Anno 2004

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Terrorismo, la nuova debolezza dell'Occidente

Franco Apicella, 6 aprile 2004

Diversi fatti accaduti di recente fanno pensare a una nuova fase in cui l'Occidente si trova esposto con maggiore vulnerabilità al terrorismo di matrice islamica. Si tratta di vulnerabilità politica, conseguenza concreta di una malintesa e solo apparente grande forza della democrazia. Ne potrebbero trarre vantaggio anche i terrorismi di estrazione europea che trovano oggi ulteriore stimolo alla loro globalizzazione nell'esempio, e forse anche in qualcos'altro, di quello islamico.

Il primo segno è stato l'effetto Zapatero. L'elezione del nuovo premier e le sue immediate dichiarazioni sul ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq ha contagiato gli indecisi europei che, per evitare scelte comunque difficili, si nascondono dietro la foglia di fico del 30 giugno, data del previsto passaggio dei poteri alle autorità irachene. Anche il presidente Ciampi ha chiesto una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU per suggellare la data.

E' evidente che, in termini di realpolitk, una nuova risoluzione non cambierebbe la situazione sul campo; potrebbe anzi creare pericolose fragilità nelle strutture di comando delle forze multinazionali incaricate di garantire la sicurezza in Iraq qualora si scegliesse di passare all'ONU il comando delle operazioni. UNPROFOR e Somalia insegnano. Nonostante tutto si continua a sperare in un improbabile effetto taumaturgico del 30 giugno. Questa miopia politica diventa automaticamente una debolezza strutturale non solo per l'Europa, ma anche per gli USA che vedono ridursi in numero e in convinzione i partner europei affidabili.

Da parte loro gli USA, nel pieno della campagna elettorale, sono ormai in preda al gioco della grande forza della democrazia. Così, il consigliere per la sicurezza nazionale Condoleeza Rice depone davanti a una commissione istituita anche in virtù delle rivelazioni contenute in un libro, pubblicato con tempestività, dell'ex consigliere presidenziale per il terrorismo Clarke. La Rice è costretta ad ammettere che l'11 settembre 2001 avrebbe dovuto pronunciare un discorso in cui si indicava la minaccia di attacchi con missili balistici come rischio maggiore per la sicurezza degli USA. Il terrorismo era solo una delle possibili minacce da parte degli stati canaglia e bin Laden non era neppure nominato.

La minaccia missilistica non pone problemi di intelligence paragonabili a quelli del terrorismo; richiede profusione di tecnologia e di mezzi. Si allargano così le prospettive per l'industria della difesa a beneficio dell'intera economia nazionale. Non è detto che questo fosse lo scopo dell'amministrazione USA alla vigilia dell'11 settembre, ma le conseguenze sarebbero comunque state tali. Rifasare l'approccio tecnico militare alla minaccia terroristica non deve essere stata cosa da poco.

Le ammissioni della Rice potrebbero oggi servire a fare guadagnare in trasparenza almeno in parte quello che Bush sta perdendo nella efficacia della sua guerra al terrorismo. La mossa però è molto rischiosa e diventerebbe addirittura suicida se dovessero continuare episodi negativi come le violenze in Uzbekistan, la mancata cattura di Karadzic e lo scempio dei civili americani sulle strade di Fallujah.

Rumsfeld è stato in visita in Uzbekistan e in altri paesi dell'area centro asiatica alla fine di febbraio. Dopo solo un mese, in un paese all'apparenza stabile ma soprattutto autoritario, avvengono gravi disordini con un bilancio al 30 marzo di 19 morti e 26 feriti. La stabilità dell'Uzbekistan, così come quella di altre vicine repubbliche ex sovietiche, è necessaria al processo di normalizzazione in Afganistan; ma qui la data delle elezioni, nonostante i buoni propositi della NATO e del suo segretario generale, è slittata.

E ancora la NATO - per essa le forze speciali americane e britanniche - subisce uno scacco con la mancata cattura di Karadzic accusato di crimini di guerra e con il rifiuto di collaborare da parte delle autorità serbe. A Fallujah intanto si sono ripetute scene che ricordano quelle di Mogadiscio. L'obiettivo dell'attentato cui ha fatto seguito lo scempio dei cadaveri era costituito da operatori civili in forza a una agenzia di servizi di sicurezza. Una scelta mirata dei terroristi che dimostrano di potere colpire qualunque obiettivo a stelle e strisce oltre ai militari e, aggiungendo enfasi mediatica all'episodio, pesare sulla campagna elettorale USA come hanno già fatto con quella spagnola.

Tutto indica una nuova debolezza dell'Occidente che si sta trasformando in pericolosa vulnerabilità: per l'Europa la cronica incapacità di decidere, per gli USA l'autocastrazione della campagna elettorale. La grande forza della democrazia può risolvere i problemi dei paesi democratici; per combattere il terrorismo, quello che torna ogni giorno con efficacia sempre nuova, bisogna anche sapersi turare il naso e scendere sul suo terreno, a costo di essere censurati dall'intero orbe terracqueo per l'eliminazione dello sceicco Yassin. Si tratta solo di riportare alla simmetria un conflitto asimmetrico.

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