 4 ed il 5 ottobre 2003, alle ore 03.30, Israele ha fatto scattare la rappresaglia all'attentato di Haifa in cui sono rimaste uccise 19 persone, lanciando i suoi cacciabombardieri in territorio siriano, con l'obiettivo di colpire il campo palestinese di Ein al Saheb, ritenuto una base addestrativa di Hamas e della Jihad islamica; l'incursione, anche se concepita con connotazione specificatamente offensiva, non ha causato vittime, ma ha soltanto ferito un civile di sorveglianza all'installazione e provocato danni materiali alle strutture.

E' il primo attacco di Israele nel territorio della Siria dal 9 giugno 1982, quando un aereo con la Stella di Davide in missione isolata, inseguito da caccia siriani dopo uno scontro sulla Valle della Bekaa, sganciò una bomba sulla periferia di Damasco, provocando la morte di 8 persone ed il ferimento di altre 47.

Si tratta di due azioni sostanzialmente simili, in quanto condotte entrambe in violazione della sovranità nazionale della Siria, ma condotte in situazioni diverse: l'episodio del 1982, infatti, avvenne all'inizio dell'operazione "Pace in Galilea", durante la quale le forze siriane ed israeliane si confrontarono nel Libano meridionale, mentre il recente raid aereo si è verificato in un periodo di assenza di tensione armata fra i due Paesi.

Lo Stato ebraico, peraltro, ha più di una volta disposto nel recente passato operazioni militari condotte in violazione dello spazio aereo di altre Nazioni: basti ricordare la missione delle Forze Speciali israeliane ad Entebbe nel giugno 1976, per la liberazione dei passeggeri imbarcati in un aereo dell'Air France dirottato in Uganda da un commando terrorista di "Settembre nero", oppure il bombardamento nel 1985 del quartiere generale di Arafat a Tunisi, dove il leader palestinese si era rifugiato dopo la sua fuga dal Libano.

Tutte queste iniziative, tuttavia, compresa l'operazione "Pace in Galilea" condotta per allontanare la guerriglia dai confini del Paese, sono state poste in essere da Israele per la medesima finalità: combattere l'estremismo palestinese anche fuori del territorio nazionale, al fine di cautelare i propri cittadini dalla minaccia del terrorismo, sempre occulta ma dovunque presente.

La Siria, per contro, dopo aver dichiarato l'attacco israeliano una violazione della sua sovranità nazionale, si è immediatamente appellata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nell'ambito del quale l'episodio ha riscosso una condanna "quasi" unanime; suscita peraltro qualche perplessità il parere espresso dal rappresentante di un Paese europeo in merito all'accaduto: "La lotta contro il terrorismo deve esercitarsi unicamente nel rispetto del diritto internazionale".

Il monito è sicuramente diretto al Governo sionista che ha autorizzato il raid aereo, ma è opportuno anche chiedersi come sia interpretato il rispetto del diritto internazionale da parte della Siria, che da tempo è considerata uno dei Paesi sostenitori del terrorismo islamico; non è certo vietato per uno Stato ospitare nel proprio territorio un campo profughi - come è stata definita da Damasco la base di Ein al Saheb - ma, se risponde a verità che l'insediamento sia un "santuario" palestinese, ipotesi suggerita peraltro dalla sua ubicazione a ridosso del confine con il Libano, il mancato controllo dei gruppi eversivi, che partono dalla Siria per andare a seminare il terrore in Israele, appare un'interpretazione poco aderente al rispetto del diritto internazionale.

L'incursione aerea del 5 ottobre non ha avuto l'effetto di una vera e propria rappresaglia, bensì di un chiaro avvertimento al Governo di Damasco in merito all'appoggio che, di norma, sembra fornire ai terroristi palestinesi; per quanto attiene al pericolo dell'insorgere di un conflitto regionale - come da molti ritenuto possibile - è un'eventualità da considerarsi, invece, solo molto presumibile, in quanto il rischio per i Paesi arabi in caso di ostilità nei territori mediorientali, è costituito in realtà dal confronto diretto con la superiorità militare d'Israele.

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