Anno 2003

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Liberia, una pace difficile e incerta ma possibile

Alfonso Magro, 23 dicembre 2003

Il 7 dicembre in Liberia (mappa), presso il campo di Shieffelin a circa 50 km a sud - est di Monrovia, è iniziato il programma di disarmo dei guerriglieri del Liberians United for Reconciliation and Democracy (LURD), del Movement for Democracy in Liberia (MODEL) e delle milizie fedeli al deposto Presidente Charles Taylor, che dal 1989 alimentano una cruenta guerra civile nel Paese; la smilitarizzazione dei ribelli, valutati in circa 40.000 unità, è uno dei punti più importanti del trattato di pace raggiunto fra le parti in lotta nell'agosto scorso ad Accra nel Ghana.

Gli accordi sul disarmo prevedono per ogni guerrigliero che consegna le armi la corresponsione di 300 dollari in due aliquote, di cui una metà dopo tre settimane di permanenza nel campo e l'altra metà al completamento dei corsi di preparazione per il reinserimento nella vita sociale; le operazioni iniziano, tuttavia, con qualche difficoltà per la pretesa avanzata da alcuni gruppi di ribelli di percepire in un'unica soluzione la somma pattuita: per tale contrasto le attività di smilitarizzazione sono ora sospese per trenta giorni, nell'attesa di un nuovo accordo sul frazionamento dei rimborsi da elargire.

La Liberia è uno Stato indipendente dell'Africa occidentale, costituito "ex novo" nel 1822 per opera dell'American Colonization Society che, con il tacito consenso del governo statunitense, riporta in Africa i primi schiavi americani liberati; dal 1847 è una repubblica di tipo presidenziale e per 130 anni beneficia di una stabilità interna divenuta proverbiale, completamente "atipica" se riferita agli scenari africani postcoloniali.

La classe dirigente è formata dai discendenti dagli schiavi liberati, denominati "afroamericani" o "liberoamericani", che si succedono negli incarichi di governo quasi in forma dinastica, nonostante il 90% della popolazione appartenga a 22 tribù autoctone per la maggior parte di etnia sudanese; con il graduale raggiungimento di un potere civile più autoritario, il regime si costituisce sul partito unico del True Whig Party (TWP) che diventa l'unico mezzo in grado di realizzare un consenso nazionale nell'intero Paese.

Durante il periodo del regime afroamericano l'economia statale registra un cospicuo incremento con l'afflusso d'ingenti capitali dall'estero: il governo incoraggia grandi compagnie straniere, specie statunitensi, sia allo sfruttamento delle proprie risorse minerarie in particolare diamantifere, sia all'incremento della lavorazione del caucciù di cui la Liberia diventa il maggiore produttore africano; esso inoltre elargisce forti agevolazioni fiscali agli armatori di altri Paesi che contribuiscono a fornire alla Nazione la più consistente flotta mercantile del mondo, pur trattandosi di una "flotta-ombra".

La conflittualità in Liberia inizia nel 1979 quando il Paese conosce il suo primo bagno di sangue consumato nella repressione di violente sommosse popolari, causate dalla decisione del Governo di Monrovia di aumentare il prezzo del riso, uno dei più diffusi prodotti agricoli del territorio; essa prosegue l'anno successivo con il colpo di stato militare motivato dalla necessità di porre fine alla corruzione governativa, conclusosi con l'uccisione del Presidente della Repubblica William Tolbert e con l'assunzione dei pieni poteri da parte di Samuel Doe, un sottufficiale dell'Esercito d'ispirazione marxista, non proveniente dal ceppo afroamericano.

La nuova classe dirigente, tuttavia, non riesce ad eliminare né le irregolarità politiche ascritte al precedente regime né i dissidi etnico - sociali emersi nel territorio: nel tentativo di imporre l'ordine a seguito di frequenti sollevazioni popolari, effettua arresti e repressioni, rendendosi anche colpevole della violazione dei diritti umani e perdendo, per tale ragione, il sostegno delle Nazioni estere che avevano investito capitali in Liberia, in particolare quello degli Stati Uniti.

La situazione precipita nel dicembre 1989 con l'inizio della guerra civile tra le forze governative e il Fronte Patriottico Nazionale Liberiano (NPFL) capeggiato da Charles Taylor; la lotta armata si inasprisce con la scissione del NPFL in gruppi minori di ribelli e l'anno successivo Samuel Doe viene destituito e giustiziato, nonostante la presenza nel territorio di un contingente di pace inviato dalla Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale (ECOWAS).

I combattimenti tra le diverse fazioni, che provocano la morte di 150.000 persone e l'esodo di 500.000 profughi, proseguono fino al luglio 1993 quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite invia una missione di 300 caschi blu e stabilisce l'embargo delle armi alla Liberia, a seguito del quale i gruppi armati si accordano per la ricostituzione di un governo democratico formato dai rappresentanti di più partiti.

Nonostante l'accordo raggiunto fra le maggiori fazioni in lotta, la tregua non riesce a resistere per il dissenso di gruppi minori di ribelli che riaccendono i focolai della guerra civile; per altri quattro anni la situazione non migliora a causa del susseguirsi di ulteriori negoziati interrotti da nuove esplosioni di violenza e il Paese continua a rimanere nel caos più completo, in balia delle svariate bande di guerriglieri dedite al saccheggio e al contrabbando.

Una svolta di rilievo avviene quando Jerry Rowlings, Presidente di turno dell'ECOWAS e Capo del Ghana, impone il disarmo delle fazioni in lotta e stabilisce la loro trasformazione in altrettanti partiti politici in vista delle elezioni generali; le consultazioni parlamentari e presidenziali si svolgono nel 1997 sotto il controllo del contingente di pace dell'ECOWAS e si concludono con la vittoria di Charles Taylor già capo del NPFL, consentendo la parziale riassunzione del predominio nel Paese da parte degli afroamericani.

Negli ultimi anni la lotta armata si è relativamente fermata, ma la Liberia è accusata di partecipazione con proprie truppe alla guerra civile nella vicina Sierra Leone; in tale contesto nel 2001 le Nazioni Unite impongono al Paese altre sanzioni, dopo avere accertato che il Governo di Charles Taylor ha contribuito ad alimentare la guerriglia nello Stato confinante con il commercio illegale dei diamanti.

Sulla base degli accordi di Accra dell'agosto scorso, Charles Taylor è rimosso dal ruolo di leader ed è costretto ad espatriare in Nigeria, che gli concede asilo politico e protezione dalle azioni legali del Tribunale per i crimini di guerra della Sierra Leone; contestualmente a Monrovia viene varato un Governo di Transizione di presumibile durata biennale con a capo l'uomo d'affari Gyude Briant.

Nel mese di settembre il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dispone la Missione delle Nazioni Unite in Liberia (UNMIL), con il compito di vigilare sulla debole tregua e di agevolare il processo di pacificazione; la missione, per la quale gli Stati Uniti d'America stanziano 250 milioni di dollari, è composta da 15.000 uomini, un terzo dei quali è attualmente schierato nel territorio e ha già iniziato ad operare a Shieffelin con l'avvio del programma di disarmo dei guerriglieri.

Le iniziative in corso, nonostante l'incertezza che sovente caratterizza l'avvio dei programmi di pacificazione, offrono alla Liberia le condizioni più favorevoli per ripristinare un'effettiva stabilità interna, volta soprattutto a risanare l'economia statale seriamente compromessa dal protrarsi della guerra civile, che ha provocato un indebitamento stimato intorno ai tre miliardi di dollari; gli Stati Uniti, primo dei partner commerciali stranieri, hanno dichiarato che gli investimenti potranno essere ripresi non appena la situazione nel territorio sarà stabilizzata.

Attualmente la minaccia al processo di stabilizzazione è rappresentata da Charles Taylor in quanto, nonostante in esilio, appare ancora in grado di influenzare le vicende interne della Liberia e potenzialmente di provocare la riaccensione degli scontri armati fra le fazioni, che ormai sembrano decise a disarmare i propri guerriglieri.

L'ex Presidente liberiano, accusato di crimini di guerra da più governi compreso quello di Washington, sta diventando un ospite ingombrante anche per la Nigeria, che è l'unica Nazione con vocazione di potenza regionale e che nei mesi scorsi ha ricoperto un ruolo determinante nella stabilizzazione della Liberia dopo gli accordi di Accra.

Al momento appare improbabile un intervento diretto degli Stati Uniti sulla vicenda, il cui verificarsi potrebbe influenzare negativamente il processo di stabilizzazione appena iniziato, ma la Nigeria non potrà opporsi più a lungo alla consegna di Charles Taylor alla giustizia, sia per non compromettere i propri interessi nella regione sia per evitare di rendersi ostile l'amministrazione americana della quale è un importante alleato politico in Africa, oltre ad essere uno dei suoi maggiori fornitori di petrolio.

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