Anno 2004

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4 novembre e gli effetti collaterali della democrazia

Franco Apicella, 5 novembre 2004

Fosse stato per il manifesto, non ci si sarebbe neppure accorti che il 4 novembre è anche la festa delle Forze armate, oltre che giorno dell'unità nazionale. Per fortuna lo ha ricordato il presidente della Repubblica. Ciampi ha dedicato molto spazio alle Forze armate in questa sua tre giorni iniziata il 2 novembre al Quirinale con la consegna delle decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia.

Da notare nel discorso pronunciato in quella occasione a Roma l'apprezzamento per "la scelta professionale di chi partecipa ai concorsi per volontari". Il 31 dicembre 2003 Ciampi aveva esortato i giovani a dedicarsi al volontariato civile; ora fortunatamente è stata ristabilita una sorta di par condicio.

Significativi e apprezzabili i contenuti dell'intervento del 3 novembre a Moriago della Battaglia dove sono stati posti in luce anche gli aspetti più drammatici della prima guerra mondiale: l'elevato numero dei caduti, i sacrifici della popolazione civile e le nefaste conseguenze del trattato di Versailles, pur senza citarlo esplicitamente. L'accenno finale al maggiore di cavalleria Francesco Baracca e al cavallino rampante, simbolo del suo reggimento, dovrebbe dare un aiutino ai concorrenti dei quiz televisivi cui viene chiesta l'origine dell'emblema della Ferrari.

Il discorso tenuto a Trieste il 4 novembre ha riservato una sorpresa in quel passaggio in cui l'espressione memoria condivisa, usata in altre occasioni, è stata giustamente sostituita da "un processo di purificazione della memoria, di rilettura critica del nostro passato". Non occorre essere storici di professione per capire che dalla memoria condivisa alla storia di regime il passo è breve. Gli zaini degli studenti sono già abbastanza carichi di ideologia per non doverli ancora appesantire con testi di regime.

All'opposto della memoria condivisa stanno le rivisitazioni storiche, presentate ormai con tale dovizia anche dai media da fare pensare a lucrose operazioni editoriali o a nuovi filoni ideologici. Molto di moda la seconda guerra mondiale, inclusi resistenza e dopoguerra. Di minore risonanza, ma anch'essa pubblicizzata, la revisione del Risorgimento nell'ottica di una presunta persecuzione anticattolica.

Dario Fertilio con un suo articolo su Silvio Pellico nel Corriere della sera del 18 settembre scorso ha innescato un successivo intervento di Paolo Mieli con strascichi arrivati fino a uno degli ultimi numeri di Panorama. Il testo originale di "Le mie prigioni" - afferma Fertilio - è stato purgato e ne è stato espunto un brano in cui Pellico si confessa al prevosto di Murano.

Insomma, la religiosità di Silvio Pellico dava fastidio. Ma il brano in questione, poche righe, nulla aggiungerebbe all'impianto di un'opera intrisa di sentimenti religiosi in ogni sua pagina. Curiosamente poi anche l'edizione del 1868 a cura della tipografia dell'oratorio San Francesco di Sales di Torino, preceduta dai "Cenni biografici su Silvio Pellico scritti dal sacerdote Bosco Giovanni", non contiene l'episodio della confessione. Sarà stato un caso di autocensura.

Il fatto in sé è di poco conto nel quadro ben più ampio della storia risorgimentale e probabilmente è servito solo a ravvivare la polemica sull'anticlericalismo che, guarda caso, si sta riproponendo nelle istituzioni europee di oggi. Ma non c'era bisogno di scomodare Silvio Pellico per scoprire che gli artefici dell'unità d'Italia (Vittorio Emanuele, Cavour, Garibaldi) erano mangiapreti. Inoltre anche l'unità d'Italia è solo un aspetto del Risorgimento. Ben vengano comunque le rivisitazioni, per quanto faziose o superflue, piuttosto che l'insipida ma pericolosa memoria condivisa.

Nelle operazioni di recupero della memoria sono pressoché inevitabili ricadute commerciali e ideologiche. Occorre tuttavia accettarle come effetti collaterali della democrazia. Ben vengano se servono a smuovere un sistema sempre più omogeneizzato nel pensiero e paralizzato nell'azione. Il presidente Ciampi ha fatto molto per rinfrescare la memoria agli italiani e risvegliarne l'interesse per la storia. Si ha la sensazione tuttavia che taluni uomini nelle istituzioni lo seguano più per dovere che per convinzione.

Oppure forse c'è chi vuole essere più realista del re, come nel caso del manifesto del 4 novembre da cui sono state espunte (come la confessione di Silvio Pellico) le Forze armate. Ignorandole si pensava forse, ma con clamoroso ritardo, di allinearsi al presidente Ciampi del 31 dicembre 2003, quello che preferiva parlare del servizio civile anziché di quello militare. Ma arrivare in ritardo è peggio che non arrivare affatto.

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