Anno 2004

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Breve storia della Cavalleria italiana [10/11]

Franco Apicella, 2 maggio 2004

Alle alterne vicende che si sviluppano sul fronte dell'Africa settentrionale prendono parte, oltre ai tre gruppi squadroni mitraglieri Genova, Aosta e Vittorio Emanuele II, altre unità di cavalleria costituite ad hoc con mezzi e fisionomia organica diversi. In tempi successivi vengono immessi nel teatro operativo il III gruppo corazzato Novara su carri L, il V gruppo mitraglieri Novara, il III gruppo corazzato Nizza e il III gruppo corazzato Monferrato entrambi su autoblindo.

Dopo l'episodio di cui è stato protagonista il gruppo mitraglieri Aosta nel dicembre 1941 la controffensiva britannica viene arrestata ad Agedabia dalle forze italiane cui si è unito già dai primi mesi dell'anno l'Afrika Corps del generale Rommel. Dal gennaio 1942, con la rioccupazione di Bengasi, inizia una nuova avanzata verso est che porta le forze italo-tedesche a raggiungere in Egitto la località di El Alamein nel luglio dello stesso anno.

Nell'ultima parte di questa marcia l'avanguardia è costituita dal III gruppo corazzato Nizza, giunto in Africa in aprile e assegnato alla divisione Ariete. Il gruppo partecipa alla battaglia di El Alamein e al successivo ripiegamento, fino al termine della campagna in Tunisia nel maggio 1943. Il gruppo corazzato Novara viene immesso nel teatro operativo nel giugno 1942 e partecipa anch'esso a tutta la campagna.

La palese inferiorità tecnica dei mezzi di cui è dotato Novara - i carri L, conosciuti con l'appellativo "scatole di sardine" - sottolinea ancora di più il valore di molti episodi. Uno di questi vede protagonista il capitano Ferruccio Dardi che il 9 luglio con il suo squadrone respinge un attacco portato sul fianco destro della divisione Ariete. All'ufficiale, caduto sul suo carro, viene concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Nell'imminenza della battaglia di El Alamein il 18 ottobre cade il comandante del X corpo d'armata, generale Federico Ferrari Orsi, che dal 1931 al 1934 aveva comandato i Cavalleggeri di Aosta. Spintosi in ricognizione nei pressi delle linee avversarie, muore per lo scoppio di una mina. Alle numerose decorazioni che ha già meritato si aggiunge così la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Come nella prima guerra mondiale per l'aeronautica, anche nella seconda per i paracadutisti la cavalleria offre un importante contributo di uomini, soprattutto ufficiali, che portano lo spirito dell'Arma nella nuova specialità. La migliore testimonianza viene dai tre caduti a El Alamein decorati di Medaglia d'Oro al Valor Militare, il capitano Gastone Simoni e i fratelli tenente colonnello Carlo Marescotti Ruspoli di Poggio Suasa e capitano Costantino Ruspoli di Poggio Suasa. Provengono tutti da Genova Cavalleria e il tenente colonnello Ruspoli comanda il raggruppamento paracadutisti del 186° reggimento della divisione Folgore.

El Alamein è il primo atto di una vicenda che si concluderà solo dopo sette mesi con il ritiro completo delle truppe italiane dall'Africa settentrionale. Ma la cavalleria avrà modo anche in queste difficili circostanze di scrivere altre pagine di valore che vedono protagonisti Monferrato e Lodi.

Il III gruppo corazzato Monferrato si trova in Tunisia già dal novembre del 1942 in supporto alla 1^ armata e nel gennaio 1943 riesce a catturare il tenente colonnello David Sterling, comandante della 1^ S.A.S.B. (Special Air Service Brigade). L'episodio non è molto noto, ma ne dà conto anche una fonte inglese (Tony Geraghty nel libro Who dares win) che narra la storia di questa unità ritenuta oggi una delle più prestigiose tra le forze speciali. Le particolari capacità dimostrate da Monferrato nella esplorazione portano a riconfigurare parte del gruppo in G.E.Co. (Gruppo Esplorante Corazzato) Monferrato, che opera fino al termine della campagna superando ogni genere di difficoltà.

A differenza degli altri reggimenti che danno il nome a gruppi squadroni mitraglieri e corazzati formati nel loro ambito e poi impiegati in Africa settentrionale, Lodi viene interamente ricostituito guerra durante con mezzi e organico peculiari. Nel febbraio 1942 a Pinerolo, presso la Scuola di Cavalleria, nasce il R.E.Co. (Raggruppamento Esplorante Corazzato) Lodi, il cui comando è affidato al colonnello Tommaso Lequio di Assaba, prestigioso cavaliere sui campi di gara, soldato e comandante di grande carisma.

La fisionomia di Lodi è quanto mai moderna; a tutti gli effetti si può considerare una unità complessa pluriarma che comprende autoblindo, carri, artiglierie semoventi e contraeree, motociclisti. La particolare flessibilità di questa struttura fa sì che se ne ipotizzi l'impiego inizialmente per il fronte russo, poi per una eventuale azione sul litorale francese e infine si decida per l'Africa settentrionale. Il trasferimento avviene nel novembre 1942 con varie vicissitudini dovute agli attacchi contro i trasporti aerei e i convogli navali che causano la perdita di una parte dei carri.

Lodi assume subito la responsabilità del settore di Gabes in Tunisia sul nuovo fronte che si è aperto verso ovest dopo lo sbarco delle forze anglo-americane nei porti del Marocco e dell'Algeria. Nel periodo dicembre 1942 - gennaio 1943 il reggimento svolge numerose attività di pattuglia e ricognizione; alcuni dei reparti sono poi ceduti in rinforzo ad altre unità, fin quando nel mese di aprile Lodi si riordina e riceve nei suoi ranghi anche i gruppi corazzati Nizza e Monferrato oltre a reparti di artiglieria.

La resistenza delle forze italiane impone diverse battute d'arresto agli anglo-americani ritardando il ricongiungimento con le forze inglesi provenienti da est. Gli ultimi combattimenti hanno luogo a maggio e il giorno 13 il bollettino di guerra cita i Cavalleggeri di Lodi con le parole già usate per Pozzuolo: "Si sacrificano eroicamente, meritando l'ammirazione e la gratitudine della Patria". Allo Stendardo viene attribuita la Medaglia d'Argento al Valor Militare.

Le operazioni, terminate sul fronte dell'Africa settentrionale, proseguono nei Balcani dove sono impegnati tra gli altri Alessandria e Guide. Il reggimento Cavalleggeri di Alessandria, a cavallo, conduce nel 1942 operazioni di controllo del territorio in Croazia, dove è intensa l'attività di guerriglia. Nel pomeriggio del 17 ottobre a Poloj, dopo alcuni scontri con consistenti formazioni partigiane, il reggimento riceve l'ordine di ripiegare sulla località di Perjasica.

Durante il movimento iniziato all'imbrunire gli squadroni di Alessandria vengono fatti segno a fuoco da numerose armi automatiche. Il comandante di reggimento porta i suoi squadroni alla carica riuscendo a sorprendere il nemico, rompere l'accerchiamento e riordinare i reparti per il rientro a Perjasica. I tanti atti di valore individuali sono ricompensati con 12 Medaglie d'Argento al Valor Militare, altre di Bronzo e Croci di Guerra. Allo Stendardo di Alessandria rimane il privilegio di essere stato alla testa dei suoi cavalleggeri nell'ultima carica condotta dalla cavalleria italiana.

Il reggimento Cavalleggeri Guide si distingue in Albania il 5 agosto 1943 in una azione volta a liberare un gruppo dei Lancieri di Firenze accerchiato da ribelli. Nell'azione trovano la morte prima il sottotenente Bonetto e poi il tenente Giulioli che è subentrato al commilitone caduto assumendo il comando del suo plotone in avanguardia. Entrambi gli ufficiali sono decorati di Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Quando gli errori dell'8 settembre 1943 mettono a dura prova le unità dell'esercito italiano in Patria, in Francia e nei Balcani la cavalleria risponde con la saldezza morale dei suoi uomini e delle sue unità. Il comportamento è sempre lo stesso, pur in situazioni e luoghi tanto diversi.

I reggimenti che si trovano nei Balcani devono fronteggiare sia i tedeschi sia i partigiani locali. Saluzzo si pone a presidio di Fiume fino al 13 settembre quando il comando superiore emana l'ordine di resa. Alessandria riesce a ripiegare verso il Friuli dove oppone una ultima resistenza contro le truppe tedesche. Firenze riesce a porre in salvo lo Stendardo prima che una parte dei suoi effettivi sia fatta prigioniera dai tedeschi mentre il resto si unisce alla resistenza.

I Cavalleggeri di Monferrato in Albania resistono fino al 21 settembre e poi proseguono l'azione sulle montagne con formazioni locali che si oppongono ai tedeschi. I Cavalleggeri Guide tentano di riparare verso Ocrida per trattare con le truppe bulgare che tuttavia respingono la richiesta. Nel ripiegamento su Tirana il Reggimento viene circondato e la maggior parte degli effettivi catturata dai tedeschi.

Aosta si trova in Grecia l'8 settembre e rifiuta di trattare qualsiasi resa. Riesce a raggiungere un accordo di cobelligeranza con gli alleati e svolge diverse azioni a supporto della resistenza contro le forze tedesche. Viene in seguito attaccato a tradimento da due battaglioni di partigiani greci e costretto alla resa dopo che sono caduti 19 lancieri tra cui il cappellano militare don Marino Pilati.

Numerosi sono nei Balcani gli episodi di valore individuale: valga ricordare per tutti il sacrificio del colonnello Luigi Lanzuolo, comandante dei Cavalleggeri di Monferrato che, dopo aver sottratto alla cattura il Reggimento, viene fatto prigioniero e trucidato dai tedeschi. Alla sua memoria è concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

In Italia si distinguono tra tutti i Lancieri di Montebello impegnati nella difesa della Capitale. Il Reggimento, ricostituito con fisionomia corazzata, è inquadrato nella divisione di cavalleria corazzata Ariete che comprende anche i Lancieri di Vittorio Emanuele II, su semoventi in sostituzione dei cavalli, e i Cavalleggeri di Lucca tornati in vita come reggimento motorizzato.

La strenua resistenza di Montebello iniziata il 9 settembre continua fino al 13 in diverse località rimaste famose tra cui Porta San Paolo dove si svolgono gli scontri più cruenti e cadono due comandanti di squadrone, i capitani Romolo Fugazza e Camillo Sabatini, decorati di Medaglia d'Oro al Valor Militare. Stessa ricompensa è attribuita anche al capitano Franco Vannetti Donnini caduto alla testa di un reparto di reclute del deposito di Genova Cavalleria unitosi agli squadroni di Montebello.

Nel generale smarrimento di quei giorni si verifica un episodio emblematico, quasi una premonizione del sacrificio della vita che altri ufficiali dell'Arma faranno nei mesi successivi contribuendo alla lotta di liberazione. Il tenente colonnello di Genova Cavalleria Alberto Bechi Luserna, già comandante del 187° reggimento paracadutisti Folgore a El Alamein e capo di stato maggiore della neo costituita divisione paracadutisti Nembo, viene ucciso in Sardegna mentre cerca di convincere a rientrare nei ranghi alcuni facinorosi che intendono unirsi ai tedeschi. Alla sua memoria è concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare; dopo di lui cinque ufficiali di cavalleria caduti nella resistenza ricevono la stessa decorazione.

Tra i reparti dell'esercito regolare che si affiancano agli alleati dopo l'8 settembre la cavalleria è rappresentata con la sua consueta versatilità: reparti salmerie formati in maggioranza da personale dell'Arma, uno squadrone di cavalleria variamente equipaggiato inserito nel IX reparto d'assalto che combatte nelle Marche e infine il reparto da ricognizione del gruppo di combattimento Folgore, lo squadrone F comandato dal capitano Carlo Francesco Gay. Dopo un lancio oltre le linee nemiche effettuato il 20 aprile 1945 a Poggio Rusco lo squadrone in due giorni cattura più di mille prigionieri e disarticola il dispositivo avversario. Con questa azione, unica nel suo genere, si conclude per la cavalleria la seconda guerra mondiale.

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