Anno 2004

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Equilibri planetari e prossimo vertice NATO di Istambul

Franco Apicella, 9 giugno 2004

Il prossimo vertice NATO a livello capi di Stato e di governo si terrà a Istambul il 28 e 29 giugno prossimi con la partecipazione per la prima volta di sette nuovi Stati come membri effettivi dell'Alleanza. A giudicare dall'interesse finora dedicato dai media occidentali, l'evento sembrerebbe poco più che un incontro di routine da cui non sono attese decisioni importanti. L'unico fatto che avrebbe potuto riportare la NATO in primo piano sulla scena internazionale - un intervento diretto nella crisi irachena - appare quanto mai improbabile, viste le ipotesi che si stanno delineando con la nuova risoluzione ONU.

Più attenti a questo vertice di Istambul sono invece Russia e Cina, per motivi diversi ma riconducibili alla paura ancestrale e mai sopita dell'accerchiamento. Per la Russia l'ingresso nella NATO dei nuovi membri - soprattutto le tre repubbliche baltiche già parte integrante dell'URSS - non è stato facile da accettare, anche se sul momento le rimostranze si sono limitate a quanto era inevitabilmente dovuto. La Cina da parte sua, sull'onda di nuovi e più stretti rapporti con la Russia, vive di riflesso il disagio per una NATO sempre più ampia e ne vede possibile una replica in Asia.

Il fatto che il vertice si tenga a Istambul deve avere avuto un impatto anche simbolico, visto che la Turchia già dai tempi della guerra fredda era l'unico Stato dell'Alleanza a confinare direttamente con l'URSS nel fianco sud; ora anche i paesi baltici portano la NATO alle porte della Russia nel fianco nord. L'atmosfera ottimistica da cui era nato il Consiglio NATO-Russia, strumento per una cooperazione privilegiata, sembra essersi offuscata e così i media russi nei giorni scorsi hanno cercato di imbastire un caso diplomatico su un non evento.

Il 2 giugno il ministro degli esteri russo Sergei Viktorovich Lavrov nega che il presidente Putin abbia cancellato il suo viaggio a Istambul affermando che non si può cancellare qualcosa che non è mai esistito, visto che nessun invito era stato formulato al Presidente. Il giorno dopo la Pravda, citando una agenzia della Reuters, scrive che Putin avrebbe declinato l'invito. Nello stesso articolo si precisa tuttavia che, secondo il portavoce della NATO James Appaturai, Mosca non avrebbe preso ancora una decisione definitiva anche se è quasi certo che Putin non andrà a Istambul.

Sono le finezze della diplomazia, che fanno capire il momento di freddezza della Russia verso l'Alleanza, colpevole tra l'altro di aver portato i suoi intercettori per la difesa aerea nei cieli del Baltico. E' anche possibile che l'assenza di Putin al vertice NATO, certamente un segnale gradito all'opinione pubblica russa e per questo enfatizzato dai media, sia la contropartita per il placet di Mosca alla nuova risoluzione ONU sull'Iraq.

La sindrome da accerchiamento che contribuisce alla involuzione dei rapporti NATO-Russia sta contagiando anche la Cina che, secondo quanto riporta il China Daily in un articolo intitolato "Blueprint for Asian NATO" (copia di una NATO asiatica) del 3 giugno scorso, teme una versione asiatica dell'Alleanza atlantica. Si tratterebbe in realtà di due possibili versioni di questa NATO.

La prima, già consolidata, sarebbe costituita dalla rete di relazioni militari bilaterali stabilite dagli USA attraverso esercitazioni e progetti di difesa missilistica con i più importanti paesi del Pacifico: Australia, Giappone, Corea del Sud, Filippine, Tailandia e Singapore. Fin qui nulla di nuovo, visto che gli USA non fanno mistero della loro strategia per l'area del Pacifico (La nuova strategia USA nell'area del Pacifico - F.Apicella, 05/12/2003).

Si potrebbe anzi osservare l'omissione dall'elenco del Viet Nam: sul finire del 2003 la nave USS Vandergrift ha compiuto una visita di quattro giorni nel porto della città di Ho Chi Minh (la ex Saigon) dopo che il ministro della Difesa vietnamita si era incontrato a Washington con Rumsfeld e altri esponenti USA.

La seconda versione di questa nuova NATO - ancora in nuce ma di cui si ipotizza anche il nome, North America and Asian Treaty Organization (NAATO) - viene attribuita agli studi di Madhav Nalapat, consulente del consiglio nazionale per la sicurezza indiano e direttore della scuola di geopolitica di Manipal. Un rapporto privilegiato dell'India con gli USA, da affiancare a quello già esistente di Giappone e Australia, costituirebbe l'ossatura dei nuovi equilibri del continente asiatico. Il ruolo dell'India come potenza potenza regionale ne uscirebbe enormemente rinforzato a tutto discapito della Cina.

A preoccupare Pechino è anche la politica degli USA, volta a controllare l'arco di instabilità centro asiatico che si salda col medio oriente allargato. Dopo i recenti approcci tra India a Pakistan per una composizione della loro annosa vertenza - scenario di per sé già poco rassicurante agli occhi di Pechino - il presidente Bush ha di recente sottoposto al congresso USA una proposta per la concessione al Pakistan dello status di principale alleato non-NATO. Quando il congresso avrà ratificato il provvedimento, sarà possibile la cessione di armi e tecnologie avanzate al nuovo alleato. Per quanto fantasiose, le ipotesi di una NATO asiatica trovano dunque alimento negli atti della politica estera USA.

Se per l'Occidente la NATO rimane un emblema di stabilità e sicurezza, diversa è la percezione di chi per decenni è stato dall'altra parte della barricata. Alla spinta verso est della NATO la Russia vede aggiungersi anche quella della UE, forse meno preoccupante ma non priva di problemi economici e sociali. Ancora più serrato è l'accerchiamento cui è sottoposta la Cina, anche se ben difficilmente sul piano politico e istituzionale si potrà replicare una NATO asiatica. Sta all'amministrazione USA cogliere tempestivamente quelli che per ora sono solo segnali di disagio ma che potrebbero diventare nel tempo motivi di contrasto con la politica planetaria da unica superpotenza, non sempre e da tutti tollerata.

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