Anno 2004

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Breve storia della Cavalleria italiana [9/11]

Franco Apicella, 25 aprile 2004

Mentre alcune unità dell'Arma passano dal cavallo al mezzo corazzato altre tornano a costituirsi montate. Nel 1936 si formano uno squadrone Cavalleggeri di Sardegna - poi diventato gruppo - e uno squadrone Cavalleggeri di Sicilia; quest'ultimo nel 1938 darà vita insieme ad altri reparti minori al gruppo squadroni Lancieri di Milano, ampliato in reggimento l'anno successivo. Nel 1940 si costituisce in Africa orientale il Raggruppamento di Cavalleria Coloniale per l'A.O.I. con il concorso di reparti coloniali e dei Cavalieri di Neghelli.

La costituzione nel 1938 di un corpo d'armata celere, che inquadra le tre divisioni celeri, lascia chiaramente intendere che l'impiego della cavalleria non può prescindere da mobilità e potenza di fuoco, canoni della guerra moderna. L'Arma tuttavia si presenta nel 1940 articolata su tredici reggimenti e un gruppo squadroni a cavallo e solo tre gruppi squadroni carri leggeri, oltre alle truppe coloniali. Conflitto durante saranno costituiti altri tre reggimenti oltre a numerosi gruppi autonomi, molti dei quali con funzioni di difesa del territorio nazionale.

Le prime operazioni militari iniziano già dal 1939 con l'invio in Albania di un reggimento di formazione costituito dal I gruppo di Aosta e dal III gruppo di Genova con due plotoni mitraglieri. Svolgono il loro compito, controllo del confine orientale verso la Grecia, in difficili condizioni ambientali e climatiche dimostrando grande capacità di adattamento.

All'inizio della ostilità, il 10 giugno 1940, l'attenzione è rivolta verso il fronte occidentale dove unità italiane entrano in territorio francese. Per la cavalleria sono presenti Nizza e Monferrato; nella breve campagna, conclusa con l'armistizio del 24 giugno, solo Nizza ha modo di essere impegnato. In Albania sono presenti a giugno Aosta e Milano, inquadrati nel raggruppamento celere del litorale schierato sulla destra del fronte greco albanese. Più a nord si trovano invece le Guide.

L'avanzata verso est, che comporta in alcuni casi il guado di corsi d'acqua e spesso marce su strade rese impraticabili dal fango, si ferma verso la metà di novembre. L'esercito greco riprende l'iniziativa e le unità di cavalleria sono costrette a concorrere appiedate alla difesa o a compiere sporadiche ricognizioni a cavallo. Le Guide meritano una Medaglia di Bronzo al Valor Militare allo Stendardo per il ciclo operativo dal 28 ottobre al 5 dicembre 1940; Aosta è ricompensato, per lo stesso periodo, con un Croce di Guerra al Valor Militare allo Stendardo.

Iniziano con una offensiva anche le operazioni in Africa orientale. Il Raggruppamento di Cavalleria partecipa all'avanzata nel Sudan. Il 27 giugno due squadroni in diversi episodi riescono ad avere la meglio nello scontro con alcune autoblindo inglesi. Tutto il raggruppamento è impegnato nella presa di Cassala che si conclude il 4 luglio 1940.

Diversa la situazione in Africa settentrionale dove, dopo la prima avanzata verso est che ha portato le forze italiane in territorio egiziano, i gruppi squadroni mitraglieri appiedati Genova, Aosta e Vittorio Emanuele II si attestano a difesa delle piazzeforti di Sollum e Bardia. Nelle alterne vicende del 1941 si distingue il gruppo squadroni mitraglieri Aosta che il 7 dicembre in fase di ripiegamento sostiene un duro scontro con unità inglesi di fanteria appoggiate da mezzi corazzati. Resistendo con il concorso di un gruppo di artiglieria fino all'alba del giorno successivo, provoca agli inglesi rilevanti perdite, inclusi alcuni carri.

Sul fronte balcanico il secondo anno di guerra è caratterizzato dall'apertura del teatro di operazioni iugoslavo. Il corpo d'armata celere viene per la circostanza rinforzato con l'immissione nelle sue tre divisioni dei reggimenti di cavalleria Nizza, Piemonte e Genova. L'11 aprile due gruppi squadroni carri veloci entrano in Lubiana a premessa dell'avanzata del corpo d'armata che in soli otto giorni occupa tutta la fascia costiera della Dalmazia. Nonostante la firma dell'armistizio, restano attive numerose formazioni partigiane che negli anni successivi impegneranno le unità rimaste per il controllo del territorio.

Nel teatro albanese intanto tra la fine del 1940 e l'inizio del 1941 in previsione di una azione offensiva viene costituito il raggruppamento celere Centauro con il comando di Aosta, il I gruppo squadroni Guide, uno squadrone di Milano, uno di Aosta e uno squadrone mitraglieri. I tre reggimenti vengono invece spostati sul confine greco iugoslavo. Molti gli episodi di valore individuali e dei reparti tra gennaio e aprile; allo Stendardo di Milano è concessa la Croce di Guerra al Valor Militare. Tra le ricompense individuali c'è anche una seconda Medaglia d'Oro al Valor Militare per Elia Rossi Passavanti, tenente colonnello nei Lancieri di Milano.

Il secondo anno di guerra sul fronte dell'Africa orientale comincia con una intensa reazione inglese alla conquista di Cassala. Il 21 gennaio il gruppo bande a cavallo Amhara carica contro mezzi corazzati avversari; il tenete Renato Togni cade nell'azione ed è decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare. E' il primo di una serie di episodi che caratterizzano questa campagna nei mesi successivi fino al 27 novembre, quando cede con l'onore delle armi l'ultimo presidio, Gondar, difeso tra agosto e settembre da numerose cariche del XIV gruppo di cavalleria coloniale.

Il gruppo bande Amhara è comandato dal capitano Amedeo Guillet che, dopo lo scioglimento dell'unità, continuerà a condurre una "guerra privata" - così definita in una sua biografia - contro gli inglesi in Africa e nella penisola arabica. Al termine del conflitto intraprende la carriera diplomatica; è l'ufficiale di cavalleria vivente più decorato: una Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia, cinque Medaglie d'Argento e una di Bronzo al Valor Militare. Oggi è presidente onorario della Associazione Nazionale Arma di Cavalleria.

In Europa intanto, in vista dell'apertura del fronte russo, la 3^ divisione celere Principe Amedeo duca d'Aosta viene ritirata dal fronte balcanico e parte da Verona verso est nella seconda metà di luglio del 1941 con Savoia, Novara e il gruppo carri veloci San Giorgio. Raggiunto il fronte già nel mese di agosto, le unità vengono subito impegnate nell'avanzata in azioni coordinate con bersaglieri e artiglieria e concorrono alla conquista di Stalino, in cui la divisione entra il 20 ottobre. Altri importanti centri dell'area sono occupati da Savoia e Novara. Col sopraggiungere della stagione invernale la divisione è posta in riserva.

Vengono tuttavia selezionati i cavalli più resistenti di Savoia per uno squadrone di formazione, mentre gli uomini di Novara e del gruppo carri veloci sono appiedati e impegnati nel gennaio 1942 a chiudere una sacca formatasi nel fianco sinistro del dispositivo italiano. I sacrifici e il valore dimostrati in condizioni ambientali proibitive fanno meritare a Novara la Medaglia d'Argento al Valor Militare allo Stendardo per questo ciclo operativo che si conclude a maggio. A Savoia e al gruppo carri veloci San Giorgio è concessa la medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Nello stesso periodo lo squadrone di formazione di Savoia si scontra con reparti a cavallo cosacchi; i validi risultati conseguiti e le esigenze operative portano a costituire due gruppi di formazione a cavallo, su base Savoia e Novara. Sono impiegati nel settore presidiato dalla divisione Torino dove cade il vice comandante della grande unità, generale Ugo de Carolis, già comandante delle Guide.

Un nuovo ciclo operativo inizia sul fronte russo nell'estate del 1942 dopo l'afflusso di altri rinforzi e la riarticolazione delle unità di cavalleria che, insieme al reggimento artiglieria a cavallo, passano alle dirette dipendenze del C.S.I.R. (Corpo di Spedizione Italiana in Russia) divenuto in seguito A.R.M.I.R. (Armata Italiana in Russia). Si costituisce così il raggruppamento a cavallo Barbò, dal nome del comandante, generale Guglielmo Barbò di Caslamorano. L'11 luglio inizia una controffensiva verso il Don in cui è impegnato anche il raggruppamento Barbò che, dopo avere condotto operazioni di rastrellamento delle zone occupate, avanza con una marcia che si protrae per oltre un mese.

Un violento contrattacco delle forze russe pone in situazione critica l'ala destra dello schieramento italiano. Il raggruppamento a cavallo riceve il compito di fermare l'avversario e i due reggimenti, Savoia e Novara, vengono impegnati nella difesa del settore delimitato a nord del fiume Don tra le località di Jagodnij e Isbuschenskij. In pochi giorni, con numerose cariche contro unità appiedate e armi automatiche il nemico è arrestato e contrattaccato. Le azioni decisive sono condotte da Novara a Jagodnij e da Savoia a Isbuschenskij.

La carica di Savoia in quest'ultima località ottiene risultati importanti per le notevoli perdite inflitte all'avversario e l'arresto imposto alla sua azione. Riesce quindi il consolidamento del caposaldo di Jagodnij presidiato da Novara nei giorni successivi. Numerose sono le ricompense individuali a testimonianza di uno dei momenti più alti della cavalleria italiana. Entrambi i reggimenti meritano la Medaglia d'Oro al Valor Militare allo Stendardo.

Col sopraggiungere dell'inverno il raggruppamento a cavallo viene spostato nelle retrovie da dove ripiega verso ovest quando inizia la controffensiva russa. Rimangono invece in prima linea i reparti mitraglieri, impiegati con le unità alpine, e il II gruppo squadroni di Novara distaccato presso il corpo d'armata alpino. Per loro il rientro in Italia si conclude nel maggio 1943.

Anche nel XX secolo, così come per Genova al Bricchetto nel 1796 e per Aosta a Custoza nel 1866, due Stendardi di cavalleria sono insigniti della massima ricompensa al Valor Militare. Si potrà osservare che le circostanze storiche non sono riconducibili ad alcuna vittoria, anzi, si tratta sempre di episodi isolati in battaglie o campagne dall'esito finale sfortunato per le nostre armi.

E' accaduto così anche a Pozzuolo del Friuli quando, nella comprensibile sindrome di Caporetto, è stata concessa solo la Medaglia d'Argento al Valor Militare agli Stendardi di Genova e Novara. Più del metallo delle medaglie conta tuttavia lo spirito che in ogni circostanza ha mosso gli uomini che sotto quegli Stendardi hanno combattuto: la cavalleria, quando necessario, sa essere l'Arma dell'estremo valore, mai sacrificio inutile ma generosità nel confronti di altri in pericolo e fedeltà al proprio codice d'onore.

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