Anno 2004

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Canada e difesa missilistica, perplessità e ipocrisie

Franco Apicella, 26 febbraio 2004

Nella recente dibattito sulla partecipazione del Canada al programma USA National Missile Defense (NMD) è intervenuto il ministro degli Esteri Bill Graham con una metafora che richiama quanto già detto da Robert Kagan e ripreso poi lo scorso ottobre da Lord Robertson a proposito degli americani che verrebbero da Marte e gli europei da Venere. Riportando l'antinomia nell'ambito del suo governo, Graham dice: "Il ministro della Difesa ha a che fare con la guerra, noi agli Affari Esteri con l'amore. Noi facciamo l'amore e loro la guerra. Naturalmente tra noi c'è una differenza."

La materia del contendere, a dire il vero piuttosto pretestuosa, è il rischio paventato della weaponization of space (spesso impropriamente tradotta in italiano come militarizzazione dello spazio). E' intervenuto nella polemica anche il generale Rick Findley, vice comandante canadese del NORAD (North American Aerospace Defense Command) il comando congiunto USA-Canada per la difesa dello spazio aereo nordamericano. Findley ha affermato di non vedere al momento elementi che possano fermare le trattative, che peraltro non sono ancora concluse. Il generale avrebbe escluso che il programma possa portare alla collocazione di armi nello spazio, ma ha precisato che nel caso ciò avvenisse il Canada potrebbe rinegoziare la sua posizione.

Il NORAD è stato un comando strategico di punta nell'epoca della guerra fredda; sopravvissuto fino all'11 settembre 2001, ha trovato dopo gli attentati una nuova missione nella difesa dalle minacce incombenti sugli spazi aerei nazionali oltre che da quelle provenienti dall'esterno. La sua funzione sarebbe ancora più importante una volta portato a compimento il programma National Missile Defense. Questa riedizione aggiornata dello scudo spaziale, lanciato per primo da Reagan nel 1983 come Iniziativa di Difesa Strategica (Strategic Defense Initiative, SDI), sta molto a cuore all'amministrazione USA che ha già coinvolto anche la NATO. Ai ministri della Difesa dell'Alleanza sono stati presentati lo scorso 8 ottobre i risultati di una valutazione che assegna alla statunitense SAIC il contratto per uno studio di fattibilità di una analoga iniziativa alleata da completare in 18 mesi [cfr. Apicella 10.10.2003].

L'attenzione della amministrazione USA nel confronti della minaccia missilistica non è dunque limitata al territorio nazionale, ma si estende a tutto il pianeta, ritenendo di dovere intervenire anche in caso di attacco a stati amici e alleati oltre che alle truppe USA ovunque schierate. Accanto a queste motivazioni politico militari poste alla base della National Missile Defense, ve ne sono altre forse ancora più importanti, seppure non palesemente dichiarate. E' in gioco la supremazia tecnologica degli USA che può mantenersi, grazie a questo programma, con consistenti finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo. Le ricadute per l'industria della Difesa saranno enormi e consentiranno di superare, se mai ce ne fossero, crisi nei settori più tradizionali.

Anche il presidente Putin nei giorni scorsi ha annunciato che la Russia dispone di una nuova arma anti-StarWars. Più che una ripresa poco probabile della tradizionale corsa agli armamenti, così come la si è vista nel secolo scorso, questo potrebbe essere il segnale di una rincorsa russa alla tecnologia USA. Nessuno ignora che le applicazioni militari offrono sempre spunti di eccellenza; neppure il Giappone, che ha dimostrato grande interesse alla acquisizione di una sua difesa antimissile concepita in funzione regionale, e la Cina con la prima missione del suo astronauta nello spazio lo scorso anno.

Poco potranno realisticamente aggiungere le polemiche canadesi, pur attenuate dalle gustose frasi del ministro degli Esteri. C'è poi un fondo di ipocrisia nel timore per la weaponization of space, vista la quantità di satelliti per uso militare che sono al servizio di tutte le nazioni e di tutte le alleanze. Superfluo aggiungere che i mezzi di rilevazione e puntamento - inclusi i satelliti già in orbita - sono parte integrante di qualsiasi sistema d'arma.

E' interessante piuttosto notare come l'attuale politica di difesa USA stia cominciando a incontrare difficoltà non solo nella vecchia Europa, ma anche nello stesso continente americano e proprio con un alleato tradizionalmente ineccepibile. Ma è probabile che anche le perplessità canadesi siano superate quando si cominceranno a fare i conti. Secondo l'Associazione delle Industrie della Difesa Canadesi (CDIA) le entrate dell'industria della Difesa sono cresciute del 35% tra il 1998 e il 2000, mentre nello stesso periodo l'esportazione di armi è cresciuta del 75%. La stessa associazione stima inoltre che le esportazioni connesse con il programma NMD ammonterebbero a non meno di 270 milioni di dollari nei prossimi anni. Con opportune azioni a livello governativo la cifra potrebbe salire a oltre 1 miliardo di dollari. Difficile di fronte a queste cifre fare le anime belle.

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