Anno 2004

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Breve storia della Cavalleria italiana [1/11]

Franco Apicella, 29 febbraio 2004

Nell'Esercito Italiano esistono oggi otto reggimenti di cavalleria con fisionomia organica e compiti tipici che l'Arma assolve nelle moderne realtà operative conservando le sue tradizioni. I più antichi di questi reggimenti, nati sul finire del 1600, sono stati protagonisti di numerosi episodi salienti negli ultimi secoli di storia; quelli di più recente costituzione hanno dato il loro contributo di valore a iniziare dalle guerre per l'unità d'Italia fino alle operazioni di supporto alla pace dei nostri giorni.

Il reggimento è la struttura portante degli eserciti dell'era moderna e nasce come superamento delle milizie feudali e delle compagnie di ventura, aggregazioni temporanee la cui precaria affidabilità poco si conciliava con le esigenze politiche e militari delle entità statali europee alle soglie dell'Illuminismo. Il colonnello comandante è molto spesso un nobile terriero con brillanti precedenti militari che stipula con il sovrano una patto per cui è autorizzato alla "levata" del reggimento. La nuova unità è formata da più compagnie, amalgamate, addestrate e mantenute permanentemente disponibili per le esigenze dettate dalla ragion di stato.

La cavalleria trova nei reggimenti nuova vita, dopo che l'avvento delle armi da fuoco sembrava avesse messo in discussione il suo ruolo e resa sterile la sua superiorità morale. Dalla compagnia, nata per esprimere sul campo di battaglia quelle capacità operative che non potevano più essere prerogativa di cavalieri singoli, si passa al reggimento come istituzione permanente, in cui il sentimento di appartenenza diventa il patrimonio morale più importante.

Elemento tipico della nuova istituzione militare diventerà la caserma, parola nata dalla contrazione di "case d'armi", come erano chiamate quelle abitazioni private prese in affitto e adibite all'alloggio dei reparti. La guarnigione, o sede stanziale, negli anni può cambiare anche sovente, ma il vivere in quella che a tutti gli effetti è una vera e propria casa contribuisce a rinsaldare lo spirito di corpo, mentre la possibilità di un legame pur transitorio con il luogo in cui si esercita il mestiere delle armi fa di quello spirito il filtro e al tempo stesso il biglietto da visita per ogni rapporto con il mondo esterno.

La nascita dei primi reggimenti che ancora oggi sono inquadrati nelle grandi unità dell'Esercito Italiano si colloca tra il 1683 e il 1692 nel ducato di Savoia, retto allora da Vittorio Amedeo II. Il duca, destinato a diventare primo re sabaudo, intende consolidare il suo stato che comprende parte dell'attuale Piemonte, la Savoia e il Nizzardo ed è stretto tra la Francia e i domini spagnoli in Italia. Una riforma abolisce le milizie temporanee e dà vita a un moderno esercito permanente in cui vengono costituiti 5 reggimenti di cavalleria: 3 di dragoni denominati dal colore delle uniformi e 2 di cavalleria pesante o di ordinanza. Nascono così negli anni:

- 1683, Dragons Bleus, oggi Genova Cavalleria;
- 1689, Dragons Verts, definitivamente sciolti nel 1821;
- 1690, Dragons Jaunes, oggi Nizza Cavalleria;
- 1692, Piemonte Reale, oggi Piemonte Cavalleria;
- 1692, Savoia Cavalleria, così ancora denominato.

La specialità dei Dragoni trae origine dagli archibugieri a cavallo, primi cavalieri a usare le armi da fuoco seppure esclusivamente da terra e creati nel XVI secolo dal fiorentino Pietro Strozzi, che dava così inizio all'ammodernamento di armi ed equipaggiamenti della cavalleria. Nel corso dei secoli l'Arma, inizialmente formata da Dragoni e Cavalieri, si articola nelle specialità Dragoni, Lancieri e Cavalleggeri, denominazioni conservate fino ai nostri giorni.

Nei primi reggimenti sono già presenti simboli il cui valore si sublima nel tempo e diventa, nel caso dello Stendardo, essenza stessa del Corpo e testimonianza fisica della sua storia. La Cornetta - fiamma a due punte - era originariamente il vessillo dei reggimenti di Dragoni, lo Stendardo di forma quadrata quello dei Cavalieri. Attraverso l'adozione disposta da Carlo Alberto nel 1832 di uno Stendardo di colore rosso con croce bianca unico per tutti i reggimenti si giunge al Tricolore introdotto dallo stesso re nel 1848 alla vigilia della 1^ guerra di indipendenza.

Il colore delle uniformi, ricordato nel nome dei primi reggimenti di Dragoni, con gli anni si riduce a elemento distintivo delle "mostre", bavero e paramani, da cui hanno origine le attuali mostrine, per la cavalleria chiamate fiamme dalla caratteristica forma a tre punte. Ciascun reggimento ha i suoi colori mentre le fiamme di colore arancione distinguono l'uniforme dei militari di cavalleria che prestano servizio fuori corpo.

Il simbolo più antico è forse la sciarpa azzurra ancora oggi indossata dagli Ufficiali con la grande uniforme. Emanuele Filiberto di Savoia nel 1572 dispone che tutte le sue genti d'arme indossino per distinguersi una sciarpa azzurra, colore del drappo che il Conte Verde aveva fatto issare sul pennone della sua galera nella Crociata del 1366, si dice in onore della Vergine o comunque come emblema di lealtà, giustizia e cortesia.

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