Anno 2004

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Breve storia della Cavalleria italiana [8/11]

Franco Apicella, 18 aprile 2004

Dopo la sconfitta di Caporetto, l'8 novembre 1917 si riuniscono a Peschiera i rappresentanti delle potenze alleate e del governo italiano. Il re Vittorio Emanuele III con un frase cancella tutte le polemiche nate in un analogo convegno tenuto a Rapallo quattro giorni prima: "Lor signori discuteranno in seguito se ce ne sarà bisogno. Ma sulla situazione militare desidero esporre e parlare solo io." Contrastando le visioni pessimistiche di quanti propongono una difesa più arretrata, il re decide per la linea del Piave.

Inizia dalla metà di novembre il riordinamento dell'Arma, i cui reggimenti sono completati negli effettivi e rinforzati; quelli indivisionati ricevono un nucleo mitraglieri ciclisti per ogni squadrone. Nel giugno e luglio del 1918 operano nella zona del Montello i Lancieri di Firenze e i Cavalleggeri di Caserta. Questi ultimi per l'intensa attività di guida e collegamento svolta meritano l'appellativo di Guide del Montello.

Analoghi compiti svolge più a sud Piemonte Cavalleria, nella zona costiera tra Piave e Sile. I Lancieri di Milano e i Lancieri di Vittorio Emanuele II si distinguono in diverse azioni nel mese di giugno e in particolare il 23 e 24 per le ricognizioni svolte sui guadi del Piave. Allo Stendardo di entrambi i reggimenti al termine del conflitto viene conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare con uguale motivazione che comprende anche la "rapida e irruenta avanzata dell'ottobre-novembre 1918 dal Piave a Palmanova e Cervignano".

Intanto il 19 giugno cade sul Montello col suo aereo il maggiore Francesco Baracca di Piemonte Cavalleria, già decorato mesi prima di medaglia d'Oro al Valor Militare dopo la 30^ vittoria in combattimento aereo. Analoga ricompensa è stata attribuita nel 1917 a Fulco Ruffo di Calabria, capitano dei Cavalleggeri di Foggia, "pilota da caccia di insuperabile ardire, provato in 53 scontri aerei", come ricorda la motivazione.

Al termine del conflitto vengono poi decorati di Medaglia d'Oro al Valor Militare Gabriele D'Annunzio, tenente colonnello dei Lancieri di Novara e Giacomo Camillo De Carlo, tenente dei lancieri di Firenze. Per D'Annunzio la motivazione cita la partecipazione "ad audacissime imprese in terra, sul mare, nel cielo", ma non il volo su Vienna, compiuto il 9 agosto 1918 per lanciare simbolicamente volantini anziché bombe sulla città. Al tenente De Carlo, osservatore di aeroplano, la medaglia è concessa per una azione informativa oltre le linee nemiche della durata di oltre tre mesi con infiltrazione a mezzo velivolo e rientro via mare.

A un anno esatto dalla sconfitta di Caporetto la battaglia di Vittorio Veneto sancisce la vittoria finale dell'Italia nella 1^ guerra mondiale. Tra il 29 e il 30 ottobre i reggimenti di cavalleria, di nuovo posti alle dipendenze del Comando del Corpo di Cavalleria, sono lanciati all'inseguimento del nemico. I Lancieri di Firenze entrano per primi a Vittorio Veneto, meritando la Medaglia di Bronzo al Valor Militare allo Stendardo. La seconda brigata di cavalleria, la stessa di Pozzuolo e ancora con Genova e Novara, occupa il 31 il ponte sul Livenza a Fiaschetti. I Cavalleggeri Guide occupano Sacile meritando la Medaglia di Bronzo al Valor Militare allo Stendardo.

La 3^ divisione di cavalleria opera più a nord con Montebello, Vicenza, Savoia e Saluzzo. In una azione sulla strada Istrago - Tauriano, condotta per occupare il ponte di Pinzano sul Tagliamento, Saluzzo merita la Medaglia d'Argento al Valor Militare. Il 3 novembre una pattuglia di Savoia e una di Montebello entrano in Udine seguite a breve distanza dal 3° squadrone di Savoia alla cui testa è lo stesso colonnello comandante che "porta ai cittadini di Udine, capitale del forte ed eroico Friuli, il saluto dell'esercito italiano", ricevendo l'abbraccio commosso del sindaco.

Vengono condotte azioni anche in zone impervie; due squadroni di Firenze e uno di Piacenza risalgono il Bosco del Cansiglio, il I gruppo di Padova sale alla cima del Grappa e giunge a Feltre il 1 novembre. Uno squadrone di Udine valica il passo del Tonale e si porta al passo della Mendola. La notte sul 3 novembre i Cavalleggeri di Alessandria sono a Rovereto e di qui raggiungono Trento dove il colonnello comandante riceve la resa dei comandi austriaci ancora presenti in città e issa il tricolore sul castello del Buon Consiglio.

Nelle ultime ore di guerra, il 4 novembre, continua l'avanzata dei reggimenti di cavalleria nella pianura friulana a est del Tagliamento. I Lancieri di Aosta caricano a Corgnolo meritando la Medaglia di Bronzo al Valor Militare allo Stendardo; stessa ricompensa è attribuita ai Lancieri di Mantova giunti fino a Palmanova. Lo Stendardo dei Lancieri di Vercelli è decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare per tutte le azioni svolte nel corso della guerra, culminate con l'inseguimento del nemico al Tagliamento.

L'ultima carica, a solo cinque minuti dall'ora dell'armistizio fissata per le 15.00 del 4 novembre, è quella del 4° squadrone dei Cavalleggeri di Aquila a Paradiso, una frazione a est del fiume Stella. Quello stesso giorno il generale Diaz firma il Bollettino della Vittoria in cui è posto in evidenza il contributo dell'Arma: "Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio … delle Divisioni di Cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente."

Nei 41 mesi di guerra alcuni reggimenti combattono anche lontano dalla madrepatria. Lo Squadrone Sardo, che fa parte del X gruppo squadroni N.F. (nuova formazione) costituito nel dicembre 1914, è tra i primi reparti a essere inviato in Albania nel 1915 in rinforzo alle truppe serbe impegnate contro quelle austro-ungariche. Nella stessa zona di operazioni si alternano i reggimenti cavalleggeri Lodi, Catania, Palermo, Umberto I e, nel luglio 1918, Lucca.

Nei mesi di luglio e agosto 1918 una unità di formazione con quattro squadroni di Catania, un gruppo squadroni di Palermo e lo Squadrone Sardo occupa la città di Fieri e la vallata del fiume Semeni. Allo Stendardo dei Cavalleggeri di Catania e allo Squadrone Sardo è concessa la Medaglia d'Argento al Valor Militare; allo Stendardo dei Cavalleggeri di Palermo quella di Bronzo.

Per i Cavalleggeri di Lodi le operazioni continuano fino al 1919. Dopo aver preso alle proprie dipendenze due squadroni di Lucca nel dicembre 1918, il Reggimento ridenominato Misto è inquadrato nella 35^ Divisione che opera con i francesi per il controllo della Bulgaria in base agli accordi del dopoguerra. Il reggimento arriva fino a Sofia e rientra in madrepatria alla fine di luglio del 1919. Nel frattempo il II gruppo squadroni di Lodi ha partecipato anche alle operazioni sul fronte francese nel 1918.

Tra il 1919 e il 1920 vengono firmati accordi di pace separati tra le varie parti; dovrebbero servire a chiudere una pagina tragica della storia europea, ma purtroppo in alcuni casi costituiscono la premessa per successive catastrofi.

Già dal 1919 la cavalleria viene ridotta ai primi sedici reggimenti su due gruppi di cui il secondo conserva nome e Stendardo di uno dei reggimenti sciolti. Successive contrazioni portano nel 1920 il numero dei reggimenti a 12; restano i quattro reggimenti di cavalleria di linea - Nizza, Piemonte, Savoia e Genova - e otto reggimenti cavalleggeri: Novara, Aosta, Firenze, Vittorio Emanuele II, Saluzzo, Monferrato, Alessandria e Guide. Non mancano però riconoscimenti e celebrazioni. Il 20 maggio 1923 a Torino in Piazza Castello viene inaugurato il monumento al cavaliere alla presenza del re e dei trenta Stendardi. Il successivo 30 ottobre viene commemorato l'anniversario di Pozzuolo del Friuli con un monumento nella piazza della cittadina. Nel 1925 gli Stendardi dei reggimenti sciolti vengono depositati al museo di Castel S. Angelo a Roma. L'8 ottobre dello stesso anno è conferito all'Arma lo stemma araldico con il motto "Ut velocius, ut vehementius" coniato da Gabriele D'Annunzio.

Il riconoscimento più importante è la Medaglia d'Oro al Valor Militare concessa con questa motivazione: "In 41 mesi di guerra diede mirabile esempio di abnegazione e di sacrificio, prodigandosi nei vari campi della cruenta lotta. Rinnovò a cavallo i fasti della sua più nobile tradizione, emulò, appiedata, fanti, artiglieri e bombardieri; fornì per i duri cimenti dell'aria piloti di rara perizia e singolare eroismo. Maggio 1915 - novembre 1918." Ma tra le celebrazioni delle glorie recenti e la preparazione per nuovi impegni operativi non c'è soluzione di continuità. Due sono le realtà che la cavalleria italiana affronta nel primo dopoguerra: le campagne coloniali e l'avvento del mezzo corazzato.

Nelle campagne in Libia e in Africa orientale scrive una storia tutta sua la cavalleria coloniale, i cui Quadri provengono dai reggimenti dell'Arma. I pochi reparti costituiti in occasione delle spedizioni precedenti, nel tempo diventano un numero rilevante di squadroni, gruppi squadroni e bande coloniali. Da questi è condotta in Libia la quasi totalità delle operazioni; in una sola occasione, nel 1923, vengono mobilitati e inviati in Cirenaica uno squadrone di Alessandria e uno di Guide.

In Africa orientale è invece ben più consistente la partecipazione alle operazioni di reparti nazionali molti dei quali nella nuova fisionomia motorizzata o corazzata. In Eritrea opera il IV gruppo carri veloci Duca degli Abruzzi, formato presso le Guide; in Somalia vengono inviati il I e II gruppo squadroni mitraglieri autocarrati Genova e il III e IV gruppo squadroni mitraglieri autocarrati Aosta. Durante le operazioni, svolte tra il 1935 e il 1937, ai quattro gruppi squadroni di Genova e Aosta viene attribuito l'appellativo di Cavalieri di Neghelli per il loro contributo determinante alla conquista di quella località. Oltre alle numerose ricompense individuali, vengono concesse due Medaglie di Bronzo al Valor Militare al III e al IV gruppo di Aosta e la Croce dell'Ordine Militare di Savoia all'Arma di Cavalleria.

L'impiego delle nuove unità motorizzate è il primo risultato di una trasformazione in atto già dal 1928. In quell'anno si iniziano i primi esperimenti per le grandi unità costituite due anni dopo. Sono le divisioni celeri formate da una brigata di cavalleria, un reggimento bersaglieri, uno di artiglieria e supporti.

Alle tre divisioni celeri vengono dati nomi celebri di casa Savoia: Eugenio di Savoia, Emanuele Filiberto Testa di Ferro e Principe Amedeo duca di Aosta. Nel 1934 le Guide vengono trasformate in reggimento scuola e deposito carri veloci, ordinato su un gruppo squadroni a cavallo, San Giorgio, e tre gruppi squadroni carri veloci, San Giusto, San Martino e San Marco. Alle tre divisioni celeri vengono assegnati rispettivamente i gruppi San Giusto, San Marco e San Giorgio.

Sarebbe ingeneroso recriminare oggi sulle modalità di questa trasformazione parziale o giudicare le più o meno velate resistenze da parte di chi non sa concepire l'Arma senza il cavallo. Il passaggio al mezzo meccanico risente di tutte le contraddizioni di un'epoca che prelude a un nuovo conflitto mondiale; ma ancora una volta la cavalleria sarà generosa con tutti, fedele a sé stessa.

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