Anno 2004

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Difesa, l'importanza di una informazione corretta

Franco Apicella, 3 marzo 2004

In una recente intervista sul settimanale Gente il ministro della Difesa Martino ha risposto con queste frasi a una domanda sul peso politico dei nostri alleati in Iraq: "In tutte le missioni di pace, che sono multinazionali, il comando è di una nazione. Le altre sono al suo comando, che può essere americano, inglese. Fino a poco tempo fa la missione in Kosovo era comandata da un italiano."

A meno di un errore di trascrizione da imputare all'estensore dell'articolo, si deve pensare a una formulazione generica adottata dal ministro per la maggioranza dei lettori di quel periodico giustamente ritenuta di non addetti ai lavori. L'intervista si sovrappone al dibattito parlamentare per il rinnovo del finanziamento delle missioni militari, per cui è evidente la sua funzione di messaggio alla pubblica opinione. Si è tuttavia persa l'occasione per una spiegazione che non avrebbe avuto bisogno di entrare in dettagli tecnici per essere più precisa e forse anche più rassicurante.

E' vero che tutte le missioni di pace sono multinazionali, ma per legittimare le operazioni militari è necessaria una risoluzione dell'ONU, anche se presa dopo una fase iniziale di intervento armato da parte di una coalizione, come nel caso attuale dell'Iraq, o da parte di una alleanza come la NATO nel Kosovo. La risoluzione nel primo caso può affidare la leadership delle operazioni militari alla nazione che ha costituito la coalizione ma che risponde al Segretario Generale dell'ONU dell'adempimento del mandato ricevuto.

Ancora più vincolante è la circostanza in cui il comando sia affidato a una alleanza o a un'altra istituzione internazionale. Il passaggio politico diventa doppio, dalla risoluzione ONU alla risoluzione della istituzione internazionale, il Consiglio Nord Atlantico (NAC) per la NATO, che conferisce il mandato operativo ai comandi militari dell'Alleanza. In questo caso non esiste alcuna egemonia nazionale in quanto le strutture militari della NATO, così come quelle ancora in nuce della Unione Europea, sono sempre integrate.

Questi sono i "fondamentali" praticati nelle esercitazioni condotte sotto l'egida dell'iniziativa NATO Partnership for Peace (PfP), cui aderiscono 30 paesi europei e centroasiatici. Le esercitazioni PfP sono paragonabili alla scuola dell'obbligo per le forze armate di quei paesi che ormai già da anni partecipano alle missioni multinazionali per il mantenimento della pace. Qualunque sia il tipo di operazioni sul terreno, gli scenari prevedono sempre una risoluzione ONU, da cui poi scaturisce un mandato al Consiglio Nord Atlantico che attiva la sua struttura militare.

Analoghe attività sono condotte dalle varie nazioni per preparare i rispettivi strumenti militari ad assumere la leadership in eventuali operazioni da intraprendere e guidare con il concorso di altri paesi. Non è detto che questo ruolo sia riservato agli USA o ad altre poche nazioni dotate di forze armate consistenti e bilancio militare cospicuo; basti ricordare l'operazione Alba, a suo tempo condotta dall'Italia.

E' corretto quindi far intendere che in Iraq il nostro contingente è alle dipendenze della divisione inglese che a sua volta dipende dal comando USA, cui l'ONU ha affidato la responsabilità delle operazioni. L'esempio della leadership italiana in Kosovo invece si presta a essere frainteso, visto che in quel caso le operazioni sono state affidate alla NATO. Il comando KFOR risponde a quello della regione sud, AFSOUTH a Napoli, a sua volta dipendente dal comando SHAPE di Mons, oggi ridenominato Allied Command Operations. Al vertice di KFOR si sono avvicendati generali di varie nazioni dell'Alleanza, tra cui due italiani, senza che per questo i rispettivi paesi abbiano avuto alcuna funzione di comando.

Il meccanismo è abbastanza semplice e può essere spiegato anche a chi non ha conoscenze specifiche di problemi militari o di sicurezza internazionale. L'ONU è una istituzione di cui tutti parlano esigendo per essa il rispetto dovuto alla più importante assise planetaria. La NATO e ancora di più l'Unione Europea sono quasi ogni giorno sulle pagine di tutti i giornali. A meno di pensare che parlino e scrivano a orecchio, quanti fanno informazione militare avrebbero tutte le opportunità per trasmettere messaggi corretti alla gente comune: ne guadagnerebbero in trasparenza e credibilità.

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