Anno 2004

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Carabinieri, calendario e consenso

Franco Apicella, 13 novembre 2004

La vita continua e quasi alla vigilia del primo anniversario della strage di Nasirija il 9 novembre TG5 ha presentato il calendario 2005 dei Carabinieri, già disponibile sul sito della Benemerita. Nel panorama della pubblicistica militare questo prodotto è ormai uno dei più quotati; quest'anno poi la penna di Andrea Camilleri che scrive sul tema accattivante del comandante della Stazione garantirà senz'altro il successo. Chi fosse ancora affezionato alla vecchia iconografia del genere carica di Pastrengo si accontenterà di rovistare tra le bancarelle dei mercatini.

Il ricorso a personaggi della cultura e dello spettacolo nella redazione di calendari militari non è nuovo. Qualche anno fa l'Esercito per l'agenda degli studenti si avvalse dell'opera del disegnatore di fumetti Franco Bonvicini, l'ironico Bonvi delle Sturmtruppen. Anche se guardano alla tiratura le iniziative editoriali delle Forze armate non hanno fini commerciali, bensì lo scopo più o meno dichiarato del cosiddetto ritorno di immagine.

Si potrebbe obiettare che l'immagine più vera è quella proiettata dall'essere piuttosto che dall'apparire, ma si rischierebbe di venire considerati fuori dal mondo. E' scontato associare l'idea di immagine al meccanismo economico commerciale in cui conta, tra l'altro, il saper decantare la propria merce per vendere e raggiungere l'obiettivo del profitto. Se al profitto si sostituisce il consenso, ecco che diventa possibile applicare l'idea dell'immagine anche al meccanismo delle istituzioni pubbliche.

Nella democrazia in astratto e concretamente nelle società moderne il potere politico si fonda sul consenso nei confronti non solo delle persone che i cittadini hanno delegato a esercitare il potere stesso, ma anche nei confronti delle istituzioni che lo rappresentano, tra cui le Forze armate. In realtà è una sorta di circolo vizioso che snatura il significato stesso della parola perché un potere che ha bisogno di consenso perde la parte più importante della sua connotazione.

Il potere vero, quello che può fare a meno di puntelli, oggi è altrove, forse nelle multinazionali o nei movimenti trasversali di opinione o addirittura nei fondamentalismi religiosi e ideologici. Chi invece si trova investito di responsabilità derivanti da un potere fondato sul consenso deve inevitabilmente fare ricorso ad altri tipi di meccanismo. Nella realtà contemporanea dunque le Forze armate costruiscono il consenso attraverso il ritorno di immagine, che non può sottrarsi a effetti anche plateali di attualità.

Nell'agone mediatico subentra poi la fuorviante identificazione del consenso con la legittimazione, per cui quando manca il consenso arrivano le crisi di identità. Una istituzione come le Forze armate - e questo probabilmente vale non solo per quelle italiane - trova legittimazione nella prospettiva storica che supera ogni genere di consenso. C'è una sorta di fedeltà o di coerenza nella storia delle Forze armate che i Carabinieri hanno saputo fare propria con il motto "nei secoli fedele". E' una implicita rinuncia al contingente e all'effimero anche quando appaiono entusiasticamente condivisi.

Il patrimonio più importante delle Forze armate è la loro identità, costruita nella storia che diventa forza propulsiva del presente. A volte, per farsi meglio comprendere, può essere necessario semplificare il tutto in una vulgata efficace e accessibile. La narrazione del comandante della Stazione proposta dal calendario 2005 forse ha questo senso e ben venga se riuscirà ad avvicinare la gente alle radici più vere dell'Arma, anzi, della Forza armata.

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