Anno 2004

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La NATO di Istanbul più vicina agli USA

Franco Apicella, 30 giugno 2004

Nei giorni che precedevano il vertice NATO di Istanbul un editorialista di NATO Nations scriveva per International Herald Tribune che l'Alleanza non avrebbe dovuto perdere la grande occasione di assumere la responsabilita delle operazoioni militari in Iraq. Sarebbe stato riduttivo accontentarsi di un ruolo marginale, con l'addestramento del nuovo esercito iracheno, o peggio subalterno, con il controllo di un settore alle dipendenze della coalizione a guida USA. Queste idee appartengono alla dimensione storica dell'Alleanza protagonista nei Balcani dove difendeva comuni interessi transatlantici.

Dopo la guerra dichiarata dagli USA al regime dei talebani e, soprattutto, quella condotta contro Saddam con la NATO messa in disparte, diventa sempre piu difficile trovare per l'Alleanza un ruolo centrale. Il tentativo di rimetterla in gioco in Afganistan con ISAF prima e poi con i PRT sta naufragando proprio per la reticenza di molti paesi membri a contribuire con altre forze. Non è quindi una sorpresa l'inusitato ruolo notarile che scaturisce per l'Alleanza da Istanbul, esteriormente sottolineato dall'abbigliamento (smoking) dei capi di Stato e di governo per la foto ricordo e, nella sostanza, dalla coincidenza della cerimonia di passaggio dei poteri tra Bremer e Allawi a Bagdad.

La NATO con studiata scelta di tempo tende la mano alla richiesta di Allawi di addestrare le truppe irachene solo quando il primo ministro ha effettivamente rilevato i poteri dalla coalizione. Sono due le considerazioni che nell'immediato vengono in mente. L'aver orchestrato questa coincidenza ha innanzitutto esentato Bush dal recarsi a Bagdad, come qualche commentatore riteneva auspicabile, viste le dimensioni politiche e geografiche del suo viaggio: incontro con l'UE in Irlanda e vertice NATO in Turchia.

In secondo luogo, il basso profilo di Bush e dei suoi piu stretti collaboratori nei confronti del nuovo governo di Bagdad costituisce un preciso avvertimento sia per i governanti iracheni sia per quanti - a torto o a ragione - addossano agli USA tutte le colpe della attuale situazione in Iraq: dal 29 giugno l'amministrazione USA e i suoi rappresentanti a Bagdad non sono più disponibili a fare da capro espiatorio.

Confrontata con quella del vertice di Colorado Springs dello scorso ottobre, la NATO di Istanbul è meno energica, forse meno militare e più politica, certo più accondiscendente. D'altra parte è così che sta andando il mondo, soprattutto dopo che le fratture tra USA e vecchia Europa sono state ridotte e ingessate.

Ognuno nel mondo occidentale oggi può sentirsi dalla parte della ragione senza offendere gli altri più di tanto: gli USA diventano paladini del multilateralismo, anche se è chiaro che non avrebbero potuto fare altro per uscire dal cul de sac iracheno; Francia, Germania e Spagna mantengono soddisfatte il punto d'onore di non mandare forze in Iraq ma accettano di addestrare le truppe che Allawi invierà a frequentare corsi in Europa.

Una cosa sembra ormai scontata: il progetto dell'amministrazione Bush per il Greater Middle East è sfumato e a questo punto l'unica opzione rimasta è la stategia del disimpegno. Quali fossero le ragioni alla base del progetto (petrolio, stabilizzazione dell'area o lotta al terrorismo) il rapporto costo-efficacia dell'operazione si è rivelato del tutto sfavorevole.

Addirittura controproducenti sono stati gli esiti in termini di lotta al terrorismo, che sarebbero stati determinanti invece per l'opinione pubblica sostenitrice di Bush, soprattutto come comandante in capo della guerra contro gli attentatori dell'undici settembre.

Il vertice di Istanbul è quindi arrivato nel momento in cui l'Occidente e soprattutto gli USA hanno fretta di riconsegnare l'Iraq agli iracheni comunque rappresentati e di lasciare al Medio Oriente allargato una pausa di riflessione autonoma dalla quale si dovrebbe capire se le recrudescenze terroristiche sono frutto della guerra contro Saddam o piuttosto manifestazioni fisiologiche - per quanto terribili - del mondo islamico che cerca nuovi equilibri scontrandosi al suo interno oltre che con l'Occidente.

Non avrebbe dunque avuto alcuna possibilità un protagonismo - peraltro tradivo - della NATO nella vicenda irachena. Storicamente l'Alleanza, più che dove la portava il cuore, è sempre andata dove la portavano gli USA.

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