Anno 2004

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Cavalleria, Parma ricorda Pozzuolo del Friuli

Franco Apicella, 1 novembre 2004

Chi ha assistito alle cerimonie con cui si è celebrata la festa della cavalleria - a Pozzuolo del Friuli il 30 ottobre e l'indomani a Parma - ha avuto il privilegio di vedere riunite le sei medaglie d'oro attribuite agli stendardi: quella per la prima guerra mondiale allo stendardo dell'arma; quella per Isbuschenskij 1942 a Savoia cavalleria; le due medaglie per il Bricchetto 1796 a Genova cavalleria; quella per Jagodnij 1942 ai Lancieri di Novara e quella per Custoza 1866 ai Lancieri di Aosta.

Tranne la medaglia che fregia lo stendardo dell'arma, tutte le altre vengono da episodi in sé positivi per il risultato pratico, ma inseriti in un più ampio contesto di sfortuna o sconfitta. Sembrerebbe un filo conduttore che si dipana da oltre due secoli nella storia della cavalleria e che trova il suo momento più significativo proprio a Pozzuolo del Friuli quando, nei giorni di Caporetto, era necessario il sacrificio di qualcuno per evitare che la ritirata diventasse una rovinosa disfatta.

Lo ha ricordato il generale Cosimo D'Arrigo, comandante delle forze operative terrestri e massima autorità militare a presiedere la cerimonia di Parma: "La generosità con cui le 1.000 lance di Genova e Novara avevano assolto un compito ai limiti delle umane possibilità era la stessa di tante altre occasioni. Sempre la cavalleria è intervenuta e ha fatto risplendere il suo valore nei momenti più difficili [...] Ogni volta si è trattato di consapevole eroismo portato anche all'estremo sacrificio".

Ma così come in molte occasioni è stata l'arma dell'estrema risorsa, la cavalleria ha sempre saputo guardare verso il futuro. Nella prima guerra mondiale i suoi ufficiali sono diventati pionieri della nascente specialità aeronautica passando dal cavallo all'aeroplano. Il reggimento Cavalleggeri Guide nel 1934 diventa a Parma Scuola carri veloci, portando l'arma nell'era della meccanizzazione. La scelta della città per celebrare questa "due giorni" della cavalleria è stata motivata dunque anche dalla possibilità di celebrare il 70° anniversario di una transizione storica con il raduno dei Cavalleggeri Guide.

Il generale D'Arrigo, soffermandosi sulla capacità dell'arma di proiettarsi nel futuro, ha ricordato anche gli ufficiali di cavalleria che hanno combattuto e sono caduti da eroi a El Alamein nei ranghi della divisione paracadutisti Folgore. Si è percepito insomma dai discorsi ufficiali che la cavalleria è più che mai viva e all'altezza delle sfide poste dai moderni scenari operativi. Più volte l'onorevole Berselli, intervenuto in rappresentanza del ministro della Difesa, ha ripreso e avvalorato le affermazioni del generale D'Arrigo.

Ma la percezione non veniva solo dalle parole delle autorità. Chi fosse stato distratto dai cavalli, dalle uniformi storiche, dalle lance e dalle sciabole ha dovuto alla fine incontrare lo sguardo fiero dei cavalieri, dei dragoni, dei lancieri e dei cavalleggeri. E anche lo sguardo dei carristi che hanno sfilato assieme a loro, a testimonianza del reciproco rispetto per le tradizioni di quelle che ormai sono specialità di una unica arma.

Molti volontari sfoggiavano sul loro petto, con giusto orgoglio, le insegne di recenti missioni, dai Balcani all'Afganistan all'Iraq. Qualcuno dei "vecchi" in tribuna guardava incuriosito e forse addirittura scettico le medaglie di quei soldati; ma dopo averli visti sfilare e guardati negli occhi non ha potuto fare a meno di sentirsi fiero assieme a loro per quanto hanno fatto. E' ancora recente il ricordo della missione in Iraq dove la brigata di cavalleria ha tenuto alto il suo nome - Pozzuolo del Friuli - ereditato proprio dal fatto d'arme nella cui ricorrenza si celebra la festa dell'arma.

E' stata la migliore smentita a quella frase scritta forse a mo' di paradosso dallo storico Franco Cardini: "La cavalleria, in un certo senso, è sempre stata morta: è morta da sempre".

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