Anno 2004

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Conflitti asimmetrici e difesa della civiltà occidentale

Franco Apicella, 11 marzo 2004

Oggi, quando la finzione della missione di pace diventa insostenibile, si usa ricorrere all'espressione conflitto asimmetrico. Eppure era chiaro già da prima dell'11 settembre 2001 che l'occidente è impegnato in una guerra del tutto nuova e diversa, nominalmente contro il terrorismo, in realtà in difesa della sua civiltà. Perfino il presidente della Commissione europea Romano Prodi, di insospettabile fede pacifista, ha ricordato qualche giorno fa il famoso "si vis pacem, para bellum" a proposito della missione in Iraq.

Molto più pragmaticamente Benedetto Croce scriveva nel 1945: "Il mondo (non si dice qui niente di nuovo, ma pur si dice cosa che sembra piaccia, a volte, di dimenticare) è diversità ed è contrasto ed è guerra…". Nel misurare le diversità di ciascun contendente e i modi con cui si esercita il contrasto è possibile attribuire a un conflitto valori teorici di simmetria o asimmetria. Ciò non toglie che di guerra si stia comunque parlando.

Sono un esempio abbastanza remoto di conflitto simmetrico le guerre di successione combattute dagli Stati europei nel XVIII secolo. Gli strumenti militari si avviavano in quell'epoca verso una omologazione di capacità e strutture per l'uso ormai generalizzato ed efficace delle armi da fuoco e per la nascita dei reggimenti, struttura che rendeva possibile un effettivo controllo degli eserciti moderni. Le monarchie continentali, pur nella transizione dalla forma assoluta a quella illuminata, impiegavano gli strumenti militari unicamente per affermare o ampliare la propria egemonia.

Alla fine del secolo queste guerre, risolte generalmente con parziali modifiche dell'assetto territoriale degli stati e l'assegnazione del trono conteso al pretendente sostenuto dalla coalizione vincitrice, vengono bruscamente interrotte dalla rivoluzione francese. Si può dunque pensare che i conflitti simmetrici siano tipici di una situazione matura, ultimo stadio di un periodo storico o di un sistema sociopolitico prima della sua fine o della sua trasformazione.

Analoga conclusione suggerisce un caso singolare e più vicino nel tempo, la guerra fredda, in cui si era arrivati al parossismo della simmetria con la Mutual Assured Distruction (MAD), distruzione reciproca assicurata. Anche qui il confronto si era sviluppato nella maturità della società industriale, per la quale era centrale il potere dello Stato, fosse esso democrazia o dittatura. Le due guerre mondiali del XX secolo, anch'esse di tipo simmetrico, sono state in definitiva il prodotto di questa centralità, considerata valore assoluto da affermare anche attraverso conflitti di proporzioni inaudite.

La fine della guerra fredda dà l'avvio al declino del potere dello Stato e sposta la centralità sull'uomo, intorno al quale ruotano per conquistarlo in concorrenza tra loro Stati, organizzazioni internazionali, forme diverse di potere e di egemonia transnazionale. Si generano fenomeni all'apparenza contraddittori, come la rinascita dei piccoli nazionalismi e l'ampliamento delle strutture sovranazionali, entrambi causa ed effetto al tempo stesso della erosione di potere dello Stato tradizionale. Appena ritrovata però, la centralità dell'uomo sta già per essere delegata a nuovi modi di aggregazione sociale.

Questo è in definitiva lo scenario più favorevole ai conflitti asimmetrici, in cui il terrorismo internazionale può essere considerato una forma - aberrante quanto si vuole - di aggregazione. I conflitti asimmetrici sono stati nel corso della storia gli indicatori più evidenti dei grandi cambiamenti, spesso in coincidenza con le migrazioni di popoli. Le strutture militari - se tali si possono chiamare - dei barbari che premono alle porte dell'impero romano non reggono il confronto con le legioni, ma Roma cade. I conquistadores spagnoli sono invece protagonisti di una migrazione in senso opposto a quella dei barbari, quella di una società più evoluta che ne cancella una meno evoluta, con una asimmetria nell'impiego della forza ancora più evidente.

In realtà, quei contrasti e quelle diversità, oltre alle guerre, di cui parlava Benedetto Croce sono solo la ricerca di una nuova fase di simmetria o linearità che subentra alla precedente dopo le migrazioni e le rivoluzioni proprie del naturale divenire della storia. La rivoluzione francese e Napoleone sono un esempio del rinnovarsi della linearità e dunque del suo prevalere dopo i più grandi sconvolgimenti. Napoleone eredita dalla rivoluzione una situazione di assoluta asimmetria di cui si serve per azzerare gli equilibri europei.

La forza della sua Grande Armée - la fede quasi religiosa dei suoi soldati - era qualcosa di assolutamente estraneo agli altri eserciti che si muovevano ancora con lo spirito del XVIII secolo. Quando Napoleone cade tutto sembra tornare come prima e le asimmetrie vengono all'apparenza riequilibrate secondo i vecchi schemi. In realtà, con la presa di coscienza delle nuove identità nazionali europee erano nati canoni nuovi e diversi di linearità destinati a costituire premessa alla centralità dello Stato del XX secolo.

Oggi che l'occidente è nella sua fase matura e ha già condotto le sue guerre simmetriche, si sta ripresentando una forma di migrazione analoga a quella subita dall'impero romano. Il terrorismo internazionale è solo uno dei fenomeni, anche se il più preoccupante, di questa migrazione e i suoi strumenti danno l'esatta misura della asimmetria di un conflitto che a parole tutti hanno dichiarato. L'occidente però subisce anche lo svantaggio di contraddizioni interne che hanno radici lontane.

Quando Clausewitz ha detto che "dobbiamo pensare alla guerra come a uno strumento politico" ha sancito un rapporto di subordinazione che paradossalmente apre la strada al pensiero dei moderni pacifisti. La politica infatti dispone oggi di tali e tanti strumenti per cui potrebbe essere in grado di risolvere qualsiasi tipo di controversia, cancellando il bisogno di ricorrere alla guerra. Il pensiero di Clausewitz tuttavia era simmetrico e applicabile a una realtà lineare, come quella del suo tempo, ma ora non può funzionare, perché non c'è più un prima o un dopo in cui collocare politica e guerra.

Dotato delle più avanzate strutture statali e sovranazionali, il vecchio mondo continua a mantenere strumenti militari imponenti - e sarebbe da sprovveduti farne a meno - ma al tempo stesso pretende la pace. Questa macroscopica asimmetria interna rischia di annullare la preponderanza militare convenzionale nella guerra contro il terrorismo. Sembra che in questo momento tutto debba giocare contro l'occidente impregnato di pensiero lineare e cartesiano (causa ed effetto, analisi e sintesi) e impreparato all'asimmetria del conflitto planetario.

Ma la cultura non lineare dell'asimmetria è fine a sé stessa, è senza tempo e vive esclusivamente nel presente. La mancanza di una visione storica genera discontinuità, incapacità di sedimentare le esperienze, quindi sostanzialmente è non cultura e incapacità di guardare al futuro in maniera costruttiva. Ci sono dunque buone ragioni per credere che la civiltà occidentale, se rimarrà lineare e cartesiana, finirà per prevalere seppure in tempi lunghi rinnovandosi come ha sempre continuato a fare senza rinnegare sé stessa.

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