Anno 2004

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I rapporti Francia-USA secondo il ministro Alliot-Marie

Franco Apicella, 21 gennaio 2004

Il ministro della Difesa francese, signora Michele Alliot-Marie, durante la sua visita negli USA ha tenuto lo scorso 16 gennaio un discorso al Center for Strategic & International Studies (CSIS) di Washington DC. L'ipotesi del viaggio a Canossa che ci si poteva aspettare in questa occasione è resa meno credibile da alcuni passaggi in cui riaffiora la grandeur francese e altri non proprio morbidi verso gli USA. Per dissipare ogni dubbio il ministro sottolinea subito che, dopo incontri a Washington non meglio specificati, il giorno seguente ha un impegno con il segretario generale dell'ONU Kofi Annan per "discutere diversi argomenti di attualità".

Il titolo dato all'intervento della signora Alliot-Marie è "Renewing the Transatlantic Security Partnership" (Rinnovare la partnership di sicurezza transatlantica). L'intenzione dichiarata sarebbe la ricomposizione delle divergenze di opinione emerse nel 2003 con gli USA. Allora il modo migliore per esordire sta nell'identificare i colpevoli, i neoconservatori americani, le cui idee radicali "certain radical neo-conservatives ideas" sono in antitesi alle sensibilità europee. Non si capisce bene inoltre a quale titolo il ministro francese parli ora di Francia ora di Europa.

C'è un passaggio in particolare in cui the Europeans (gli Europei) vengono additati a esempio di riconciliazione tra nazioni separate dalla storia ma che oggi sanno condividere la loro sovranità in nuove istituzioni e i loro sforzi intorno a obiettivi ambiziosi. Nessun dubbio sulla ambizione degli obiettivi, molti sulla capacità di condividere la sovranità. Va bene l'euro-ottimismo, ma piazzarlo sul mercato USA sembra francamente un po' difficile. Ancora a proposito di rapporti con l'Europa, il Ministro sottolinea come gli USA, di fronte alle difficoltà che incontrano in certe parti del mondo, abbiano bisogno del supporto dei loro alleati europei. Per quanto condivisibile nella sostanza, c'è il rischio che l'affermazione sia apparsa all'uditorio americano una traslazione a livello europeo della grandeur francese.

Ancora più deciso l'approccio quando si tratta dei rapporti diretti tra USA e Francia. Il ministro tiene a sottolineare che 650.000 americani trovano lavoro in imprese francesi negli Stati Uniti. L'occupazione è sempre un problema spinoso, specialmente per i governi in carica: un avvertimento per Bush? Subito dopo però arriva un piccolo autogol: la Francia viene presentata come partner di eccellenza degli USA "nei settori dell'alta tecnologia, per esempio lo spazio". Coi tempi che corrono a proposito di sonde su Marte sarebbe stato prudente evitare la citazione, ma in questo caso forse l'Europa è una cosa, la Francia un'altra.

Anche la NATO viene usata secondo le convenienze, dal momento che si riafferma una partnership tra USA e Francia sia nell'ambito dell'Alleanza sia al di fuori di essa. Né poteva mancare un accenno ottimistico alla Difesa europea che, secondo il ministro, "rinforzerà l'Alleanza dimostrando che gli Europei sono determinati a sostenere maggiori responsabilità". Ovviamente il meccanismo di integrazione degli accordi Berlin plus, sancito nell'ultimo vertice europeo di Bruxelles, non viene citato perché non gradevole al palato francese che lo giudica limitativo dell'autonomia, soprattutto quella franco-tedesca. L'esempio di maggiore impegno europeo che viene offerto è infatti quello della missione in Congo, non quello più rappresentativo del passaggio NATO UE già avvenuto in Macedonia e auspicabile in tutti i teatri balcanici.

Ma l'affondo viene quando il Ministro precisa che "la NATO è lo strumento politico delle relazioni transatlantiche e non semplicemente una riserva di forze di supporto per coalizioni create in funzione delle missioni". Evidentemente bruciano ancora le critiche di Lord Robertson e del segretario alla Difesa Rumsfeld che a Colorado Springs l'8 ottobre 2003 rinfacciavano agli alleati non americani l'esiguità dei contributi forniti dai loro strumenti militari, evidenziando il rapporto troppo basso tra uomini effettivamente impiegabili in operazioni multinazionali e uomini alle armi.

Il quadro però non sarebbe stato completo senza un accenno al problema del Medio Oriente e una rapida panoramica planetaria. Nella serie di Yes e No che costituiscono il sottoparagrafo 2.c. - impeccabile la paragrafatura militare - dopo un No deciso "la Francia non è anti-Israele né antisemita", anziché un Yes o un No, compare un "However" (tuttavia), in cui si dice che bisognerebbe ascoltare di più il mondo arabo. Giustissimo, ma dalle "clear cut bases" (basi ben definite) citate nel titolo del sottoparagrafo ci si sarebbe aspettati anche una chiara condanna al terrorismo palestinese. Arafat dunque può rimanere al suo posto indisturbato.

Infine l'assetto planetario. Il ministro nota che il mondo sta diventando multipolare ma non per questo "deve essere considerato politicamente scorretto o ostile agli USA" e cita per ben due volte Cina, India e Brasile come potenze emergenti da tenere in maggiore considerazione. Solo un accenno alla Russia: "possiamo non ignorare l'integrazione europea o la posizione della Russia?". Viene il sospetto di una malcelata gelosia per gli idilli di Putin, non ultimo quello con Berlusconi.

Non occorre essere contro l'amministrazione Bush per condividere talune delle affermazioni della signora Alliot-Marie, ma il problema è di capire se veramente la Francia pensa di rinsaldare il legame transatlantico e se crede di poterlo fare urtando in modo così palese la suscettibilità dei neoconservatori, forse anche di buona parte degli americani, per di più arrogandosi il diritto di parlare a nome degli Europei.

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