Anno 2004

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Pakistan, nuclear imbroglio e strategie di Musharraf

Franco Apicella, 11 febbraio 2004

Secondo una fonte ufficiale pakistana citata dall'agenzia Reuters, in un colloquio telefonico avuto sabato 7 febbraio con il presidente Musharraf, il segretario di stato USA Colin Powell avrebbe espresso soddisfazione per il modo in cui il governo pakistano ha gestito il caso dello scienziato Abdul Qadeer Khan accusato di avere fornito informazioni segrete e tecnologia nucleare a Corea del Nord, Iran e Libia.

Questa valutazione, unitamente a un viaggio in Pakistan che Powell ha messo in programma, dovrebbe porre fine a quello che un rappresentante del movimento islamico Muttahida Majlis-e-Amal (MMA) ha chiamato "nuclear saga" e "nuclear imbroglio". Potrebbe però essere l'inizio di una nuova saga se, come riporta il giornale pakistano Dawn, Powell durante il suo prossimo incontro con Musharraf "discuterebbe anche alcune strategie per arrestare Osama bin Laden e il Mullah Omar". Nulla di strano che l'interesse dell'amministrazione USA si stia spostando dalle armi di distruzioni di massa, vero rompicapo, alla cattura di bin Laden, potenziale asso nella manica per la rielezione di Bush.

Nell'ottobre del 2003 il sottosegretario di stato USA Richard Armitage avrebbe presentato a Musharraf prove evidenti che alcuni dei suoi scienziati trafugavano segreti nucleari, avvertendo il presidente che se non avesse preso provvedimenti i suoi rapporti con gli USA sarebbero stati compromessi. Le prove fornite dagli USA si riferivano a una serie di viaggi negli Emirati Arabi, in Malaysia, Libia, Iran e Corea del Nord dello scienziato Abdul Qadeer Khan. Questi avrebbe anche tentato, non riuscendoci, di vendere segreti nucleari a Saddam Hussein nel 1992 e avrebbe avuto incontri clandestini a metà degli anni '90 con esponenti del governo siriano.

Sarebbe così iniziata la vicenda che ha visto prima come reo confesso e poi perdonato da Musharraf Abdul Qadeer Khan, ritenuto in patria padre della bomba nucleare pakistana ed eroe nazionale. E' fin troppo evidente il ruolo di capro espiatorio che lo scienziato ha accettato di ricoprire, ben sapendo che una sua condanna sarebbe stata quasi impossibile, visti gli umori politici interni con cui Musharraf deve fare i conti. Il presidente dal canto suo potrebbe aver scelto lo scienziato proprio perché sapeva di ottenere due risultati: presentare un colpevole di rango tale da rendere formalmente credibile l'efficacia del suo intervento; al tempo stesso però assicurarsi la garanzia di un perdono inevitabile per non sollevare la piazza e fare il gioco degli estremisti.

Le confessioni di Abdul Qadeer Khan, per quello che possono valere, adesso fanno i conti con ogni genere di smentite, a partire dall'Iran che nega di avere ricevuto informazioni direttamente dallo scienziato, ma ammette di avere acquistato parti di equipaggiamento da intermediari i cui nomi sarebbero stati forniti all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA) dell'ONU. Lo stesso Pakistan nega poi attraverso il portavoce del ministero degli Esteri che sia stata ceduta tecnologia alla Corea del Nord in cambio di quei missili che mancano per rendere operativo il deterrente nucleare pakistano.

A giudicare dalle reazioni, sembrerebbe che l'intera vicenda abbia rafforzato la posizione pakistana. Il ministro degli Esteri, Khurshid Mahmud Kasuri, ha detto domenica 8 febbraio a Monaco durante la 40^ conferenza annuale sulla sicurezza che il Pakistan non firmerà il Trattato di Non Proliferazione (NPT), pur impegnandosi genericamente a limitare la diffusione di armi nucleari. Stessa dichiarazione è stata fatta anche dal consigliere per la sicurezza del governo indiano, Brajesh Mishra; d'altronde non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. Kasuri poi ha anche agitato lo spettro del coinvolgimento di numerosi europei, Stati e individui, nello scandalo di traffici illeciti di segreti nucleari.

Sul fronte interno il governo pakistano tende a rassicurare i nazionalismi più accesi, difendendo la propria autonomia. Il portavoce del ministero degli Esteri, Masood Ahmad Khan, ha dichiarato domenica 9 febbraio a Islamabad che il Pakistan non chiederà alcun aiuto agli USA per la protezione e la sicurezza delle sue istallazioni nucleari. Proposte per una tutorship di questo genere erano probabilmente scaturite dal colloquio tra Powell e Musharraf. Per smentire il sospetto di ogni possibile condiscendenza è intervenuto anche il primo ministro Mir Zafarullah Khan Jamali, affermando che solo il governo pakistano ha il diritto di decidere sulla sorte di Abdul Qadeer Khan e che nessuno può interferire nei problemi interni del paese.

L'opposizione rinfaccia a Musharraf di aver messo in pericolo il programma nucleare della nazione con le accuse allo scienziato eroe. Il Presidente è in bilico tra la stretta marcatura dell'amministrazione USA, pronta a rimettere il Pakistan nella lista degli stati canaglia, e le pressioni interne che non si sono certo esaurite con gli attentati di dicembre. In cambio di un "passi" per il suo programma nucleare Musharraf potrebbe annullare il salvacondotto che finora ha tacitamente concesso a Osama bin Laden e al Mullah Omar. Resta da vedere se i suoi oppositori interni tengono più alla causa del fondamentalismo islamico o a quella del nazionalismo nucleare.

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