Anno 2004

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NATO, dieci anni di Partnership for Peace

Franco Apicella, 16 gennaio 2004

La NATO ha ricordato il 10 gennaio scorso il decimo anniversario della iniziativa Partnership for Peace, lanciata (fu proprio launched il temine usato ufficialmente) nel 1994 al vertice ministeriale di Bruxelles con un comunicato e un documento quadro in cui si definivano gli obiettivi dell'invito formulato ai potenziali partner che intendessero contribuire alla sicurezza e alla pace in Europa.

Le premesse di questa iniziativa erano già contenute nella dichiarazione di Londra del 6 giugno 1990 sulla nuova strategia dell'Alleanza e, in maniera ancora più esplicita, nel comunicato del vertice ministeriale di Copenaghen del 6 giungo 1991, in cui si auspicava che l'Unione Sovietica e altri paesi dell'Europa centrale e orientale "accettassero la mano amichevole tesa dai capi di Stato e di governo l'anno precedente a Londra". Il documento prevedeva l'intensificazione dei contatti tra le autorità militari e dei programmi di familiarizzazione nel settore addestrativo.

E' il caso di ricordare quale fosse lo spirito che animava in quegli anni la comunità della NATO. Il meccanismo dei trattati CFE (Conventional Forces in Europe) aveva già proposto una nuova dimensione di confronto, anche se era difficile rinunciare alle certezze maturate in decenni di rassicurante pianificazione operativa. Va tuttavia dato atto al mondo militare e a quello dell'Alleanza in particolare di aver percepito la nuova realtà con immediatezza e senza i sofismi che spesso frenano diplomazia e politica. La prova concreta di questo approccio fu fornita dalle prime esercitazioni condotte in Polonia e in Olanda dopo pochi mesi dal vertice di Bruxelles sotto l'egida della Partnership for Peace appena varata.

L'Italia ospitò già nel 1994 a Verona presso il Comando FTASE (Forze Terrestri Alleate del Sud Europa) la prima Southern Region Cooperation Conference, con la partecipazione di rappresentanti Russi, Bulgari e Romeni impegnati in colloqui con i loro colleghi NATO. L'anno successivo, dal 17 al 29 ottobre, lo stesso Comando FTASE organizzò e condusse in Friuli la prima esercitazione PfP (Partnership for Peace) svolta nell'ambito della Regione Sud dell'Alleanza, mentre nel 1996 si trasferì a Zvolen in Slovacchia per un'altra analoga esercitazione dal 7 al 13 settembre.

Il successo della iniziativa Partnership for Peace nasce da un approccio quanto mai moderno: "At a pace and scope determined by the capacity and desire of the individual participating states" (secondo il progredire e lo scopo fissato dalla capacità e dal desiderio dei singoli stati partecipanti), anticipando in un certo senso quella realtà reticolare che oggi pervade il mondo della comunicazione e dell'impresa. Ciascuno è libero di aderire e contribuire secondo le proprie capacità e i propri intendimenti; il livello di integrazione nel sistema ne verrà automaticamente definito.

E' stata la chiave di volta per l'allargamento della NATO, di cui in sostanza la Partnership for Peace era al tempo stesso contenitore e contenuto. E' interessante notare come il primo Paese a sottoscrivere la Partnership sia stato la Romania il 26 gennaio 1994, rimasta poi profondamente delusa, ma non scoraggiata, quando nel 1997 proprio mentre ospitava una esercitazione PfP apprese di non essere stata inclusa nel primo gruppo di paesi che avrebbero avuto accesso alla NATO: Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria, diventati membri dell'Alleanza nel 1999.

La Romania lo diventerà, insieme a Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia e Slovenia, il prossimo maggio 2004. Oggi i paesi che aderiscono alla PfP sono trenta; le ultime adesioni sono state quelle della Svizzera (dicembre 1996) dell'Irlanda (dicembre 1999) della Croazia (maggio 2000) Tajikistan (febbraio 2002). Particolarmente significativa l'adesione della Svizzera, seguita a quella dell'Austria del febbraio 1995: un implicito riconoscimento della validità dell'iniziativa da parte di paesi che vantano una lunga tradizione di neutralità, ma tutt'altro che disarmata.

Tutto questo non sarebbe bastato al successo della PfP se nel frattempo i fatti non avessero preceduto le idee. La crisi nei Balcani forniva su un piatto d'argento i presupposti necessari a impiegare sul campo quanto era appena stato sperimentato in laboratorio. Il fallimento dell'ONU con UNPROFOR (United Nation Protection Force) apriva la strada a una nuova stagione della NATO che ha saputo interpretare un ruolo diverso, adeguato allo scenario, aperto anche ai rischi inevitabili di un multilateralismo verso il quale c'erano giustificate diffidenze sul piano puramente tecnico militare.

I critici delle prime esercitazioni PfP le snobbavano come teatrini di facciata politica, dalla valenza operativa insignificante. Questo era in effetti il rischio che si correva trasferendo sul campo di battaglia (tale era la Bosnia allora) i meccanismi delle attività PfP, basati a volte più sul mostrare la bandiera che sulla efficienza militare nella sua tradizionale accezione. Come le cose siano andate è superfluo ricordarlo, anche se le lezioni apprese rischiano di creare stereotipi cristallizzati del tutto inutili ad affrontare nuove realtà. La NATO comunque oggi a buon diritto può celebrare i dieci anni di Partnership for Peace, modello moderno ed efficace di quel multilateralismo tanto invocato a parole ma spesso disatteso nella sostanza.

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