Anno 2003

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Gli USA riconfigurano la forza di occupazione in Iraq

Pagine di Difesa, 8 novembre 2003

Fonti ufficiali del Pentagono hanno annunciato che entro il mese di maggio 2004 la forza schierata in Iraq subirà una diminuzione pari a circa 25.000 unità passando dalle attuali 130.000 a 105.000. La riduzione sarà graduale e si realizzerà nell'ambito della rotazione dei reparti. Si tratterà di una vera e propria ristrutturazione che non riguarderà solo il numero ma anche la tipologia delle forze.

In primo luogo si prevede una maggiore incidenza percentuale dei reparti della riserva e della Guardia Nazionale che dall'attuale 21% passerà al 37% della forza. Saranno inoltre impiegati un gran numero di reparti di Marines che andranno a sostituire reparti di fanteria. Anche la tipologia delle forze subirà una significativa variazione con la drastica riduzione di carri armati e veicoli da combattimento corazzati Bradley che lasceranno il campo ai veicoli più leggeri e manovrabili Hummer e Stryker.

Il prossimo avvicendamento coinvolgerà circa 85.000 militari per i quali si prevede un periodo di impiego che sarà anche di un anno intero; pure le truppe schierate in Afghanistan subiranno un allungamento della permanenza in area di operazioni. Il Pentagono definisce quello che sta per essere realizzato "…il più grande movimento di truppe in un periodo così breve dai tempi della seconda Guerra mondiale".

Secondo quanto è stato annunciato, saranno coinvolti: un contingente della 1^ divisione Marines di Camp Pendleton, California; elementi della 1^ divisione di fanteria di stanza in Germania; la 1^ divisione di cavalleria di Fort Hood, Texas; la 2^ divisione di fanteria da Fort Lewis, Stato di Washington.

L'annuncio ha generato alcune critiche in ambito politico sia per quanto riguarda i tempi di avvicendamento (un anno viene ritenuto eccessivo rispetto agli originari sei mesi) sia per quanto riguarda l'entità numerica delle forze (qualcuno ritiene che sarebbe necessaria un'altra divisione, pari a circa 20.000 uomini). Ma il Segretario alla Difesa Rumsfeld afferma che, mentre il numero del personale in Iraq diminuirà, l'efficienza operativa avrà un incremento anche grazie al ripiegamento di alcuni reparti logistici (trasporti e genio pontieri).

La sostanziale modifica nella struttura della forza sarà comunque quella che vedrà il ritiro di carri pesanti da combattimento e cingolati Bradley (nelle due versioni M2-IFV e M3-CFV rispettivamente per la fanteria e per la cavalleria) che lasceranno il campo ai più maneggevoli Hummer (HMMWV, High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle), che nella versione blindata sono ritenuti più idonei alle attuali necessità d'impiego; a questi si affiancheranno gli Stryker, veicoli ruotati di recente progettazione destinati alle brigate leggere.

L'annuncio del Pentagono arriva quasi in contemporanea alla decisione del Governo turco di rinunciare all'invio di 10.000 uomini nell'area del cosiddetto Triangolo Sunnita, che comprende le città di Tikrit, Samarra, Baqubah e Balaad. La decisione turca, ritenuta opportuna per il parere contrario espresso dal Consiglio Provvisorio iracheno, è in linea con quella di altri Stati che pure si erano impegnati a inviare reparti: India e Pakistan hanno rinunciato, almeno per il momento; la Corea del Sud ritiene che l'attuale periodo di tensione con il Nord consigli di trattenere i reparti in patria. Il Giappone ha promesso l'invio di truppe non combattenti ma non le ha ancora ridislocate.

I soldati non americani schierati in Iraq raggiungono attualmente il numero di 24.000; di questi circa la metà è costituita da truppe inglesi, mentre alcune nazioni hanno inviato rappresentanze che si possono definire simboliche e che generano più problemi organizzativi, logistici e di comando e controllo di quanti ne risolvano. L'Italia contribuisce con un contingente di quasi 3.000 militari nell'area di Nasiriyah ed è basato sulla brigata Sassari che ha dato il cambio l'8 ottobre alla brigata Garibaldi.

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