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| Anno 2003 | |
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Ventotto militari giapponesi sono sono già in Teatro come advanced party della missione in Iraq, approvata dal Governo il 9 dicembre, che comprenderà circa 1.000 unità e raggiungerà il pieno organico nel primo trimestre del 2004. Il rappresentante politico della missione è il vice ministro degli Esteri Ichiro Aisawa.
Sotto il comando del colonnello Tadashi Miyagawa, al quale è stata affidata la guida della missione, una prima aliquota di ventitré unità si è ridislocata in Kuwait (15) e in Qatar (8) il 26 dicembre. Una seconda aliquota di cinque è in Kuwait dal 29 dicembre. L'advanced party comprenderà 40 unità che prepareranno il primo consistente schieramento di 500 persone che avrà inizio dalla metà di gennaio 2004 e in febbraio e marzo muoverà verso la città irachena di Samawah, nella provincia di Muthanna, una ottantina di chilometri nord ovest di Nasiriyah. I militari giapponesi - come specificato dal primo ministro Junichiro Koizumi - non avranno compiti di combattimento e sono autorizzati a usare la forza solo per autodifesa. I compiti riguarderanno la riparazione di infrastrutture danneggiate dalla guerra e l'assistenza medica. A proposito dei rischi connessi con la missione, il primo ministro ha affermato che l'area di schieramento è relativamente sicura e che: "L'intervento contribuirà alla stabilità in Iraq e a rafforzare l'alleanza con gli Stati Uniti". Il ministro della Difesa Shigeru Ishiba ha sottolineato che l'evento segna l'inizio di una nuova era per il Giappone la cui Costituzione rinuncia esplicitamente alla guerra. I sondaggi condotti tra la popolazione giapponese indicano che c'è una certa preoccupazione per la possibile ripresa del terrorismo in Patria. L'opposizione parlamentare parla di violazione alla Costituzione. Il Giappone schiererà forze terrestri, navali e aeree. Il contingente dell'aeronautica, al quale appartengono i primi militari e che sarà schierato nella base di Ali Al Salem a 80 chilometri nord ovest di Kuwai City, sarà completato a metà gennaio, composto da circa 300 persone e avrà come compito quello di trasportare medicinali e viveri dal Kuwait all'Iraq. I militari dell'Esercito saranno oltre 500. La Difesa giapponese ha pianificato lo schieramento di veicoli corazzati, sei navi e otto aerei, inclusi tre C-130, per supportare le unità terrestri. Il Giappone ha anche fatto l'offerta più consistente dopo gli Stati Uniti per la ricostruzione: donazioni per 1,5 miliardi di dollari nel 2004 e prestiti per 3,5 miliardi di dollari tra il 2005 e il 2007. Il primo ministro Junichiro Koizumi, al termine di un colloquio avuto il 29 dicembre con l'inviato americano James Baker, ha affermato che è disposto a cancellare gran parte del credito di 4,1 miliardi di dollari (quasi 8 miliardi con gli interessi) che vanta dall'Iraq. La decisione finale sarà presa durante l'incontro con gli altri Paesi del Club di Parigi che avverrà il prossimo anno. La missione di Baker, che dopo Tokio si è recato a Pechino, ha fatto seguito alle analoghe missioni svolte in Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Russia che avevano lo scopo di ridurre - se non cancellare del tutto - il debito estero dell'Iraq per consentirne la ricostruzione. Il Giappone ha dimostrato una certa riluttanza, anche in virtù del fatto che ha già promesso cinque miliardi di dollari in quattro anni a partire dal 2004. Secondo il Center for Strategic and International Studies di Washington l'Iraq deve anche 125 miliardi di dollari come riparazione dei danni della guerra del Golfo del 1991. |