Anno 2004

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Open sources, fonti aperte al servizio dell'intelligence

Francesco Bergamo, 17 novembre 2004

Le open sources avranno un futuro radioso. La domanda che dobbiamo porci è: quanti analisti serviranno? La chiave di lettura del problema è tutta qui. Attualmente gli scenari stanno mutando con una velocità pazzesca e servono informazioni fresche, veloci, di tutti i tipi e a basso costo. Dunque, per gli analisti delle fonti aperte si profilerà un futuro di super lavoro. Bisogna partire da lontano, però, per capire la dinamica dello scenario per il futuro delle fonti aperte (le open sources sono nate in Italia nel 1928).

Da sempre l'uomo ha cercato di avere delle informazioni. I primi uomini sulla terra cercavano le informazioni che servivano alla loro sussistenza. Con il passare delle epoche il comportamento dell'uomo si evolse e, conseguentemente, si perfezionò anche la raccolta delle informazioni. Queste non servivano più solo per la sola sussistenza, ma anche per governare, commerciare, vincere guerre, ecc.

Insomma, chi ha le informazioni comanda oppure si posiziona sopra un piedistallo di benessere. Chi, invece, non le possiede non vale nulla. Da tutto questo si asserisce che le informazioni hanno un peso notevole nella vita dell'uomo. I metodi di raccolta delle informazioni sono sempre stati lenti, faticosi e rischiosi. Ora lo scenario si è capovolto: con le open sources la raccolta delle informazioni è comoda e veloce.

Tutti sanno che stiamo vivendo nell'era della comunicazione e dell'informazione. Le guerre per il controllo delle tv lo dimostrano chiaramente; la quantità di giornali che si possono trovare nelle edicole confermano la facilità con cui l'utente può aggiornarsi. Ma ci sono dei limiti importanti da tenere in considerazione. Il primo è che la comunicazione non è massificata ed estesa in maniera omogenea sul globo terrestre. I Paesi del Terzo mondo, per esempio, sono tagliati fuori parzialmente dal circuito. Il secondo è che l'informazione non è quasi più raccolta dal giornalista della testata inviato sul posto, ma da un collaboratore, generalmente del luogo e quasi sempre sottopagato oppure da un'agenzia di stampa.

Dunque si assiste a una serie di passaggi che inevitabilmente scremano la notizia, con il serio rischio che quello che arriverà al lettore sia qualcosa di molto annacquato. Il terzo è che non si trova più chi verifica la notizia. Questo permetterebbe a chiunque di propinare qualunque notizia, anche di tipo intossicato. Il quarto è che le testate giornalistiche, le tv, le radio e qualunque altro mezzo di comunicazione hanno un padrone. Quest'ultimo, generalmente, ha una sua precisa ideologia e collocazione sociale che possono influenzare le notizie. Il quinto è l'ambiente di appartenenza dei gruppi. Purtroppo quest'ultimo parametro è quasi sempre erroneamente il più sottovalutato pur essendo il più importante di tutti.

Come si vede i parametri di base sono pochi e di una certa complessità. Se gli analisti delle fonti aperte, dunque analisti dell'intelligence, sbagliassero nel valutare questo indicatore multiforme si rischierebbe di avere un'analisi che difficilmente centrerà l'obiettivo, cioè la delineazione di uno scenario che col tempo si possa rivelare corretto. Open sources, allora. Ma cosa sono le fonti aperte?

Tutto quello che è accessibile a tutti, dunque l'esatto contrario delle fonti chiuse, cioè accessibili a pochi e per questo segrete. Nulla di nuovo? Sì, invece. La novità consisterebbe nel fatto che nell'era della comunicazione veloce si pensa che anche le analisi siano veloci. Questo è vero in parte. Infatti, un servizio intelligence potrà avvalersi della collaborazione di qualche esperto di un dato settore specifico che in quel momento è al centro dell'interesse, ma non è detto che questo corrisponda alle aspettative di analisi per l'intelligence.

Secondo la scuola di pensiero anglo-americana, con le fonti aperte si cercherà di avere una informazione veloce, alla meno peggio e per quel tanto che basta. Dunque, una informazione sicuramente raffazzonata. I tempi stringono sempre e alla richiesta di una informazione si chiede una risposta tempestiva. Ma alla lunga non ripagherà il prezzo pagato. La creazione di un pensiero, di una novità, di un modo di pensare o di agire o di una qualunque scelta politica è sempre frutto dell'ambiente circostante. Quest'ultimo è sempre il frutto di un percorso molto lungo svolto dall'umanità.

Allora si ritorna a quanto soprascritto al quinto parametro: l'ambiente! Se noi facciamo fare un'analisi a un esperto sull'Islam (ammettiamo anche che l'esperto sia un inglese), l'analisi prodotta in qualche modo rifletterebbe il condizionamento culturale del singolo. Condizionamento che sarebbe dovuto a una pressione psichica suggestionante, in gran parte derivata dall'ambiente circostante. Con l'analisi prodotta dall'inglese, poi, si dovrebbero fare delle valutazioni per degli scenari che c'interesserebbero. E il cerchio si chiude.

Secondo questo velocissimo esempio: la relazione che l'esperto anglofono avrà fornito al locale servizio segreto sarà attendibile? No! Non potrà esserlo. Infatti, l'ambiente circostante è il frutto di una vita vissuta sul posto. Lo stesso vale anche per l'Islam, ad esempio. Studiarlo sul posto o studiarlo sui libri, magari lontani migliaia di chilometri, non è la stessa cosa. Molti a questo punto penseranno che basterebbe inviare qualche agente per avere le informazioni in presa diretta. Anche questo fornirebbe un'informazione di parte e per certi versi settorializzata, perché troppo veloce e non assimilata dal tempo.

Altri potrebbero pensare che con l'utilizzo di satelliti e altre diavolerie elettroniche si risolva il problema. Ma anche questo non risolverebbe il quesito alla radice. I satelliti non sono precisi come sembrano. Ma facciamo un ragionamento ancora più analitico. Supponiamo, per esempio, che il satellite abbia rilevato una costruzione che potrebbe essere una casermetta per una base militare. In questo caso il satellite ne rileverebbe sia la forma, sia l'ubicazione geo-referenziata, ma non spiegherà lo spirito con cui è stata costruita. Perché lo spirito? Perché ogni azione fatta dagli esseri umani è un'azione dettata dallo spirito che agisce in quel dato momento e spesso per fare qualcosa si deve avere il consenso.

Allora, ritornando all'esempio, per la costruzione della casermetta, si assisterebbe a una serie di assunzioni di manovalanza locale per la costruzione dell'opera stessa. Questo darebbe risalto a un momentaneo benessere e a un certo movimento attorno al fatto. Qualcuno ne parlerebbe e qualche giornaletto locale scriverebbe qualche riga sull'argomento, ovviamente mantenendo un certo riserbo.

In questo caso la rilevazione satellitare non spiegherebbe nulla. Rimangono le fonti aperte, open sources. I veri analisti, invece, leggerebbero i giornali locali, le neswletters, i foglietti sindacali e tanto altro e si renderebbero conto che è iniziata una costruzione che potrebbe avere delle caratteristiche militari o paramilitari o altro. Attenzione, però, la lettura di un giornale è la cosa che più porta vicino alla cultura locale e all'ambiente circostante. Un libro è troppo lontano dalle attestazioni degli avvenimenti giornalieri. Allontanandosi dal "fatto del giorno" ci si allontana dalla verità, dalla cultura che animava in quel momento l'evento e dall'ambiente esistente in quel momento storico.

Il quotidiano, invece, è quanto di più vicino alla realtà. Forse non tutti sono d'accordo su questo. Infatti non si potrebbe dar loro torto perché esiste la televisione, che è ancora più rapida nella propagazione delle notizie rispetto a un giornale. Ma la tv non permette un certo ragionamento sull'argomento, perché troppo veloce e difficilmente "riguardabile" dal popolo locale, si ricorda che stiamo parlando di un Paese del Terzo mondo. Questo a dimostrazione che le fonti aperte sono e saranno uno strumento sempre più in via di espansione, ma hanno il limite che non potranno essere valutate con troppa velocità e soprattutto le analisi fatte dagli esperti dovranno essere vagliate da seri professionisti dell'intelligence e non dovranno essere prese come oro colato.

Le analisi, se fatte bene, permettono di avere delle informazioni che nel loro complesso si avvicinano moltissimo all'obiettivo. Ma quanto costerebbero queste informazioni? Ci auguriamo tanto, così l'analista guadagnerà bene e non sarà distratto da altre cose. Guadagnando bene (si ricorda che sono professionisti seri e che hanno studiato una vita per raggiungere il massimo della perfezione in materia) gli analisti saranno ancora più motivati a servire lo Stato.

Così sarà evitata l'emorragia verso l'intelligence economica a disposizione delle grandi multinazionali. Le fonti aperte sono complesse e l'analista, a patto che sia già eccellentemente preparato, svilupperà una specie di fiuto, tipo quello dei giornalisti, che gli permetterà di analizzare indicatori speciali che non sono riportati in nessun manuale e che servono a sbloccare un determinato scenario. Questo particolare fiuto, anche se sembra assurdo, si sviluppa solamente con l'attività costante e duratura nel tempo.

La pratica permette, così, di avere un osmosi con gli avvenimenti e gli ambienti di appartenenza. Quanti analisti servirebbero per avere un buon risultato? Dipende dal grado di organizzazione e da dove si vuole arrivare. Ultimamente ci sono delle università italiane che insegnano la materia delle fonti aperte, ma la parte tecnica è e rimane esclusivo appannaggio delle Forze militari.

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