Anno 2004

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Russia, industria della difesa e centro Asia

Franco Apicella, 12 agosto 2004

Il 25 giugno scorso una agenzia di Reuters riportava le dichiarazioni del generale Hal Hornburg, a capo dell'U.S. Air Combat Command, in merito a una esercitazione svolta nel mese di febbraio in India in cui unità indiane equipaggiate con velivoli russi si erano confrontate con unità statunitensi e i Sukoi 30 avevano avuto la meglio sugli F-15C americani. Il 21 luglio l'argomento è stato ripreso da Power and Interest News Report (pinr.com) in un articolo che poneva in risalto le capacità dell'industria bellica russa.

Il timing ritardato delle notizie e il prolungarsi dell'interesse per l'evento, di natura essenzialmente tecnico-tattica, lascia intendere che la materia del contendere va ben oltre una occasionale supremazia tecnologica. Dai forum di appassionati statunitensi che hanno approfondito il problema si trae la sensazione che la défaillance degli F-15, se non addirittura voluta, quanto meno possa trovare giustificazione anche nel rapporto di forze numericamente squilibrato con cui è stata condotta l'esercitazione: 4 a 12 a sfavore dei velivoli USA.

Dalle dichiarazioni del generale Hornburg emerge poi evidente il "grido di dolore" indirizzato al Congresso per rivitalizzare i finanziamenti per i nuovi stealth F/A-22 Raptors della Lockheed Martin e F-35 Joint Strike Fighters della Lockheed. Fin qui nulla di nuovo; potrebbe tuttavia sembrare strano che l'argomento non sia stato ripreso in modo più consistente dall'una e dall'altra parte (USA e Russia) per lanciare l'anatema - sempre di sicuro effetto - contro una possibile ripresa della corsa agli armamenti. Evidentemente gli interessi in gioco consigliano di chiudere un occhio.

Pinr.com fa rilevare che l'industria bellica russa ha conservato intatte le sue potenzialità ed è in grado di competere nei settori più avanzati. A differenza delle forze armate, che hanno gravemente sofferto il tracollo del sistema sovietico, l'industria bellica assume oggi un ruolo trainante, anche dal punto di vista economico, vista l'espansione dei mercati completamente liberalizzati dal crollo del sistema bipolare.

Che l'industria bellica russa si stia aprendo ai mercati in maniera anche spregiudicata è dimostrato dalla consegna, avvenuta il 21 luglio scorso, di 2 MiG-29 al governo del Sudan come anticipo su una commessa di 12 velivoli per un contratto di 200 milioni di dollari firmato nel 2001. Ovviamente la settimana successiva la Russia ha respinto la richiesta di sanzioni immediate contro il Sudan per le stragi nel Darfur.

L'attuale politica russa potrebbe avere un filo conduttore di una semplicità disarmante: ora che l'industria bellica è in grado di generare ricchezza per il paese, i suoi prodotti migliori devono essere forniti anche alle proprie forze armate, la cui efficienza e credibilità rappresentano il principale strumento di politica estera, orientata essenzialmente al controllo dell'area caspica e centro asiatica. La stabilità delle ex repubbliche sovietiche ai confini del territorio russo è semplicemente sinonimo di controllo delle fonti di energia che rappresentano il naturale serbatoio di ricchezza per la Russia e forse le più importanti risorse del futuro per gran parte del mondo.

Un altro motivo di preoccupazione che induce la politica russa a forzare i tempi è costituito dalla crescente influenza degli USA e in parte della NATO nell'area caucasica e centro asiatica, con numerose presenze giustificate dalle esigenze della guerra al terrorismo. Mentre cerca con pazienza di sbrogliare la matassa caucasica dove gli equilibri rimangono instabili, la Russia rivolge l'attenzione più a est, usando le stesse modalità messe in atto dagli USA dopo l'11 settembre: l'insediamento di basi aeree, unitamente ad attività militari significative che sottolineano l'intento di mantenere o rafforzare la sua influenza nell'area.

E' il caso della esercitazione condotta dal 3 al 6 agosto in Kirghizistan da 2.000 militari russi, Kirghizi, Kazaki e Tajiki nel nord del paese dove i russi hanno rischierato 800 uomini e 9 velivoli nella base di Kant, assumendone la gestione con prospettive di ampliamento entro la fine dell'anno. A commentare l'esercitazione sono intervenuti, al massimo livello, il ministro della difesa russo e il presidente del Kirghizistan, il quale ha accennato anche alla possibilità di attacchi preventivi in Afganistan contro formazioni di terroristi. Mancava solo dicesse che, se la NATO con ISAF e i Provincial Reconstruction Team non funziona, ci penseranno loro.

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