Anno 2004

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Russia, l'esercitazione fallita e la reazione di Putin

Franco Apicella, 22 febbraio 2004

Nei giorni scorsi si è svolta quella che The Russia Journal definisce "la più grande esercitazione condotta in Russia dopo l'era sovietica". All'attività hanno partecipato forze terrestri e aeronavali, aviotruppe e forze missilistiche strategiche appartenenti ai distretti militari di Mosca, Leningrado e Volga-Urali, oltre alla Flotta del Nord. Durante l'esercitazione è fallito il lancio di tre missili balistici intercontinentali, due il 17 febbraio dal sottomarino classe Delta IV Novomoskovsk e uno il giorno successivo dal sottomarino nucleare Karelia. Dei primi due missili lanciati dal mare di Barents, uno avrebbe dovuto colpire un bersaglio nel poligono di Kura nella penisola di Kamchatka, l'altro servire come bersaglio per un sistema antimissile in funzione sull'incrociatore Pyotr Veliky.

Fonti di Gazeta.Ru riferiscono che si sarebbe attivata l'autodistruzione in volo per entrambi i missili lanciati dal Novomoskovsk; altre fonti affermano che il comandante del sottomarino avrebbe sospeso il secondo lancio di sua iniziativa dopo aver accertato un malfunzionamento nel sistema di controllo. Una ricostruzione dei fatti più precisa è stata fornita invece dal comando della Flotta del Nord per il terzo missile, la cui autodistruzione è avvenuta dopo 98 secondi di traiettoria. Al momento è stata istituita una commissione di inchiesta dello stato maggiore delle forze armate russe solo per il fallito lancio dal Karelia.

Il 17 febbraio il presidente Putin nelle sue vesti di comandante in capo delle forze armate russe seguiva l'esercitazione a bordo del sottomarino nucleare Archangelsk. Il fallimento dei primi due lanci ha provocato reazioni tardive e incongruenti da parte dei responsabili della flotta, rese ancora meno credibili dal fatto che i dettagli sulle diverse missioni dei missili erano stati resi noti in anticipo. Seguendo il programma già fissato per l'esercitazione, il presidente Putin nella stessa giornata di martedì si è trasferito alla base spaziale di Plesetsk dove ha seguito il lancio, questa volta avvenuto con successo, di un missile Molnia-M che ha portato in orbita un satellite militare e ha assistito attraverso un collegamento televisivo a un altro lancio dal poligono di Baikonur nella ex repubblica sovietica del Kazakhstan.

A conclusione della esercitazione Putin ha affermato in una conferenza stampa che la Russia è in grado di dotarsi di un proprio sistema di difesa antimissile. Il 19 febbraio sarebbe stata collaudata con successo un'arma supersonica, definita con enfasi anti-StarWars, in grado di penetrare qualsiasi difesa antimissile. Le dichiarazioni del Presidente sembrano tuttavia contraddittorie. Da un lato avrebbe promesso di dotare le forze armate russe di quest'arma che sarà la più potente in termini di gittata, precisione, velocità e manovrabilità. Dall'altro, oltre alle solite rassicuranti affermazioni sulle proprie intenzioni puramente difensive, Putin ha affermato che la Russia continuerà a monitorare gli sviluppi di sistemi analoghi in altri paesi, anche se, ha aggiunto: "Noi crediamo che non sia ancora il momento per investire in questo settore una grande quantità di denaro, di cui peraltro non disponiamo ancora."

Che Putin sia intenzionato ad ammodernare il suo strumento militare, con particolare riguardo alle forze nucleari e navali, non è una novità. Le grandi manovre navali nell'Oceano Indiano a maggio e nel Pacifico tra l'agosto e il settembre del 2003 indicano chiaramente le priorità del Presidente. La valutazione ufficiale della esercitazione appena conclusa non poteva dunque che essere positiva nonostante il fallimento dei tre lanci. L'incidente di percorso non rappresenterà certo un problema in vista delle prossime elezioni, anzi potrebbe essere utilizzato da Putin sia per rimuovere chi nell'establishment delle forze armate avesse perplessità sulle sue priorità sia per giustificare le maggiori spese inevitabilmente connesse con l'ammodernamento.

Rimane tuttavia un problema tecnico militare legato forse più al grado di efficienza della componente umana che alla qualità della tecnologia. Lo stesso sommergibile nucleare Novomoscovsk nel 1998 aveva lanciato dal Mare di Barents un missile balistico che portò in orbita due satelliti commerciali tedeschi. Un primato nella storia della Marina russa, che tra l'altro aveva fatto guadagnare alla Flotta del Nord 111.000 dollari. La tecnologia dunque non mancherebbe; ciò che forse fa difetto sono le risorse per il mantenimento in efficienza dei sistemi, l'addestramento del personale e la pratica delle procedure.

Nell'imminenza della recente esercitazione potrebbe esserci stata una tardiva o squilibrata ripartizione delle risorse che ha penalizzato la Flotta del Nord, specialmente in termini di ripristino di sistemi da lungo tempo non attivati e di controlli preventivi. A questo si è certamente sommata una inevitabile ruggine dell'elemento umano nella pratica di procedure, come quelle per l'impiego delle armi nucleari strategiche, che richiedono padronanza e affidabilità assolute, conseguibili solo con una pratica rigorosa e costante.

Non dovrebbe riuscire difficile a Putin porre rimedio a questi problemi per disporre di uno strumento militare credibile. Il problema politico invece è più complesso. Nella sua veste di candidato predesignato alla vittoria nelle prossime elezioni il Presidente non può non vendere alla sua gente sogni come quello dell'arma anti-StarWars. Come capo di uno Stato che vuole occupare un posto di rilievo nel consesso mondiale delle democrazie Putin deve presentare il volto moderato e realistico di un governo che sa fare i conti anche con le reali risorse di cui dispone.

Tutto comunque sembra confermare il fatto che la Russia stia cercando di ricostruire in maniera seria le sue forze armate, con particolare attenzione alla componente strategica. Putin non è il solo a riscoprire il peso dello strumento militare nella politica internazionale. In Cina già dallo scorso anno il presidente della commissione militare centrale Jiang Zemin ha annunciato la modernizzazione delle forze armate col passaggio dalla guerra meccanizzata alla guerra informatica. In Giappone le Forze di autodifesa (SDF) con la missione in Iraq da poco iniziata stanno superando il vincolo costituzionale che ne impediva l'impiego all'estero, a premessa di una riqualificazione del loro ruolo. Con buona pace della opinione pubblica mondiale armata di bandiere arcobaleno e che il New York Times a suo tempo definì la seconda superpotenza mondiale.

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