Anno 2004

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Russia, il nuovo corso delle forze armate

Franco Apicella, 30 marzo 2004

Parlando con alcuni giornalisti durante la pausa di una riunione convocata lo scorso 23 marzo dal ministro della difesa Sergei Ivanov, l'ammiraglio Vladimir Kuroedov aveva affermato che le condizioni di degrado dell'incrociatore Pietro il Grande, gioiello della Flotta russa del Nord, comportavano rischi di esplosione aggravati dalla presenza del sistema di propulsione nucleare.

Nel giro di poche ore però lo stesso ammiraglio rettificava le sue affermazioni precisando che il degrado era riferito solo alle strutture alloggiative, senza alcun coinvolgimento degli impianti nucleari giudicati conformi alle norme. L'incrociatore comunque è stato fermato per almeno tre settimane durante le quali il suo comandante, contrammiraglio Vladimir Kasatonov, dovrà provvedere a rimettere in piena efficienza l'unità.

L'episodio si è prestato a diverse interpretazioni. La Pravda nel darne notizia ha subito evidenziato che il fermo della nave, ipotizzato in prima istanza per tre mesi, priva l'equipaggio della indennità di navigazione pari a 1/3 della paga normale. Lo stesso giorno RIA-Novosti riferiva di un incontro in cui il ministro della difesa Ivanov avrebbe rappresentato al presidente Putin che la modernizzazione delle forze armate non può prescindere dalla possibilità di offrire al personale l'opportunità di acquisire alloggi con mutui agevolati nelle sedi in cui presta servizio.

Pur non essendo una novità in assoluto, l'informazione ufficiale continua a porre l'accento sulle condizioni di vita del personale militare, confermando la tendenza a evolvere verso schemi sociali più moderni. Può essere poi interpretato come segno di moderna (o strumentale) trasparenza il fatto che la stampa russa abbia commentato l'iniziativa di Kuroedov come ritorsione nei confronti del comandante dell'incrociatore Pietro il Grande, nipote dell'ammiraglio in pensione Igor Kasatanov.

Già vice di Kuroedov, Igor Kasatanov ne avrebbe denunciato presunte responsabilità durante l'inchiesta sull'affondamento del sottomarino nucleare K-159 in cui il 29 agosto 2003 trovarono la morte 9 dei 10 membri dell'equipaggio incaricati di avviarlo alla completa dismissione. Formalmente sotto accusa era invece l'ex comandante della flotta del Nord, ammiraglio Gennady Suchkov.

La stampa occidentale ha attinto a piene mani a questa notizia, risalendo anche alle polemiche seguite all'affondamento del sottomarino nucleare Kursk nell'estate del 2000. Pur da non escludere, sembra tuttavia semplicistico ridurre i fatti a una faida interna tra gli alti gradi della marina militare russa. Oltretutto questa ipotesi male si concilia con l'altra che interpreta l'iniziativa di Kuroedov come strumento di pressione per ottenere maggiori finanziamenti, in particolare per la flotta dei sottomarini che al comandante in capo starebbero a cuore più delle grosse navi di superficie.

Certo qualcosa si sta agitando nei palazzi della difesa a Mosca e la marina è in prima linea. Se ne era avuta dimostrazione poco più di un mese fa con le dichiarazioni, anch'esse contraddittorie, seguite al fallito lancio dei missili dai sottomarini nucleari Novomoskovsk e Karelia. In quella occasione il presidente Putin era presente sul Pietro il Grande, le cui prestazioni venivano valutate eccellenti sulla base delle attività addestrative condotte nei mesi di gennaio e febbraio.

Non è stato un caso quindi che lo stesso 23 marzo Kuroedov abbia aggiunto alle sue pseudo catastrofiche dichiarazioni sul Pietro il Grande i risultati dell'inchiesta sul fallito lancio del Karelia. Si è appurato che il missile, costruito nel 1987, aveva una vita tecnica di 7 anni e mezzo. Eppure si è tentato ugualmente di lanciarlo; tutto il mondo è paese e anche nella marina russa "al Presidente non si può dire di no", a costo di pretendere di far partire un missile che non può partire.

Se una persona scaltra e intelligente come Putin finge di non accorgersi di quanto sta accadendo, vuol dire che ha buoni motivi per farlo. Putin non può ignorare le condizioni di degrado delle sue forze armate e si sta muovendo, come sembra, in due direzioni: ricostruire il morale e la professionalità degli uomini, far crescere l'economia nazionale, premessa indispensabile per una ripresa dell'industria degli armamenti e per l'ammodernamento delle forze armate.

Qualche estemporaneo avvicendamento di vertici militari non cambierebbe molto la situazione nel settore del personale. Il nuovo mandato appena ricevuto consente a Putin il tempo necessario affinché le faide intestine, come quelle della marina, impongano al vecchio establishment un tasso di logoramento molto elevato. Dopo di che potrà subentrare e prendersi cura di morale e professionalità degli uomini una nuova classe dirigente, di sicura fede nei confronti del Presidente e degna di fiducia agli occhi della nazione.

Forse più tortuosa, ma anch'essa partecipe del grande gioco mediatico, è la strada verso il rinnovo degli armamenti. Undici giorni prima delle dichiarazioni di Kuroedov il direttore generale della agenzia russa per gli armamenti, Alexander Noskachev, annunciava che il 37% delle 127 industrie del suo comparto sono sull'orlo della bancarotta e che i loro debiti, pari a 45 miliardi di rubli, corrispondono al valore di metà della produzione. Questi dati però sono in netta controtendenza con la previsione di crescita del PIL russo nel 2004 al 6,4%, da fare invidia a tutto l'occidente e presentata lo scorso 25 marzo al governo dal ministero dello sviluppo economico e del commercio.

Tra i motivi della crisi in cui versa l'industria della difesa c'è probabilmente anche l'atteggiamento di una classe dirigente, vicina a quella militare, chiusa e ancorata ai sistemi centralizzati protosovietici. Come ha già fatto in altri settori, Putin dovrà liberarsi degli oligarchi scomodi e dannosi; per raggiungere lo scopo, niente di meglio che un po' di glasnost sulle pecche del sistema, opportunamente amplificate dai media. Quest'ultimo meccanismo, tipico della società occidentale e in particolare americana, non è una trovata occasionale, ma fa parte del nuovo corso che il Presidente sta imprimendo ai suoi strumenti di governo e in definitiva alla nuova dirigenza russa.

Il 25 marzo Putin ha firmato il decreto per "lo staff presidenziale della federazione russa", nominando una serie di suoi collaboratori diretti secondo un organico molto più simile a quello della Casa Bianca che a quello del vecchio apparato del PCUS. L'obiettivo non dichiarato è la neutralizzazione delle oligarchie, in tutti i settori, compresa la difesa e la sua industria. Se la manovra avrà successo, allora veramente potrà iniziare un nuovo corso per le forze armate russe.

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