Anno 2004

Cerca in PdD


NATO, de Hoop Sheffer a Varsavia corregge la rotta

Franco Apicella, 6 marzo 2004

Il segretario generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer, proseguendo nel suo tour di visite protocollari, il 4 marzo si è recato in Polonia e ha tenuto un discorso all'Accademia diplomatica di Varsavia. Scheffer ha giustamente tenuto conto della sensibilità dell'audience con ampi riconoscimenti al contributo della Polonia e alla solidità della NATO, ma il tono e la sostanza di alcuni passaggi sono stati diversi rispetto ai suoi precedenti interventi.

L'approccio piuttosto tiepido verso l'ipotesi di un intervento NATO in Iraq espresso nel suo discorso del 29 gennaio alla National Defense University di Washington si è quasi trasformato in un monito per gli alleati a recepire eventuali richieste da parte di "un governo iracheno sovrano con il supporto dell'ONU" … "perché non vedo come potremmo sottrarci alle nostre responsabilità se una simile richiesta dovesse essere fatta".

L'ipotesi Iraq fornisce lo spunto a Scheffer per ritornare sul problema delle capacità militari dell'Alleanza, senza però utilizzare questa volta quelle espressioni un po' colorite che avevano caratterizzato i suoi precedenti interventi. Nessun cenno per proscrivere l'eventualità di ruoli separati tra chi combatte e chi "rassetta le stoviglie", né per contrastare la tendenza a usare le risorse militari come un tool-box (cassetta degli attrezzi).

Piuttosto, nel riconoscere le difficoltà incontrate per reperire le forze necessarie al nuovo ruolo di ISAF in Afganistan, il Segretario generale sottolinea la necessità che tutte le nazioni dell'Alleanza si impegnino non solo a parole ma anche finanziariamente nello sviluppo delle loro capacità militari (I want all Allies … to put their money where their mouth is). Per la prima volta Scheffer cita anche il generale Jones definendolo "nostro" Comandante Supremo Alleato a cui piace dire che "una visione senza risorse è una allucinazione".

La parte centrale dell'intervento è stata dedicata ai rapporti con la Russia e con l'Ucraina, come peraltro era prevedibile vista la particolare posizione geografica e storico-politica del paese ospite. L'Ucraina in particolare ha fornito lo spunto per passare a un argomento più spinoso, l'Unione Europea. Scheffer questa volta non ha citato il Berlin plus agreement, né per chiamarlo "so called" (cosiddetto) come aveva fatto a Londra il 12 febbraio, né per definirlo "groundbreaking" (innovativo), espressione usata il 24 febbraio di fronte al comitato per gli affari esteri del parlamento europeo.

Il segretario generale ha ribadito che "l'UE deve diventare attore strategico" e che, per avere una politica di difesa e sicurezza comuni, l'Europa deve "inevitabilmente" (non usa l'avverbio necessariamente) sviluppare uno strumento militare, pena la perdita di credibilità della sua politica estera. Tutto questo però non dovrà costituire rivalità con l'Alleanza né contrappeso nei confronti degli USA; si dovranno rendere complementari e rinforzare, piuttosto che duplicare, gli strumenti già disponibili. E' una precisazione non trascurabile rispetto all'intervento del 12 febbraio a Londra in cui Scheffer sottolineava che il problema della comunità euro-atlantica non è la presenza di un numero eccessivo di organizzazioni per la sicurezza; al contrario, "c'è in giro molto lavoro da fare" e dunque è necessario un forte pilastro europeo.

Non è ancora chiaro se le diverse sfumature degli interventi che finora ha fatto il nuovo segretario generale siano da collegare all'audience cui erano diretti o piuttosto non indichino i successivi aggiustamenti alla ricerca di un indirizzo definitivo della nuova politica dell'Alleanza. E' possibile che si tratti di entrambe le cose, con prevalenza tuttavia della seconda ipotesi.

L'amministrazione USA aveva cominciato già dallo scorso dicembre ad assumere una posizione più aperta alla partnership e quindi all'Europa, come indicato anche dallo stesso titolo di un articolo su Foreign Affairs del segretario di stato Powell. Questo segnale potrebbe essere stato interpretato da Scheffer come viatico per una possibile correzione di rotta della NATO verso posizioni più europeiste. Forse però il colpo di timone è stato troppo forte e ora è necessaria un'altra piccola correzione.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM