Anno 2004

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Nato a Verona, amaro addio a 53 anni si storia

Franco Apicella, 16 giugno 2004

Si è svolta il 15 giugno scorso la cerimonia di chiusura del Joint Command South di Verona che dopo 53 anni termina la sua attività nella struttura militare Nato. Fino al 1999 la denominazione del comando era Ftase (Forze terrestri alleate del sud Europa), Landsouth nell'acronimo inglese. La trasformazione, che non riguardava solo il nome, era iniziata già da alcuni anni ed era dettata dall'esigenza di individuare un compito coerente con la natura e il livello del comando nell'ambito della generale riorganizzazione dell'Alleanza atlantica.

Per oltre 38 anni, fino al novembre 1989, il compito del comando era rimasto ben definito: difesa dello scacchiere nord est italiano. La struttura militare della Nato e in particolare la sua componente terrestre, si plasmava lungo la cortina di ferro, dalla Norvegia alla Turchia, per dissuadere e contenere ogni tentativo di aggressione del Patto di Varsavia. In questa organizzazione difensiva il settore centrale in Germania era considerato vitale mentre il fianco sud, la regione del Mediterraneo, era sovente identificato con l'appellativo soft underbelly (ventre molle) a suo tempo coniato da Churchill.

La preoccupazione per la regione sud nasceva tra l'altro dalle anomalie geostrategiche dei suoi diversi teatri operativi in Italia, Grecia e Turchia, fisicamente separati tra loro. Inoltre, tra lo scacchiere nord est italiano e la cortina di ferro si interponeva la Jugoslavia, nominalmente neutrale ma fonte di preoccupazioni o quanto meno incertezze. A nord la continuità con la struttura difensiva dell'Europa centrale era interrotta dall'Austria, rigorosamente neutrale e pronta a diventare un ridotto difensivo nei confronti di ogni tentativo di violazione del suo territorio.

Il problema operativo del comando Ftase era quindi caratterizzato dalle peculiarità dello scacchiere che, isolato di fatto, assolveva una delicata funzione di cerniera su una via di facilitazione più volte percorsa nella storia: il nord est italiano da cui era possibile lo sbocco sia verso il Mediterraneo sia verso l'Europa continentale. Pur riconoscendo questo ruolo, la Nato ritenne che le forze assegnate per il compito dovessero essere praticamente tutte italiane, con l'integrazione di una grande unità portoghese e una statunitense da fare affluire all'occorrenza.

Una sorta di manuale Cencelli, mai scritto ma ancora oggi osservato in tutto il mondo, prevede che la composizione dei comandi rifletta la nazionalità delle unità impiegate dai comandi stessi. Era dunque inevitabile che Landsouth fosse composto in grande maggioranza - quasi esclusivamente negli incarichi chiave - da personale italiano. Si venne così a cristallizzare una situazione di reciproca e tacita convivenza per cui gli stati maggiori nazionali lasciavano a Landsouth l'autonomia che gli competeva in termini di pianificazione, mentre la Nato accettava un comando con indice di multinazionalità scarso e conseguente forte influsso della componente italiana.

Si trattava comunque di una preziosa opportunità per tutto il personale che avesse saputo o voluto coglierla, in quanto le attività di pianificazione e operative erano gestite congiuntamente, condividendo lo stesso sito protetto, con la V Ataf (Allied Tactical Air Force) e con qualificate rappresentanze dei comandi navali della regione sud. Alla peculiarità geografica dello scacchiere nord est era stata data quindi una soluzione mirata, peraltro simile a quella individuata per lo scacchiere turco.

Queste certezze avevano avuto il merito di consolidare procedure e strumenti di comando, controllo e comunicazioni rivelatisi preziosi anche nelle nuove realtà operative emerse dalla dissoluzione del Patto di Varsavia. La crisi nella ex Jugoslavia portò inizialmente alla ribalta la V Ataf, con la risoluzione Onu che autorizzava l'impiego dei velivoli Nato in supporto al contingente Unprofor. Quando si trattò di intervenire in Bosnia con le forze terrestri, la Nato decise di impiegare l'Arrc (Ace Rapid Reaction Corps), da poco costituito per trasformazione della armata britannica del Reno (Baor).

I britannici erano riusciti a battere tutti sul tempo nella operazione di riconversione. I vari comandi della tradizionale struttura Nato, che si stavano adeguando alle nuove realtà pur nell'incertezza di un compito ancora vagamente definito, non venivano invece impiegati, tranne quello della regione sud (Afsouth) schierato solo nelle fasi iniziali dell'intervento in Bosnia. Nei Balcani, come accadrà poi in Afganistan, si consolidò la prassi del ricorso a strutture costituite ad hoc con il contributo fornito di volta in volta dai vari comandi dell'Alleanza.

La possibile frustrazione da stasi operativa veniva superata, tra l'altro, dalle nuove esperienze rese possibili con le esercitazioni Partnership for Peace. Il comunicato ufficiale diramato in occasione della cerimonia di chiusura del Joint Command South ricorda quella svolta di Landsouth in Slovacchia nel 1996. Per la prima volta un comando Nato della regione sud si schierava in un paese dell'ex Patto di Varsavia, attraversando con le colonne dei suoi mezzi anche l'Austria, fino a quel momento impenetrabile. Nonostante i risultati positivi, ripetuti anche negli anni successivi in Romania e Slovenia, non fu data al Comando la possibilità di applicare nella realtà operativa quanto sperimentato in esercitazione.

La ristrutturazione alla fine venne attuata accentuando la fisionomia multinazionale e congiunta dei comandi che in precedenza avevano vocazione terrestre. Nel 1999 Landsouth si trasformava in Joint Command South; analoga trasformazione subivano i comandi di Izmir in Turchia e di Larissa in Grecia, mentre ne veniva costituito uno ex novo in Spagna.

Si ha la sensazione che in questi ultimi cinque anni la Nato e alcune delle nazioni che ne fanno parte, specialmente nella regione sud, abbiano seguito un doppio binario rivelatosi alla fine non percorribile, almeno nel caso dell'Italia. Da un lato si è completata la ristrutturazione dei comandi esistenti, dall'altro è stata individuata l'esigenza di disporre di comandi terrestri deployable e capaci di gestire forze multinazionali a livello corpo d'armata. Sono nati così i comandi di corpo d'armata a elevata prontezza che le nazioni hanno reso disponibili alla Nato, come quello italiano di Solbiate Olona.

Concettualmente si tratta di due livelli diversi: quella dei Joint Command è una struttura di comando mentre quella dei corpi d'armata a elevata prontezza è una struttura di forze (una grande unità complessa secondo la terminologia italiana). Disporre di entrambe le capacità operative richiede tuttavia risorse ingenti, sia da parte delle singole nazioni sia da parte dell'Alleanza.

Spagna e Turchia sono riuscite a portare a compimento i due progetti perché la Nato ha ritenuto di mantenervi i suoi Joint Command; in Italia questo non è stato valutato possibile e si è quindi giunti alla chiusura del Joint Command South di Verona.

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