Anno 2004

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Breve storia della Cavalleria italiana [7/11]

Franco Apicella, 11 aprile 2004

Nella iconografia di maniera il periodo tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX coincide anche per la cavalleria con la belle époque. L'aspetto mondano assume grande rilievo, ma si tratta di un fenomeno diffuso in tutta la società italiana ed europea. Le celebrazioni dei due secoli di vita dei più antichi reggimenti sono l'occasione per ricordare fasti e tradizioni dell'Arma. Non ci sono tuttavia solo manifestazioni esteriori; nella realtà dei fatti si riaffermano i valori fondanti: coraggio e generosità.

La Scuola di cavalleria ricostituita a Pinerolo nel 1849 diventa un centro a livello europeo per la pratica della equitazione militare e nel 1891 viene enucleato un distaccamento a Tor di Quinto alla periferia di Roma dove si svolgono i corsi di equitazione di campagna. I concorsi ippici - il primo internazionale in Italia è del 1902 a Torino - sono la manifestazione agonistica di un profondo mutamento intervenuto nella equitazione militare.

Protagonista e simbolo di questa evoluzione è il capitano Federico Caprilli che, attraverso una pratica quotidiana di lavoro e disciplina, elabora il metodo di equitazione naturale. Questo sistema consente al cavallo di sviluppare e impiegare al meglio le sue doti naturali e trova applicazione sia nell'ambito sportivo sia in quello più tipicamente militare-operativo. L'equitazione di campagna, il sapere muovere agevolmente e celermente su qualsiasi terreno, è infatti la tecnica basilare per l'impiego delle unità di cavalleria sui campi di battaglia del XX secolo.

Attraverso il suo Ispettorato costituito nel 1883, l'Arma indice il campionato del cavallo d'arme e le gare di pattuglia reggimentali, più simili a esercitazioni militari che a competizioni sportive equestri. A dimostrazione della universalità del suo metodo, il capitano Caprilli vince nel 1807 il campionato del cavallo d'arme. Muore precocemente per una caduta da cavallo il 6 dicembre dello stesso anno, ma la sua eredità è raccolta da tanti cavalieri militari che manterranno l'Italia al vertice dell'equitazione mondiale per altri decenni.

La spensieratezza della belle époque è turbata il 29 luglio 1900 dall'assassinio del re Umberto I, già comandante dei Lancieri di Aosta e protagonista dell'episodio del Quadrato di Villafranca come comandante della 16^ divisione durante la battaglia di Custoza del 24 giugno 1866. A lui era stato intitolato uno degli ultimi due reggimenti di cavalleria costituiti nel 1887.

Nel 1901 un plotone dei Cavalleggeri di Roma parte con il contingente italiano inviato in Cina per la rivolta dei Boxers. E' sostituito dopo due anni da un plotone di Lucca in quella che a tutt'oggi è la missione più lontana dalla madrepatria cui abbia partecipato un reparto di cavalleria. Nel 1909 la situazione politica europea comincia già a manifestare segni di tensione e l'Arma viene potenziata con la costituzione di cinque nuovi reggimenti cavalleggeri: Mantova, Vercelli, Aquila, Treviso, Udine. Si giunge così a un totale di 29 reggimenti.

Quando nel 1911 viene consegnato un ultimatum alla Turchia e inizia la guerra di Libia, accompagnata dalle note di "Tripoli bel suol d'amore", la cavalleria è impegnata con parsimonia nel timore che le condizioni ambientali siano poco idonee per l'impiego dei cavalli. Ben presto tuttavia queste preoccupazioni si rivelano infondate ed entro il 1913 saranno otto i reggimenti di cavalleria a partecipare in diversa misura alla campagna. Tra tutti si distinguono i Cavalleggeri di Lodi che, dopo avere contribuito all'occupazione di Tripoli il 5 ottobre 1911, combattono il 26 ottobre a Henni Bu Meliana meritando la Medaglia d'Argento al Valor Militare allo Stendardo.

Gabriele D'Annunzio ricorda l'episodio nella Canzone della Diana. Un'altra Medaglia d'Argento al Valor Militare viene concessa allo Stendardo di Lodi per i combattimenti di Monterus Nero del 23 marzo 1913, cui partecipano anche gli elementi della cavalleria coloniale costituiti in Libia a partire dall'anno precedente. Durante quella campagna l'esercito italiano, primo al mondo, impiega l'aereo in azioni belliche; molti tra i piloti provengono dalle file dell'Arma, tra cui il capitano Gaspare Bolla della Scuola di Cavalleria, ben noto in campo equestre.

Viene intanto progressivamente adottata a partire dal 1909 l'uniforme di colore grigio-verde, meno riconoscibile e quindi più consona alle esigenze operative. Un altro segno esteriore dell'approssimarsi della guerra. Con la costituzione completata nell'aprile del 1915 del reggimento Cavalleggeri di Palermo, il livello organico dell'Arma giunge al suo massimo storico di 30 reggimenti, di cui 14 di supporto di corpo d'armata e 16 inquadrati in 4 divisioni ciascuna su due brigate. Ispettore dell'arma di cavalleria è dal 1913 Vittorio Emanuele Savoia Aosta, conte di Torino, già protagonista del duello con il conte di Orléans. Sotto la sua guida, oltre alla revisione della regolamentazione di impiego che ripropone il combattimento a piedi, viene potenziata la capacità di fuoco dei reparti; sono provvedimenti quanto mai tempestivi in vista degli ormai imminenti impegni.

All'inizio delle ostilità, il 24 maggio 1915, le quattro divisioni di cavalleria sono impiegate sul fronte est, la 1^ e la 2^ seconda sul confine nell'area di Palmanova, la 3^ e la 4^ a disposizione del comando supremo sulla linea del Tagliamento. Il piano inizialmente concepito di passare di slancio i ponti sull'Isonzo non può essere attuato per le resistenze impreviste incontrate che richiedono piuttosto un attacco metodico della fanteria.

I reggimenti di cavalleria vengono quindi impiegati nei primi mesi di guerra in maniera frazionata e alle dipendenze di altri comandi con compiti di sorveglianza e protezione delle retrovie. Le sezioni mitragliatrici, costituite grazie ai provvedimenti presi dall'Ispettore dell'Arma, vengono impiegate nelle trincee del Carso con la fanteria riscuotendo l'encomio dei comandi a sostegno dei quali operano. Nel frattempo l'Ispettorato, che non aveva funzioni di comando sui reggimenti, si trasforma in Comando del corpo di cavalleria e, dal 1 giugno, in Comando generale dall'arma di cavalleria cui sono assegnate le quattro divisioni.

Il personale dell'Arma contribuisce a rinforzare i ranghi di altre specialità e armi più impegnate. Il più conosciuto è il contributo di piloti alla nascente specialità aeronautica, ma non meno generoso è il passaggio di molti cavalieri ai reparti d'assalto, di fanteria, artiglieria, bombardieri (ben 13.000 tra ufficiali e soldati) e autoblindomitragliatrici. Nel 1917 verranno inoltre costituite nei vari reggimenti 34 compagnie mitragliatrici di cavalleria appiedate assegnate per l'impiego a unità di fanteria.

Nel secondo anno di guerra il Comando supremo decide l'appiedamento delle quattro divisioni affinché "nessuna delle forze rimanga inoperosa e anche per mettere a contributo il tesoro di energia e preparazione dell'arma di cavalleria." La 1^ divisione è schierata sul medio Isonzo e la 4^ sul Carso di Monfalcone. Nizza si distingue il 14 maggio 1916 meritando la Medaglia di Bronzo al Valor Militare allo Stendardo per i combattimenti presso le officine di Adria. Treviso il 15 maggio merita la Medaglia d'Argento al Valor Militare allo Stendardo per la resistenza opposta al nemico alle Cave di Selz. Il 16 settembre, ancora sul Carso, Genova conquista e mantiene quota 144 e lo Stendardo è decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare.

Nel frattempo con la VI battaglia dell'Isonzo combattuta in agosto viene conquistata Gorizia. All'azione partecipa anche una brigata di cavalleria di formazione costituita da squadroni tratti da vari reggimenti per l'occasione di nuovo in sella. Tra tutti si distinguono quattro squadroni del reggimento Cavalleggeri di Udine, al cui Stendardo viene concessa la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Non è tuttavia possibile avanzare a est di Gorizia a causa della consistenza delle difese austriache nel vallone di Doberdò.

Dopo un altro anno di guerra nell'ottobre 1917 i reggimenti di cavalleria sono ridotti negli organici a quattro squadroni di 100 cavalli più uno squadrone mitraglieri su quattro armi. In questa situazione viene affrontata la XII battaglia dell'Isonzo, più nota come ritirata di Caporetto. Delle quattro divisioni di cavalleria, la 3^ e la 4^ sono lontane dal fronte e vengono immediatamente avviate alla zona di operazioni. Alla 2^ divisione è assegnato il compito di proteggere la 2^ armata ormai in rotta verso ovest e la 1^ divisione riceve lo stesso compito a favore della 3^ armata che ripiega verso il Tagliamento.

L'obiettivo di portare a ovest del Tagliamento quante più forze possibili per riorganizzare la nuova linea di difesa sul Piave è raggiunto negli ultimi cinque giorni di ottobre grazie al sacrificio dei reggimenti di cavalleria che si oppongono all'avanzata delle truppe austro-ungariche. A Pozzuolo del Friuli il 29 e 30 ottobre la seconda brigata di cavalleria, con Genova e Novara, guadagna le 24 ore che consentono il ripiegamento della 3^ armata. Le "mille lance" al termine dell'azione sono ridotte a 485 e caricando si aprono il varco per rientrare nelle linee amiche.

Altri reggimenti sono protagonisti di episodi analoghi in diverse località, ma l'importanza di Pozzuolo è decisiva e il 30 ottobre diventa la data ufficiale per la celebrazione della festa dell'Arma. "Generosa con tutti, fedele a sé stessa", dirà il conte di Torino in una frase in cui commenta il contributo della cavalleria alla 1^ guerra mondiale. Un vero motto che rende pienamente lo spirito dell'Arma e il senso del sacrificio compiuto in quei giorni.

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