Anno 2004

Cerca in PdD


Tortura, tecnologia e natura umana

Franco Apicella, 11 maggio 2004

Dalla guerra ipertecnologica, asettica, perdite zero, alla barbarie della tortura; il passaggio non è così inspiegabile come si potrebbe pensare. E' necessario però, quando si affrontano argomenti come questi, dire subito e con chiarezza se si intende dare un giudizio morale o fare l'analisi di un evento. Pretendere di fare entrambe le cose significherebbe solo fare male la prima. Anche se più difficile, forse vale la pena di fare la seconda.

Alcuni anni fa il generale Incisa di Camerana, capo di stato maggiore dell'Esercito italiano, parlò in un suo articolo di "Centralità dell'uomo a terra". Nell'epoca della tecnologia emergente poteva sembrare un tributo di maniera alla fanteria e alle certezze che la presenza dell'uomo sul terreno conferisce a qualsiasi operazione militare. E' possibile tuttavia interpretare la frase in un contesto più ampio, in cui l'uomo è riconosciuto come primo artefice e protagonista della guerra e dunque nella sua condizione di soldato non solo è legittimato all'uso della forza ma è anche chiamato a usarla direttamente.

Oltre alla legittimazione conta anche una simmetria interiore, che può essere più o meno inconscia ma comunque fondamentale nell'equilibrio dell'uomo soldato: io posso uccidere perché accetto di poter morire. Se questo equilibrio si rompe in un senso - non sono io che uccido ma una macchina - o nell'altro - sono al riparo dalla morte - il sistema diventa instabile quindi potenzialmente fragile e pericoloso.

L'uso di sistemi d'arma sempre più sofisticati, al limite della virtualità, porta l'atto fisico della violenza lontano dalla percezione del soldato; questo processo di allontanamento iniziato con l'invenzione delle armi da fuoco è in pratica oggi di rimozione quasi totale. Si aggiunga che la cultura dominante nella società civile occidentale, cui inevitabilmente l'uomo soldato non è estraneo, sta facendo della violenza un tabù e di conseguenza sta perdendo gli strumenti per gestirla, limitandosi a emarginarla al suo interno e a pretendere di eliminarla all'esterno.

Quando il segretario alla Difesa Rumsfel ebbe ragione dell'ala tradizionalista degli stati maggiori e iniziò Iraqui Freedom all'insegna del network centric warfare, mise i soldati USA in una sorta di campana di vetro al riparo dalla violenza fisica tradizionale della guerra. Per le operazioni più delicate e pericolose c'erano le forze speciali e ancora di più i nuclei dei servizi di intelligence che forse si sono concessi una eccessiva familiarità con le forze armate, pensando di occupare spazi di loro competenza. E' possibile per contro che le forze armate, proprio per effetto di questa commistione, si siano sentite partecipi e quindi autorizzate ad attività proprie dei servizi. In ogni caso questo sarebbe un errore di valutazione da attribuire agli uomini e non a entità astratte.

La campana di vetro delle forze armate USA si è rotta quando le perdite da quasi zero hanno cominciato a crescere numericamente, ma soprattutto quando ci si è resi conto che la vittoria ipertecnologica in realtà non consentiva un reale controllo del territorio, sempre più occupato da insorti e terroristi di vario genere. E' plausibile che in un cambiamento di scenario così drastico, su soldati provati da periodi di permanenza prolungata in operazioni e rimpatri procrastinati, i meccanismi di autocontrollo si siano guastati. Per quanto lo si voglia ricacciare, il demone della violenza è sempre presente nell'animo umano. Anche chi dice "Nessuno tocchi Caino" ammette implicitamente l'esistenza di Caino e quindi della violenza.

Questo però servirebbe a spiegare comportamenti individuali, non eventuali devianze istituzionali. Se dovesse confermarsi l'ipotesi che attribuisce a decisioni di ordine superiore le torture sui prigionieri iracheni, si dovrebbe pensare a un demone della violenza collettivo o addirittura istituzionalizzato. Il tentativo di esorcizzare o rendere incruenta la guerra o, peggio ancora, far credere che ciò sia possibile, sarebbe miseramente fallito riportando alla luce la realtà anche atroce della natura umana.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM