Anno 2004

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L'attenzione dei grandi si concentra su Darfur

Franco Apicella, 12 settembre 2004

Nel suo discorso tenuto a Helsinki il 9 settembre il segretario generale della NATO ha fatto esplicito riferimento alla regione del Darfur in Sudan. In quest'area, secondo Scheffer, l'Alleanza potrebbe utilmente collaborare con l'Unione Europea nel fornire assistenza all'Unione Africana per fornire una risposta alla crescente crisi umanitaria. Il fraseggio è molto prudente, ma l'aver nominato esplicitamente il Darfur indica l'ipotesi di una nuova apertura verso un continente - l'Africa - finora interessato dalla NATO unicamente con l'iniziativa del Mediterranean Dialog che riguarda solo pochi paesi affacciati sul bacino del Mediterraneo.

La delicatezza della crisi del Darfur lascerebbe pensare che non ci si possa limitare a dichiarazioni di principio, ma che si debba essere in condizione di prevedere anche interventi concreti. Questo scenario tuttavia non è compatibile con quanto accaduto negli ultimi mesi, sia in termini di effettiva volontà di intervento della NATO, sia in termini di risorse rese disponibili dai singoli paesi.

Prima del vertice NATO di Istanbul Scheffer aveva affermato che l'Alleanza non avrebbe potuto dire di no a una eventuale richiesta di intervento del governo iracheno. La richiesta è stata poi ridotta alla semplice assistenza per l'addestramento delle forze di sicurezza, i cui risultati concreti sono ancora da vedere. Nel frattempo continuano a scarseggiare contributi per il contingente NATO ISAF in Afganistan. Ne è prova il fatto che anche solo l'arrivo di trenta militari tedeschi nel nord del paese per iniziare la costituzione di un nuovo Provincial Reconstruction Team abbia ricevuto gli onori della cronaca nell'ultimo NATO update settimanale on line.

All'indomani del discorso di Scheffer il segretario di Stato USA Powell, parlando al comitato relazioni estere del senato, afferma che il governo del Sudan e la milizia islamica Janaweed sono responsabili di genocidio nel Darfur, probabilmente tuttora in atto. Al tempo stesso gli USA stanno lavorando a una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU per colpire con nuove sanzioni il Sudan e per istituire una commissione che determini le responsabilità della milizia e del governo.

L'attivismo di Powell nella questione sudanese dura da mesi e ha avuto il momento di maggiore enfasi a giugno con il viaggio del segretario di Stato nella stessa regione del Darfur. La nuova dichiarazione resa al Senato e i passi che si stanno muovendo in sede ONU costringeranno ora il resto del mondo a venire allo scoperto. Si comprende dunque l'accenno di Scheffer al Darfur nel suo discorso di Helsinki, con ogni probabilità anticipato a Powell, se non addirittura concordato con l'amministrazione USA.

Ponendo il problema Darfur nel quadro della cooperazione NATO-UE il segretario generale dell'Alleanza cerca probabilmente di prevenire o smussare possibili posizioni discordi soprattutto tra gli alleati europei. Parlandone poi in Finlandia, definita "one of NATO's most effective and valued partners" (uno dei partner più efficaci e validi), Scheffer cerca di raccogliere il consenso del ben più ampio bacino di utenza della Partnership for Peace. Il punto di incontro non sarà facile, visto che, come dice il Washington Post, "L'Unione Europea dice di non avere sufficienti informazioni (riguardo al genocidio, ndr)". Detto esplicitamente, le posizioni dei paesi dell'UE sarebbero anche in questo caso discordi.

Quanto agli altri, all'Unione Africana e alla Lega Araba non risulta alcun genocidio in atto, mentre la Russia, dopo il contratto da 200 milioni di dollari per la vendita di 12 MiG-29 al Sudan, ha già fatto sapere che respingerà ogni richiesta di sanzioni contro Khartoum. Rimane allora da capire perché un politico accorto e prudente come Powell abbia voluto stringere i tempi sul problema Darfur, verosimilmente facendo leva anche sulla NATO.

Appare poco probabile che il Darfur possa essere considerato tema da elezioni presidenziali, ma una amplificazione della problematica, anche a livello di opinione pubblica, potrebbe portare acqua al mulino del disimpegno dall'Iraq. Bush o il suo successore di fronte al genocidio potrebbero dire agli americani e al mondo "majora premunt" e distogliere risorse - soprattutto militari - dall'Iraq senza perdere la faccia.

Infine una problematica così controversa come quella del genocidio cadrebbe nel bel mezzo di un'altra già alle porte: quella della riforma del consiglio di sicurezza dell'ONU, che sembra già arenata prima ancora di partire. Qui invece sarebbero le Nazioni Unite a perdere ancora una volta la faccia.

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