Anno 2003

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Aljia Izetbegovic lascia una Bosnia dal futuro incerto

Andrea Santarossa, 29 ottobre 2003

Domenica 19 ottobre a Sarajevo è morto Aljia Izetbegovic già presidente della Bosnia Erzegovina; aveva abbandonato la politica attiva nel 2000, anche se aveva mantenuto la presidenza del partito dell'Azione Democratica. Musulmano nazionalista, è stato una figura chiave per comprendere gli eventi verificatesi nel territorio di quella parte di ex Jugoslavia. Nel piovoso e freddo pomeriggio del 22 ottobre scorso si sono svolte le solenni esequie di Stato. Alla cerimonia hanno partecipato circa 150.000 persone e numerose delegazioni straniere anche se non di livello elevato. Significative le presenze di Arabia Saudita, Francia, Iran, Libia, Turchia.

Izetbegovic veniva e viene considerato il Padre della Patria bosniaca, soprattutto dai bosniaci musulmani (e sono la maggior parte), per aver dichiarato e difeso l'indipendenza, per aver deciso di rimanere e resistere a Sarajevo durante i tragici anni dell'assedio. Il nome di Alija Izetbegovic si trovava comunque sulla lista delle persone sospettate di crimini di guerra da parte del Tribunale dell'Aja. Il presidente Izetbegovic era nato l' 8 agosto del 1925 a Bosanski Samac nel sud della Bosnia; laureato in giurisprudenza a Sarajevo nel 1956 (non giovanissimo a causa degli anni di prigione titina negli anni quaranta), è l'ultimo protagonista degli accordi di Dayton a lasciare la scena. Infatti il presidente croato Tudjman è morto nel 1999 e il serbo Milosevic è ristretto all'Aja.

Izetbegovic aveva definito gli anni della presidenza bosniaca i suoi "dieci anni più difficili". Interessante quanto a suo tempo dichiarato da Momcilo Krasisnik, che è stato il primo rappresentante serbo nella presidenza tripartita della Bosnia dopo Dayton. Krasisnik, arrestato nel 2000 per essere stato collaboratore di Radovan Karadzic durante la guerra, è incriminato per genocidio, crimini contro l'umanità e violazione delle leggi e costumi di guerra. Dopo il ritiro nel 2000 di Izetbegovic dalla politica, si era detto dispiaciuto del suo ritiro perchè lo considerava un "nemico essenziale", rivelando così le tragiche affinità di nemici che si erano "scannati" ferocemente per anni.

Dedo, il nonno (era chiamato affettuosamente così dalla sua gente, Izetbegovic), era rimasto con il popolo in una Sarajevo bombardata giorno e notte per quasi quattro anni dai serbi senza acqua, senza elettricità, senza cibo; lì dove a causa dei colpi dei cecchini hanno trovato la morte militari italiani e anche un giovane pacifista volontario di Brescia: Moreno Locatelli. Molti si chiedono se quella terribile guerra fosse davvero inevitabile e se l'Europa sia senza macchie e senza colpe.

L'ex presidente è stato tumulato nel cimitero cittadino di Kovaci. Il feretro, ricoperto dalla bandiera bosniaca, scortato da generali e preceduto da un picchetto di militari in uniforme da combattimento, è passato lentamente tra due ali di folla commossa e che a voce alta implorava la misericordia di Allah su di lui. Alija Izetbegovic lascia un Paese dal futuro incerto ma sorretto dalla comunità internazionale e dalla NATO, presente con le sue Forze; un Paese tuttora etnicamente separato, con enormi difficoltà economiche e con un florilegio di nuove moschee.

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