Anno 2004

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Breve storia della Cavalleria italiana [4/11]

Franco Apicella, 21 marzo 2004

Come in tutta Europa, anche in Piemonte agli inizi del 1821 nascono i primi movimenti liberali che chiedono al sovrano la costituzione e la liberazione dell'Italia dal dominio austriaco. Protagonisti sono proprio alcuni corpi dell'Esercito in cui militano ufficiali che avevano combattuto nella campagne napoleoniche, come Carlo Asinari di San Marzano conte di Caraglio, vicecomandante dei Dragoni della Regina. L'intento dei confederati, così si chiamano i cospiratori, è quello di sollevare la Lombardia per prendere tra due fuochi l'esercito austriaco nel frattempo impegnato al sud per rimettere sul trono Ferdinando di Borbone cacciato dagli insorti.

I cospiratori chiedono al cugino del re, Carlo Alberto, di convincere il sovrano a concedere la costituzione e a dichiarare guerra all'Austria. Il re, pur ben disposto, non può turbare lo status quo sancito dalla restaurazione, né suo cugino si mostra deciso a sostenere i confederati. L'insurrezione quindi inizia il giorno 10 marzo coinvolgendo i reggimenti Cavalleggeri del Re e Dragoni del Re e subito Vittorio Emanuele I abdica in favore del fratello Carlo Felice, nominando reggente Carlo Alberto che proclama la costituzione il 13 marzo.

Carlo Felice al suo rientro a Torino sconfessa la decisione di Carlo Alberto. Ne nasce una contrapposizione fra truppe fedeli e insorti che divide gli stessi reggimenti, come nel caso dei Dragoni del Re con una piccola aliquota leale alla corona a Genova e il grosso del Reggimento con i confederati ad Alessandria. Sarà purtroppo l'intervento delle forze austriache chiamate da Carlo Felice a disperdere i confederati in marcia su Novara l'8 aprile ponendo fine ai moti. Il 1° agosto dello stesso anno sono sciolti i reggimenti Dragoni del Re, Dragoni della Regina e Cavalleggeri del Re.

Con il personale meno implicato nei moti viene costituito un nuovo reggimento denominato Dragoni del Genevese, in cui vengono immessi dopo una promozione a "bass'ufficiali" quei Dragoni del Re che a Genova avevano dato prova di fedeltà. I reggimenti di cavalleria si riducono così a quattro e solo nel 1828 ne viene costituito un quinto, i Dragoni di Piemonte, che però non ha alcun legame con l'omonimo reggimento già diventato Cavalleggeri nel 1798. Il numero sale a sei nel 1831 con la ricostituzione di Aosta Cavalleria.

Nel 1823 viene intanto fondata la Regia Scuola Militare di Equitazione a Venaria Reale presso Torino per la formazione equestre del personale dell'Arma. La Scuola è sciolta nel 1848 agli inizi della 1^ guerra di indipendenza e i suoi effettivi vanno ad aumentare i ranghi dei reggimenti. Tutto il periodo fino al 1848 è denso di innovazioni, in particolare dopo la morte di Carlo Felice cui succede nel 1831 Carlo Alberto.

Oltre alla adozione dello Stendardo unico per tutti i reggimenti disposta nel 1832, Carlo Alberto istituisce nel 1833 le Medaglie d'Oro e d'Argento al Valor Militare. Il primo militare di cavalleria a meritare quella d'Oro è Giovan Battista Scapaccino che, dopo aver prestato servizio in Piemonte Reale dal 1822 al 1830, passa nei Carabinieri Reali e muore per mano di un gruppo di rivoltosi nel 1834 gridando "Viva il re". E' ancora del 1832 l'assegnazione ai reggimenti dei nuovi nomi e colori rimasti sostanzialmente fino a oggi. I Cavalleggeri di Piemonte diventano Nizza Cavalleria, i Dragoni del Genevese Genova Cavalleria e i Dragoni di Piemonte Novara Cavalleria. Rimangono invariati Piemonte Reale e Aosta, mentre i Cavalleggeri di Savoia diventano Savoia Cavalleria.

Quando nel 1848 l'Europa e l'Italia sono nuovamente attraversate da moti insurrezionali, Carlo Alberto concede il famoso Statuto Albertino e dichiara guerra all'Austria il 23 marzo per portare aiuto agli insorti della Lombardia e del Veneto. L'esercito austroungarico al comando del maresciallo Radetzky si ritira verso il lato est del Quadrilatero, sistema difensivo delimitato dalle città fortezza di Verona, Peschiera, Mantova e Legnago. La campagna del 1848 di quella che diventerà la 1^ guerra di indipendenza si combatte dunque tra il Mincio e Verona.

Il primo fatto d'arme di un certo rilievo avviene a Goito l'8 di aprile, quando inizia l'epopea dei Bersaglieri, con il ferimento in quella circostanza del loro fondatore, colonnello Alessandro La Marmora. Nello stesso giorno si distingue Aosta Cavalleria le cui avanguardie entrano per prime nella cittadina. I reggimenti Nizza e Novara partecipano alla occupazione della linea del Mincio tra Mantova e Peschiera; a questa fortezza viene posto l'assedio il 10 aprile con il concorso di Piemonte Reale.

Dopo alcune puntate offensive verso est, si giunge al combattimento di Pastrengo del 30 aprile, noto per la famosa carica dei Carabinieri a cavallo (3 squadroni agli ordini del maggiore conte Negri di Saint Front, ufficiale di cavalleria). Anche Piemonte Reale e Novara partecipano attivamente al combattimento, mentre Savoia e Genova sono schierati a protezione del fianco destro del dispositivo.

L'esito favorevole di Pastrengo induce i piemontesi a forzare le tappe verso Verona, attaccando il 6 maggio la località di S. Lucia. Tutti i sei reggimenti di cavalleria prendono parte alla battaglia e allo Stendardo di Novara viene concessa la Medaglia di Bronzo al Valor Militare con questa breve motivazione: "Per essersi distinto nel fatto d'arme intorno a Verona". Gli esiti della battaglia non sono quelli sperati, come testimonia uno storico militare, il Corsi: "Il risultato materiale fu nullo d'ambo le parti; ma immenso fu l'effetto morale, e tutto a vantaggio degli austriaci […] a S. Lucia finì il nostro avanzare, e da quel giorno in poi li austriaci s'ebbero la iniziativa strategica."

Il 30 maggio una nuova battaglia, ma senza esiti decisivi, si svolge a Goito dove combattono Aosta, Genova e Nizza, al cui Stendardo viene conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. La guerra prosegue con in fasi alterne consentendo al maresciallo Radetzky di rafforzare le sue difese. Il 18 luglio a Governolo, presso Mantova, i bersaglieri occupano l'ingresso della cittadina tenuta dagli austriaci con una compagnia scesa lungo il Po su alcuni barconi fino alla confluenza con il Mincio. Genova Cavalleria subentra nell'inseguimento degli Austriaci e cattura la Bandiera del reggimento Francesco Carlo.

Le ultime battaglie del 1848 hanno luogo a Sommacampagna, Custoza e Volta Mantovana, tra il 24 ed il 27 di luglio. A Sommacampagna combattono Aosta, Novara, Genova, Piemonte Reale e Savoia che il 24 luglio cattura la Bandiera del reggimento dell'arciduca Ernesto. Il 25 luglio Novara e Aosta combattono in quella che viene ricordata come prima battaglia di Custoza. Il 26 e 27 luglio a Volta Mantovana il ripiegamento verso ovest dell'esercito piemontese è protetto da Savoia, Genova e Novara, il cui comandante colonnello Maffei di Boglio viene decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare. La campagna del 1848 termina con una tregua che il re Carlo Alberto tratta con il Maresciallo Radetzky non volendo, come dice il Corsi, "esporre Milano a rovina certa e inutile".

Nella primavera del 1849 ai confini tra Piemonte e Lombardia inizia la seconda campagna, durata solo quattro giorni dal 20 al 23 marzo e conclusa con la grave sconfitta di Novara che causa l'abdicazione di Carlo Alberto a favore del figlio Vittorio Emanuele II. I reggimenti di cavalleria meritano due Medaglie d'Argento al Valor Militare - rispettivamente Piemonte alla Sforzesca e Aosta per la battaglia di Novara - e due Medaglie di Bronzo al Valor Militare, entrambe attribuite a Nizza, la prima per il combattimento di Mortara e la seconda per la battaglia di Novara. Il valore dimostrato dai reggimenti di cavalleria fa superare le perplessità manifestate da qualcuno prima della guerra quando "non avendosi ancora moltissima fede nei boni squadroni nostri", come dice il Corsi, si era scettici sulla efficacia del loro impiego sui nuovi campi di battaglia.

Nonostante l'amarezza della sconfitta, il bilancio di questa guerra così verrà tracciato da Benedetto Croce: "La perdita di quanto s'era acquistato nella prima metà dell'anno '48 appariva grande nel riguardo materiale; ma nel riguardo morale e politico, un paragone che si fosse istituito con le condizioni dell'Italia di prima, anche questa volta avrebbe reso chiaro il guadagno che attraverso quelle vicende si era ottenuto […] era sorto un nuovo e saldo fulcro per la ripresa dell'azione liberale e nazionale in uno stato italiano, che aveva un'amministrazione degna e un esercito valoroso, che aveva versato il sangue dei suoi soldati per la cacciata degli stranieri dalla terra italiana, che solo aveva conservato gli ordinamenti costituzionali e liberali."

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