Anno 2004

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La liberazione delle due Simone e l'attualità di Croce

Franco Apicella, 1 ottobre 2004

Figlia di molti padri come accade in genere a tutte le vittorie, la liberazione delle due operatrici della Ong "Un ponte per…" ha offerto a tutti e senza riserve motivi di soddisfazione e autocompiacimento. Insomma, il trionfo di quella che Benedetto Croce in un suo scritto del 1915 aveva chiamato Phantasie-Politik, contrapponendola alla Real-Politik con cui molto presto bisognerà tornare a fare i conti.

In quel saggio, raccolto poi nell'opera "Pagine sulla guerra", Croce scriveva: "La conseguenza sarà, dunque, che bisognerà fare Real-Politik così bene da riuscirvi, se mai, meglio dei tedeschi: farla con elevatezza, generosità e buon senso italiano, ma con la più completa spregiudicatezza, con la maggiore diffidenza critica verso le illusioni parolaie e le tendenze semplicistiche, con la più particolare e paziente e varia conoscenza dei dati di fatto, in modo da non iscambiare la psicologia di Belgrado con quella di Milano, i parlamentari turchi coi parlamentari inglesi, e i beduini col popolo delle Cinque giornate (perfino a questo vertice sono pervenuti i democratici e socialisti nostrani, adeguando la sollevazione degli arabi tripolini contro gli italiani a quella degli italiani stessi contro gli austriaci nel 1848!); sempre, insomma, Real-Politik e non già Phantasie-Politik ....".

L'attualità di questa pagina è impressionante per chi sia disponibile a un esercizio di comparazione. Solo alcuni giorni fa la politica italiana ha offerto un poco edificante esempio di "illusioni parolaie" e "tendenze semplicistiche". Mentre a New York davanti all'assemblea dell'Onu il ministro degli Esteri esponeva la proposta riduttiva e semplicistica di un aumento dei seggi non permanenti del Consiglio di sicurezza, il presidente della Repubblica in visita in Norvegia caldeggiava l'illusione di un ministro degli Esteri della Ue come rappresentante permanente nello stesso Consiglio.

Di fatto alle porte dell'Onu bussano con ben altra veemenza Germania, Giappone, India e Brasile, per non parlare degli Stati africani. L'Italia si permette il lusso non solo di mostrarsi in disaccordo ma di sostenere le opzioni che la real-politik finirà quasi certamente per accantonare. L'unica possibilità che la soluzione di compromesso dell'aumento dei seggi non permanenti possa essere adottata è legata al fatto che l'Onu ormai non ha più nulla da perdere in termini di credibilità. Ma questo non può essere certo di consolazione.

Di spregiudicatezza ha fatto invece sfoggio il premier turco Erdogan con la vicenda del reato di adulterio, prima sostenuto in patria poi fatto depennare per guadagnarsi la candidatura all'ingresso nella Ue. A fronte della lezione di real-politik che veniva da Ankara, l'Europa ha nutrito se stessa di illusioni, etichettando come prova di democrazia l'esercizio funambolico della Turchia. Ma forse, come dice Croce, c'è stato un errore di valutazione e si sono scambiati "i parlamentari turchi coi parlamentari inglesi".

Oltre a ricordare questo passaggio ai parlamentari europei, si potrebbero invitare alcuni rappresentanti della attuale amministrazione Usa (e anche della prossima, per maggiore sicurezza) a non "iscambiare la psicologia di Belgrado (o Bagdad) con quella di Milano (o Washington)". Gli effetti di questi errori di valutazione sono sotto gli occhi di tutti. Più in generale, però, queste differenze dovrebbero essere tenute a mente da quanti semplificano il problema della lotta al terrorismo individuandone la soluzione primaria nel dialogo con l'Islam moderato.

La fiducia nei poteri taumaturgici del dialogo induce alla convinzione che il mondo islamico possa e voglia muoversi entro gli stessi schemi mentali di quello occidentale. Il risultato invece è solitamente di segno opposto: sono i predicatori del dialogo a oltranza che finiscono per doversi adeguare agli schemi altrui. La dice lunga in proposito la profusione di ringraziamenti nei confronti delle comunità islamiche e della loro mobilitazione (da valutare nella sua effettiva dimensione e convinzione) per il rilascio delle due operatrici italiane.

Un ultimo parallelo, anche se poco in linea col clima buonista di questi giorni. Nella manifestazione indetta da Rifondazione comunista sabato 25 settembre a Roma è stato issato un cartello che inneggiava alla solidarietà con la resistenza irachena. Bertinotti ha subito relegato l'iniziativa "ai confini del partito" ma non si è trattato certo di una sorpresa né di una invenzione originale; piuttosto di una storia vecchia di novanta anni, visto che già nel 1915 c'era chi paragonava "i beduini col popolo delle Cinque giornate".

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