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Lo strappo atlantico, di Rita di Leo

Franco Apicella, 17 ottobre 2004

Il titolo giocato sulle parole di una denominazione obsoleta della Nato, Patto atlantico, il prestigio dell'editore Laterza e l'autrice Rita di Leo professore ordinario di relazioni internazionali a La Sapienza di Roma sono già motivi sufficienti per indurre alla lettura di "Lo strappo atlantico - America contro Europa". I contenuti poi, ispirati a genuina passione politica, offrono spunti interessanti sia a chi condivide le conclusioni cui perviene l'autrice sia a chi ne trae di diverse. L'impianto del libro è coerente con l'idea di fondo: è stata l'America di Bush e dei neocons a provocare lo strappo con l'Europa virtuosa dell'Unione Europea.

La dovizia di riferimenti nelle note è senza dubbio garanzia di rigore critico, ma non si può fare a meno di notare che le fonti citate sono in gran parte articoli e saggi di opinionisti. Forse per contenere le dimensioni dell'opera e per dare incisività alla narrazione alcuni eventi vengono riportati solo negli aspetti considerati salienti. Il vertice del 28 maggio 2002 in Italia, in cui fu istituito il Nato-Russia Council e alcuni cronisti frettolosi videro la Russia già entrata nella Nato, è liquidato come "messinscena kitsch di Pratica di Mare, una zona militare scelta perché vietata ai civili".

Può sembrare strano che l'autrice non ricorra alle pur numerose fonti ufficiali che potrebbero dare sostegno alla sua tesi. Ad esempio, nel suo discorso alla nazione del 7 ottobre 2002 inteso a dimostrare la determinazione dell'America a guidare il mondo contro la minaccia terroristica, Bush non nomina neppure l'Europa, tanto meno l'Unione Europea. Oppure, basta ricordare le dichiarazioni che un anno fa il segretario alla Difesa Usa, Rumsfeld, rilasciò al vertice Nato di Colorado Springs, rivolgendo una vera e propria reprimenda agli alleati europei sulla inefficienza dei loro strumenti militari.

L'analista rischia di diventare pedante e quindi noioso; il saggista invece deve seguire lo svolgersi delle sue argomentazioni. Sarebbe però auspicabile, per la credibilità del prodotto, evitare imprecisioni. Gli accordi di Dayton vengono datati 1999 mentre sono stati stipulati, con una coda a Parigi, nel dicembre 1998. Potrebbe essere un errore di stampa. Non lo è invece la frase in cui si afferma che le tre repubbliche baltiche sono entrate nella Nato nel 2002, visto che nello stesso passaggio l'ingresso nell'Alleanza degli altri quattro stati (Bulgaria, Romania, Slovacchia e Slovenia) viene datato 2004, anno di effettivo accesso anche per le tre repubbliche.

La lettura mantiene comunque sempre elevato l'interesse per tutti gli argomenti trattati e fa nascere subito lo stimolo ad approfondirli. In alcuni brani poi il ritmo è così incalzante da richiamare la voce narrante del film Farenheit 9/11. Da segnalare nelle conclusioni una frase forse volutamente provocatoria: "Oggi, per come è stato posto, il problema del terrorismo islamico è una non realtà". Chi potrebbe capire la realtà, secondo l'autrice, è solo qualche studioso laico, che oggi ormai si può trovare solo in Europa.

In contrapposizione agli errori della amministrazione Bush, innegabili, spicca dunque la fiducia nell'Europa che "sta sperimentando come stare insieme diversamente dal passato, senza confini materiali e senza fratture spirituali sui suoi territori e tra i suoi popoli". L'istituzione che incarna questo programma - l'Unione europea - va apprezzata per i risultati che ha già conseguito. Si citano a testimonianza i programmi di aiuto ai paesi che si sono resi indipendenti dopo la fine dell'Urss e, in Afganistan, "le scuole, gli ospedali, i servizi sociali […] affidati alle Nazioni Unite e alla Unione Europea".

E' un libro, come già accennato, di vibrante passione politica oltre che di approfondimento di temi ancora al centro dell'attualità (almeno fino alle imminenti elezioni presidenziali Usa). Forse contiene un messaggio subliminale: è necessario esportare oltre Atlantico la democrazia virtuosa della Unione Europea.

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