Anno 2003

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Il tragico binomio tra mine e Terzo Mondo

Gianni Turriziani, 9 settembre 2003

Uno dei maggiori problemi per i paesi usciti da una guerra è costituito dalla presenza sul territorio di una quantità di munizioni inesplose e in particolare di mine. Una volta tornata la pace, ciò che costituiva un'arma per i contendenti si trasforma in uno strumento di morte per la popolazione civile. Le mine costituiscono senza dubbio un pericolo soprattutto per donne e bambini che vivono nelle aree rurali interessate dai combattimenti. Secondo le statistiche fornite dalle Nazioni Unite, circa 100 milioni di ordigni esplosivi sono disseminati in oltre 60 paesi nel mondo.

Uno degli esempi più significativi di questa grave situazione è rappresentato dall'Afganistan e in particolare dalle aree al confine con il Pakistan. Per gli esperti dell'ONU, occorreranno molti decenni per bonificare il territorio dell'Afganistan, e comunque una neutralizzazione totale non è possibile. Nel corso dei dieci anni di guerra combattuti contro i Russi, numerosi Afgani - soprattutto contadini - hanno imparato a manipolare i vari tipi di mine, al punto che sono in grado di recuperare e spostare tali ordigni, ostacolando non poco l'azione di bonifica dei vari team di artificieri.

La situazione è ulteriormente aggravata nei paesi africani, poiché spesso i campi minati sono realizzati in modo speditivo, senza cioè preoccuparsi di redigere delle mappe. Nelle guerre a bassa intensità questi strumenti rappresentano degli importanti fattori per condizionare le operazioni del nemico; durante la guerra in Bosnia i vari contendenti effettuavano spesso delle incursioni dietro le linee al solo scopo di collocare mine.

A parte le conseguenze economiche e sociali, l'aspetto più terrificante rimane quello dei danni inferti alle persone e le conseguenze psicologiche che ciò produce. E' stato stimato che ogni anno circa ventimila soggetti nel mondo - in prevalenza di giovane età - vengono uccisi o feriti dalle mine. Le mine antiuomo tradizionali provocano principalmente ferite alle gambe a agli organi genitali, mentre quelle di tipo a frammentazione a effetto orizzontale producono ferite all'addome quasi sempre mortali.

In questi ultimi anni alcuni hanno messo in dubbio la dottrina d'impiego di questi ordigni, la cui efficacia resta in rapporto al costo di produzione piuttosto elevato. Oltre che come strumento per incanalare i movimenti del nemico verso zone di imboscate, le mine possono essere lanciate da aerei - anche alle spalle dell'avversario - in modo da rallentare il movimento dei convogli e intralciare le vie di comunicazione.

In realtà le mine vengono quasi sempre impiegate come elemento di disturbo e strumento psicologico per condizionare la vita quotidiana della popolazione civile. Sono principalmente i reparti di fanteria e quelli meccanizzati a essere maggiormente esposti per via della loro mobilità, costringendo gli alti comandi a pianificare con attenzione delle azioni di bonifica sulle direttrici di penetrazione.

Spesso semplici perturbazioni ambientali come piogge, smottamenti o tempeste di sabbia fanno praticamente scomparire intere aree minate rendendole potenzialmente pericolose anche per coloro che hanno posato questi ordigni. Per trovare una soluzione al problema i produttori stanno da qualche anno sperimentando misure e dispositivi in grado di rendere l'uso delle mine più sicuro e selettivo.

Si parla di congegni, come i trasponditori, che interrogati da una microtrasmittente in dotazione ai soldati, agirebbero al pari di IFF (Identification Friend or Foe), impedendo l'attivazione e l'esplosione dell'ordigno. Altre tecnologie impiegabili riguardano il sistema di navigazione GPS in grado di segnalare la precisa collocazione di campi minati precedentemente collocati per redigere, in aree remote, delle mappe precise. Alcuni pensano di costruire delle mine "a perdere" dotate cioè di un tempo operativo massimo prestabilito - dieci o quindici anni - dopo di che l'ordigno si disattiva autonomamente e cessa di essere un pericolo.

L'idea di mettere al bando la produzione e la commercializzazione di mine è sicuramente un'azione lodevole e indispensabile sul piano morale e materiale, ma probabilmente non realizzabile nella realtà, almeno per il prossimo futuro. Drammaticamente, per molti paesi poveri questi strumenti rappresentano le sole e più a buon mercato armi disponibili per proteggere i confini dall'intrusione di elementi ostili.

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