Anno 2004

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Nato, Scheffer a Parigi sul filo del rasoio

Franco Apicella, 27 novembre 2004

Quasi allo scadere del suo primo anno di mandato il segretario generale della Nato Scheffer ha affrontato il 22 novembre la sua prima trasferta a Parigi, definendola "in qualche modo un battesimo del fuoco". A giudicare dai contenuti del suo discorso all'Istituto francese delle relazioni internazionali si è trattato di un battesimo a cui si è presentato di buon grado, certo di non urtare la suscettibilità dell'uditorio esponendo la sua visione dell'Alleanza.

Ma nel caso non fosse stata sufficiente la sostanza dell'intervento, anche la forma è servita a stemperare una eventuale accoglienza fredda. Scheffer infatti ha chiesto di potere derogare alla regola secondo cui ogni discorso del segretario generale deve esordire con un elogio alla fedeltà e alla generosità del paese ospite. Non ce n'è bisogno - ha detto Scheffer - perché i fatti dimostrano l'impegno della Francia che oggi dirige le due principali operazioni della Nato in Kosovo e in Afganistan.

Se la platea francese può avere gradito, le altre nazioni finora visitate da Scheffer avrebbero buoni motivi per pensare di essere state semplicemente adulate o prese in giro. Per fortuna nella sua breve visita in Italia del 13 febbraio scorso il segretario generale non ha fatto alcun discorso ufficiale. Ma già da tempo gli alleati avrebbero dovuto nutrire qualche perplessità nel constatare che un paese come la Francia, da sempre spigoloso e poco disponibile verso il consesso euroatlantico, si è visto assegnare in contemporanea il comando di Kfor in Kosovo e Isaf in Afganistan.

Il vero punto di partenza e filo conduttore dell'intervento di Scheffer è stata però la constatazione di un paradosso: da un lato l'attualità della ragione d'essere dell'Alleanza, i "valori e interessi di sicurezza europei e nord americani", dall'altro l'esigenza di avviare, sottolineata con un "impérativement", il processo di trasformazione politica e militare.

Prima di definire questo processo, peraltro già delineato nei suoi più recenti interventi, Scheffer ha usato qualche altro passaggio per accattivarsi i favori dell'uditorio. Ha detto esplicitamente che "la Nato ha cominciato a superare le diatribe del passato in merito all'Iraq". Solo con un po' di buona volontà si può dire che sia vero.

Ha dipinto poi un quadro idilliaco di cooperazione della Nato con le altre organizzazioni internazionali, Ue, Onu e Osce. Per queste ultime due addirittura ha detto che la Nato lavora con esse "mano nella mano sul terreno". Né sono mancate le aperture verso altri soggetti geopolitici come il nord Africa, il Medio Oriente e le regioni del Caucaso e dell'Asia centrale.

Ogni eventuale freddezza dell'uditorio deve poi essere stata vinta con le parole pronunciate a proposito dell'11 settembre e degli Usa: "La tentazione isolazionista ha vinto". Oltre all'effetto plateale, la frase forse doveva essere strumentale a quella pronunciata subito dopo: "Il tempo delle certezze e degli automatismi è decisamente finito". Scheffer è dunque tornato sull'idea già espressa lo scorso 6 ottobre a Berlino nel dire che "non c'è mai un automatismo, un riflesso tipo Articolo 5 (quello che considera l'attacco a uno o più paesi come attacco a tutti i paesi dell'Alleanza n.d.r), quando si tratta di intraprendere nuove operazioni".

Al segretario generale sta a cuore proprio la riduzione del ruolo militare dell'Alleanza a favore di un profilo politico preminente. La base del nuovo ruolo sta ancora nel consenso, ma non quello legato all'automatismo delle vecchie procedure, piuttosto quello che nasce dal dibattito, parola anch'essa non nuova nel glossario recente di Scheffer. Ne è talmente convinto da affermare che "il tempo del dibattito non pregiudica quello dell'azione" e ha portato come esempio il passaggio di responsabilità tra Nato e Ue in Bosnia. Ma che sia stato esemplare in termini di tempestività e celerità di attuazione può essere discutibile.

Poi parla del successo conseguito nel rinforzare Isaf in occasione delle recenti elezioni "a dispetto delle difficoltà di force generation enfatizzate dai media". A dire il vero i media avevano semplicemente preso atto di ciò che Scheffer aveva detto il 5 e il 12 luglio subito dopo il vertice di Istanbul a proposito della necessità di rivedere le procedure per la force generation, visti i problemi incontrati in Afganistan. Questo è evidentemente un argomento spinoso perché il segretario generale a Parigi lo ha riproposto anche con riferimento alla Nato response force (Nrf), dicendo che non deve essere "un facile rimedio alle nostre difficoltà di force generation".

Ancora in merito alla disponibilità di forze Scheffer dice che "l'Alleanza non ha la vocazione a essere ridotta al ruolo di semplice contributore di truppe" e ribadisce che essa "non è solo una macchina per decidere". Ma, visto che la macchina militare dell'Alleanza funziona, tant'è che "senza la Nato nulla è possibile in Kosovo e in Afganistan", è necessario trasferire questa efficienza in sede politica perché "un accresciuto ruolo politico della Nato non può che essere benefico per gli alleati e per i loro partner, istituzionali e non". Tutto questo però riconduce al dibattito e alla necessità di "accettarlo per quello che è: non necessariamente la prima tappa verso una decisione o un intervento".

Sui benefici di un maggiore ruolo politico dell'Alleanza e sulla "sinergia e complementarietà" tra le organizzazioni internazionali Scheffer non ha dubbi e ne ha fatto una sorta di appello a conclusione del suo intervento.

Il paradosso di cui aveva parlato all'inizio - attualità della ragione d'essere della Nato e necssità di un processo di trasformazione - si è concretizzato nella antinomia tra efficacia militare e ruolo politico, che rischia di diventare una spirale senza via di uscita: la Nato è ancora viva grazie alla sua efficienza militare, ma gli strumenti della efficienza militare sono di intralcio al dibattito politico, essenziale per mantenere viva l'Alleanza. Forse però è solo un modo per dare ragione a tutti: quelli che dicono che la Nato è morta e quelli che credono ancora in un suo futuro.

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