Anno 2004

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Cina-Taiwan, segnali di crisi

Franco Apicella, 19 settembre 2004

Associated Press il 13 settembre scorso indicava le quattro sfide che attendono la dirigenza di Pechino: Taiwan, Hong Kong, l'economia, le riforme politiche. Nulla di nuovo a parte l'ordine della elencazione che, se fosse di priorità, significherebbe un possibile riacutizzarsi della crisi tra Pechino e Taipei. I segnali non mancano, a cominciare da un articolo pubblicato proprio il giorno prima dal People's Daily intitolato "Le iniziative militari di USA e Taiwan non portano ad alcun risultato". Nella conclusione l'autore afferma che le autorità di Taiwan, rincorrendo l'indipendenza attraverso una sempre più stretta collaborazione militare, "finiranno per diventare semplicemente la miccia degli USA (in un potenziale conflitto con la Cina n.d.r)".

La frase, che non è solo una delle tante boutade della controversia, è preceduta da una accurata descrizione delle recenti iniziative militari congiunte. La più vistosa è stata l'esercitazione "Hang Kuang" dello scorso giugno che, con l'assistenza di sessanta esperti del Pentagono, simulava un conflitto nello stretto di Taiwan ipotizzato per il 2006. Per quanto riguarda gli armamenti ci sarebbero le trattative in atto per la fornitura da parte degli USA di otto sottomarini a propulsione diesel, dodici pattugliatori marittimi antisom P-3C Orion e sei sistemi antimissile PAC (Patriot Advanced Capability).

Se Pechino ha di che lamentarsi - e l'oggetto delle sue recriminazioni sono chiaramente gli USA - Taiwan non è da meno. Il diritto all'autodeterminazione fa sempre presa su quello strano mix giuridico-mediatico che ormai vale più della realpolitik nella gestione gli equilibri mondiali. Dall'autodeterminazione all'autodifesa il passo è breve e se poi la minaccia si identifica con una grande potenza regionale, il gioco è fatto.

La risposta delle autorità di Taipei non si è fatta attendere ed è quanto mai sottile, visto che coinvolge un altro degli attori della scena mondiale, l'Unione Europea, cui Taiwan chiede di non revocare il bando sulla vendita di armi alla Cina. Quel provvedimento fu un esempio tipico di reazione giuridico-mediatica ai fatti di Piazza Tienanmen del 1989. Ma a quindici anni di distanza il mondo è cambiato, così come sono evoluti in maniera sorprendente i rapporti commerciali Cina Europa.

L'appello di Taiwan è tuttavia rivolto a un uditorio fortemente diviso; in questo sta la sottigliezza della mossa. Più che la reale vendita di armamenti alla Cina, è forse importante sollevare il problema e tenerlo quanto più possibile vivo all'attenzione. Le pressioni di Francia e Germania, favorevoli alla revoca del bando, contribuiranno a riaccendere una nuova disputa di cui l'UE non avrebbe alcun bisogno ma che fa tanto comodo a Taiwan perché si parli delle minacce cui è sottoposta la sua autonomia.

Il ministro degli esteri Mark Chen, riferendosi alla necessità che il bando contro la Cina venga mantenuto per garantire pace e stabilità alla regione, afferma che Pechino avrebbe schierato 500 missili con obiettivo Taiwan reiterando le minacce contro l'isola. I toni indubbiamente si stanno alzando ma il coinvolgimento nella disputa di altri protagonisti - l'UE da parte di Taiwan e gli USA da parte della Cina - fa in modo che eventuali responsabilità per un deteriorarsi della situazione possano essere addebitate a terzi piuttosto che ai diretti interessati.

Da parte sua Taiwan sta dimostrando grande attivismo, come possono dimostrare tre esempi diversi tra loro, ma del tutto in linea con la politica perseguita. Il 13 settembre scorso le autorità di Taipei hanno diffidato la Cina dall'interferire con la presenza della consorte del presidente taiwanese alla testa della rappresentanza dell'isola ai giochi olimpici per disabili di Atene. Anche l'argomento sportivo-mondano può diventare un caso politico e volto a favore della indipendenza di cui gode Taiwan di fatto e che si vorrebbe fosse anche di diritto.

Dal prossimo mese saranno ripristinati i voli tra Taipei e Incheon, nella Corea del Sud, già sospesi nel 1992 quando Seul aveva normalizzato le sue relazioni con la Cina, riconoscendola come unico interlocutore anche per l'isola di Taiwan. E' una indiretta puntura di spillo di Taipei alla Cina, vista la delicatezza dei rapporti tra Pechino e Seul in diverse questioni, non ultima il programma nucleare della Corea del Nord.

Una ultima notizia conferma ancora l'atteggiamento deciso di Taiwan. E' iniziata la grande esercitazione annuale di difesa nazionale, denominata Wan-An 27, che si svolgerà su tutta l'isola e si concluderà il 23 settembre. Per la prima volta forze armate e civili saranno impegnati insieme per respingere una ipotetica invasione, come ha affermato il ministro della difesa nazionale. Tra le attività di rilievo: richiamo dei riservisti, antiterrorismo, difesa aerea, soccorso in pubbliche calamità e misure per fronteggiare un disastro nucleare. Le reazioni cinesi, al momento, sono proporzionali al coinvolgimento degli USA: praticamente inesistenti.

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