Anno 2003

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Il contributo della NATO alla sicurezza marittima

Ferdinando Sanfelice di Monteforte, 23 agosto 2003

L'operazione Active Endeavour rappresenta l'adempimento dell'impegno assunto dalla NATO a supporto degli Stati Uniti a seguito dell'attacco terroristico del settembre 2001, ed un valido contributo al mantenimento della pace, della stabilità e della sicurezza dei paesi membri dell'Alleanza e di tutta l'area del Mediterraneo. Active Endeavour si compone di quattro aspetti:
- operazione nel Mediterraneo orientale con attività incentrate su presenza dissuasiva, sorveglianza e, se necessario, ispezione di navi sospette in acque internazionali;
- controllo preventivo delle rotte da parte della Forza NATO Contromisure Mine Sud nei principali passaggi obbligati, canali focali di traffico e porti del Mediterraneo;
- scorta a navi che attraversano lo Stretto di Gibilterra;
- rafforzamento del programma del Dialogo Mediterraneo.

La prosperità delle nazioni si basa sul commercio internazionale, che è praticabile soltanto in tempo di pace. Nelle parole dello storico navale americano, Alfred Thayer Mahan, "Coloro che ottengono il maggior profitto dal commercio saranno più propensi a continuarlo e a potenziarlo, e poiché il commercio cresce con la pace e soffre con la guerra, ne segue che la pace è l'interesse maggiore dei paesi che si affacciano sul mare"(1). Oltre l'80% della merce viene trasportata via mare, semplicemente perché: "Il trasporto di grosse quantità e per lunghe distanze è decisamente più facile via mare che via terra"(2). Quindi, il mare, "quel grande mezzo di circolazione creato dalla natura"(3) era chiaramente il settore più vulnerabile per i paesi NATO, e questa vulnerabilità - come comprovato dagli aumenti locali per le assicurazioni - era particolarmente visibile nel Mediterraneo orientale dove l'illegalità aveva raggiunto l'apice. Poiché il ruolo della marina è quello della prevenzione, la NATO è giunta alla conclusione logica di dislocare una forza navale in quella zona.

Prevenire, scoraggiare e dissuadere sono i compiti storici e consolidati della marina. "Una marina, la cui sfera d'azione principale è la Guerra, è - in ultima analisi e dal punto di vista meno fuorviante - un fattore politico di importanza cruciale negli affari internazionali, un fattore che è spesso dissuasivo piuttosto che provocatorio"(4) , secondo Mahan. Ma il fatto che tale potere dissuasivo venga utilizzato contro le entità transnazionali invece che nelle controversie fra nazioni è una novità. Si può dire che l'Occidente affronta "minacce asimmetriche", o che la lotta attuale è contro il terrorismo internazionale e la criminalità, ma resta il fatto che stiamo affrontando una situazione senza precedenti e senza alcun collegamento diretto con le Nazioni, anche se si può intravederne qualcuna dietro le quinte. Il problema è nelle limitazioni della mente umana: "Il vecchio ordine cede al nuovo, ma il processo è caratterizzato dalla consueta lentezza degli uomini nell'accettare gli avvenimenti nel loro pieno significato."(5)

L'operazione Active Endeavour ha introdotto numerose novità e ha consentito alla NATO, nei quasi due anni dell'operazione, di comprendere meglio alcune realtà poco esplorate. Sin dall'inizio è risultato evidente che alcune delle navi monitorate non assicuravano adeguati turni di sorveglianza notturna anticollisione e che altre non ne avevano affatto. Quando una di queste navi non risponde alle chiamate via radio, le navi NATO si pongono su una rotta di collisione, fino al momento in cui ricevono una chiamata, con voce chiaramente affannata, sul canale 16 (che è quello di emergenza). Ma una negligenza del genere, che riguarda circa il 10% delle navi mercantili, è stata soltanto la prima di numerose scoperte. Dopo pochi mesi è diventato palese il fatto che l'immigrazione clandestina dall'Oriente verso l'Europa occidentale era stata fortemente ridotta grazie alla semplice presenza delle navi NATO fuori le acque territoriali dei paesi interessati. Inoltre, i sensori notturni dei pochi aerei da pattugliamento marittimo disponibili (MPA) hanno registrato numerosi trasferimenti di ogni tipo di merce in piccole imbarcazioni. Le navi coinvolte sono state subito aggiunte all'elenco di navi sospette e tenute sotto controllo visivo. Ancor più importante, abbiamo scoperto che alcune navi sospette trafficavano regolarmente tra il Mar Nero ed i porti del Levante, restando la maggior parte del tempo in questi bacini, dove si trova una enorme quantità di armi usate, residui della disciolta Armata Rossa.

Quando la NATO ha iniziato ad avvicinare e ispezionare queste navi è stato subito evidente che esisteva una rete di comunicazione molto efficace fra i vari trafficanti. Alcune navi provenienti dal Mar Nero erano già a conoscenza di questo cambiamento di linea d'azione operativa, subito dopo la sua applicazione. Altre, già note per il loro comportamento irregolare, si sono dedicate al commercio legale, evitando scrupolosamente alcuni porti ben conosciuti. "L'interruzione del commercio provoca uno sconvolgimento dei processi funzionali"(6), e ciò è valido sia per le attività illegali sia per il commercio nemico in caso di guerra.. Quindi possiamo senz'altro dire che questa parte dell'operazione funziona. "La prevenzione del commercio, attraverso l'uso del potere navale" ha dimostrato il proprio valore. "Nessuna forma di guerra causa cosi poca sofferenza umana"(7), ma, anche se comporta poche medaglie per quei marinai che si trovano in prima linea, funziona davvero.

E' evidente che le armi dei terroristi non vengono acquistate con contratti regolari e pagamento dell'IVA e che non sono disponibili nei supermercati. Inoltre, il modo più semplice per sfuggire all'attenzione è quello di trovarsi nel bel mezzo di una folla. I terroristi vengono trasportati verso i paesi occidentali più facilmente confondendosi in un gruppo di 100-200 immigranti illegali piuttosto che singolarmente usando altre procedure. Per completare questa panoramica, il traffico di droga è un mezzo ben noto per raccogliere i fondi destinati agli obiettivi, agli scopi ed alle ambizioni dei guerrafondai. E' stato necessario abbandonare l'approccio burocratico usato all'inizio a favore di un approccio più olistico, senza tuttavia perdere di vista il fattore più importante: il terrorismo.

Ma la NATO sta facendo la cosa giusta? Alcuni anni fa, il professore M. Pugh disse: "Quando vengono impiegate al di fuori della proprie area di competenza, con il consenso degli stati litorali e come parte di una operazione complessa di reazione, le forze marittime possono fornire supporto alle organizzazioni civili di polizia per assicurare la sicurezza internazionale non-militare." (8) Le forze di polizia nelle acque territoriali e lungo le coste dei paesi del Mediterraneo hanno bisogno di supporto da parte di una linea di difesa avanzata, un supporto che solo forze navali usate proprio per questa specifica missione possono dare. Gli sforzi NATO in questo senso non sono senza frutto e non ricadono nell'ambito della "militarizzazione delle questioni di polizia non-militari"(9), assolutamente da evitare, e non solo secondo la mia opinione. Ecco il motivo per cui la NATO sta rafforzando i contatti con le organizzazioni delle forze dell'ordine, perseguendo un approccio multi-istituzionale che permetterà una migliore sinergia fra tutte le parti coinvolte nell'attuale lotta contro l'illegalità ed il terrorismo marittimo.

Per quanto tempo bisognerà proseguire questo sforzo? Non possiamo ignorare che le Nazioni hanno consentito la quasi totale scomparsa delle proprie marine mercantili, sopraffatte dalle bandiere di convenienza, e questo atteggiamento cieco (che la Chiesa definisce "peccato di omissione") continua da oltre 20 anni. Per esempio, un paese come le isole Marshall ha una marina mercantile più grande di quella del Giappone. Per fortuna le imprese private sono più fragili delle nazioni e l'interruzione di una rete commerciale, causata dalla pressione congiunta della "prevenzione del commercio" marittimo (come definito da Sir Julian Corbett) e dalle attività di polizia delle Nazioni, richiede pochi anni. Considerando che le unità NATO hanno cominciato a fare controlli a bordo solo dalla fine dello scorso aprile, possiamo ragionevolmente presumere che fra due o tre anni al massimo potremo raggiungere 'lo scopo finale' della missione. L'influenza crescente della NATO nel Mar Nero, dove si trovano i depositi di armi più importanti, avrà un ruolo importante nel ridurre la durata dei nostri impegni attuali.

Lo Stretto di Gibilterra è una zona molto trafficata e una imbarcazione terroristica riuscirebbe a nascondersi come un ago in un pagliaio. La risposta a tale minaccia è stata la scorta visibile effettuata da fregate, assicurando l'effetto deterrente e un coordinamento globale, unitamente a una combinazione di mezzi aerei e di unità sottili (FPB). E l'esperienza ha confermato la validità di tale approccio. E' da notare anche che durante le operazioni Enduring Freedom ed Active Endeavour, le FPB hanno svolto un ruolo chiave e dimostrato la loro idoneità ad assicurare la sicurezza dei transiti nei passaggi ristretti. Le affermazioni sulla inutilità delle FPB, fatte senza considerare la complessa geografia mondiale, si sono rivelate completamente sbagliate.

Bisogna anche sottolineare un altro aspetto di questo tipo di scorta nello Stretto di Gibilterra. Le navi scortate provengono da quasi tutti i paesi della NATO, a parte qualche unità battente bandiera di convenienza, mentre il materiale trasportato appartiene solo a pochissimi paesi NATO. Considerando il fatto che un attacco contro una nave è considerato un'aggressione de facto contro la nazione di bandiera, la nave di scorta è quindi una misura difensiva a vantaggio di tutta la comunità NATO. Ricorrendo alle parole del Presidente della Camera dei Deputati del Marocco: "Vogliamo dialogare perché la NATO è interessata allo sviluppo così come alla lotta contro la criminalità, il traffico di droga e il terrorismo. Anche il Marocco è interessato a queste problematiche e vogliamo collaborare. Possiamo riunificare il Mediterraneo dandogli una nuova configurazione, basata sulla libertà, la democrazia e la prosperità."(10)

Fino a poco tempo fa, il Dialogo Mediterraneo aveva fatto pochi progressi, anche se in modo costante. Dopo vari seminari di studio e scali di unità NATO in porti delle nazioni del Dialogo Mediterraneo, un anno fa il programma fece un passo avanti con l'imbarco di giovani ufficiali e di sottufficiali a bordo di unità NATO. Una procedura che sarà ripetuta durante l'anno in corso in aggiunta ad incrementate "Passage Exercises" (Esercitazioni di Passaggio o PASSEX in terminologia NATO) e alla partecipazione di membri del Dialogo Mediterraneo in esercitazioni del Partenariato per la Pace. La diplomazia navale è quindi di nuovo al centro dell'attenzione.

Inoltre, la NATO sta elaborando un sistema sperimentale di 'network' per permettere a tutti i paesi del Mediterraneo di scambiare informazioni sul commercio marittimo in modo più efficace. Una volta approvato dall'ente NATO competente e messo in atto, il livello di controllo sulle attività illegali sarà rafforzato. Il risultato sarà di aiuto sia alle forze di polizia sia alla NATO permettendo ad entrambi di agire in modo più decisivo contro questa epidemia. Se l'invito del Presidente del Parlamento del Marocco sarà accolto, il Dialogo Mediterraneo acquisterà la propria dimensione politica e potrebbe anche trasformarsi in un Partenariato mediterraneo.

Tuttavia la NATO ha anche altre sfide da affrontare. Le fregate e le unità di pattugliamento aereo marittimo (MPA) sono quasi le stesse usate dalla NATO dieci anni fa per l'operazione Sharp Guard. Il materiale disponibile è datato ed è insufficiente e il Comando di NAVSOUTH sta cercando disperatamente di mantenere sotto il 75% la percentuale di tempo trascorso in navigazione dalle fregate, mentre per quanto riguarda gli MPA dobbiamo continuare ad utilizzare ciò che ci viene posto a disposizione. La maggior parte delle fregate e degli MPA sono mezzi anti-sommergibile, ma le loro capacità di comunicazione, di comando e controllo e di avvistamento li rende risorse preziose. Questi mezzi sono dei cavalli da tiro. Mentre gli Stati Uniti danno la massima priorità alle navi di maggiore stazza, come nei primi anni del ventesimo secolo, i 15 paesi europei dispongono ancora di un esercito combinato di 990,000 soldati e di aerei da combattimento in numero maggiore che gli Stati Uniti. Ciò determina un supporto finanziario decisamente scarso per le marine europee.

Naturalmente i budget militari sono ristretti, ma questa è una tipica caratteristica del tempo di pace. Mahan disse: "Il pubblico non dovrebbe giungere a false conclusioni, né accusare principalmente - o addirittura esclusivamente - i propri servitori, sia che questi facciano parte delle forze armate o del Congresso. Entrambi risponderanno in modo adeguato a qualsiasi richiesta fatta se vengono forniti loro i mezzi, e gli ufficiali certamente non dovranno rimproverarsi di non aver fatto presente i pericoli, i rischi e le necessità…poiché i rischi risultanti dalla negligenza, se continua, supereranno di gran lunga quelli del passato" (11)

Un migliore equilibrio delle forze fra le tre componenti dello strumento collettivo militare è indispensabile, perché non si sa mai che tipo di operazione bisogna condurre e - considerazione ancor più importante - la battaglia aero-terrestre, una volta ipotizzata nei piani della Germania, è ora un relitto della storia. A parte le rilevanti e pubblicizzate operazioni di spedizione condotte usando un'imponente componente marittima durante l'operazione Desert Storm, la NATO ha acquisito una vasta esperienza in sei anni di efficaci operazioni di Interdizione Marittima e di Stabilizzazione, sempre con risultati che hanno superato le aspettative. Ma tutte queste attività richiedono fregate, elicotteri, MPA e FPB, per scortare le maggiori unità navali durante le operazioni di spedizione o per interdire e stabilizzare.

I paesi occidentali si trovano sul precipizio dell'impotenza, dovuto alla carenza nelle nostre marine dei 'cavalli da fatica'. Le marine quindi "chiedono e meritano l'apprezzamento degli Stati, e dovrebbero essere potenziate in proporzione alle possibilità ragionevoli del futuro politico"(12), come disse Mahan.

La Forza di Risposta NATO (NRF) è la prima iniziativa con cui l'Alleanza reagisce a quest'appello. E la novità più importante è che la composizione dell'NRF è basata sulla missione, non sulla minaccia. L'apprezzabile impegno intrapreso da un Gruppo di Lavoro sotto la leadership di CINCEASTLANT / COMNAVNORTH avrà un notevole impatto sulla pianificazione delle future forze marittime.

La seconda iniziativa (il Centro di Addestramento per le Operazioni Marittime di Interdizione, da istituire ad Atene) è il miglior riconoscimento possibile dell'importanza di questo tipo di operazioni stabilizzanti, a parte la guerra 'di spedizione'. Dopo dieci anni di interdizione marittima che hanno coperto l'intera gamma di operazioni, dall'embargo al controllo del commercio, la NATO sta fornendo il necessario supporto concettuale e dottrinale per questo tipo di operazione.

Il futuro delle forze marittime NATO appare promettente.

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Note:
(1) A.T. MAHAN - The Problem of Asia; Little, Brown and co. 1900; pag. 41-42
(2) Ibidem pag. 125
(3) A.T. MAHAN - Naval Strategy - Sampson, Low , Marston and co. 1911 - pag. 139
(4) A.T. MAHAN - The interest of America in Sea Power - Little, Brown and co. 1897 - pag. 171-172
(5) A.T. MAHAN - Sea Power in its relations to the war of 1812 - Ch. Scribner 1903 - pag. 44-45
(6) A.T. MAHAN - Problem of Asia - pag. 54
(7) J.S. CORBETT - Some Principles of Maritime Strategy - Brassey Def. Publ. 1988 - pag. 95
(8) M. PUGH - Maritime Security and Peacekeeping - It. Trans. Ed. Forum 2000 - pag.156
(9) Ibidem pag. 294
(10) Hon. Abdelwahad Radi. Dichiarazione fatta ad AFSOUTH nel corso della visita del Meiterranean Special Group dell'Assemblea Parlamentare della NATO, nel giugno 2003
(11) A.T. MAHAN - Lessons of the War with Spain - Little, Brown and co. 1899 - pag. 20-21
(12) A.T. MAHAN - The interest of America in Sea Power - Little, Brown and co. 1897 - pag. 172

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