Anno 2004

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Libia, Gheddafi rilancia: pace con Israele

Giovanni Bernardi, 8 gennaio 2004

Mentre il presidente Bush afferma che non è ancora il momento di togliere le sanzioni alla Libia, il colonnello Gheddafi rilancia sul tavolo da poker delle relazioni internazionali e sembra che abbia già da tempo intrapreso azioni coperte per riallacciare relazioni con Israele. La notizia, che comprende anche la possibilità di un incontro bilaterale alla fine del mese di gennaio, è stata diffusa citando le affermazioni di un parlamentare dell'opposizione israeliana, Ephraim Sneh, secondo il quale il presidente libico avrebbe preso la decisione strategica di avvicinarsi a Tel Aviv.

Gheddafi ha già sorpreso le diplomazie di tutto il mondo alla fine del 2003 con una sterzata storica destinata ad aprire una nuova era nelle relazioni internazionali libiche, affermando di rinunciare alle armi di distruzione di massa e di accettare le ispezioni previste dal protocollo aggiuntivo al Trattato di non proliferazione nucleare. La prima ispezione è già avvenuta e si è conclusa il 5 gennaio. Il Colonnello ha anche invitato gli altri Stati mediorientali a intraprendere la stessa strada.

Alla svolta libica hanno reagito positivamente gli Stati Uniti che vedono in questo un successo della propria azione "diretta" contro quelli che furono definiti a suo tempo Rogue States. Il presidente Bush ha però affermato di recente in una sua lettera indirizzata ai membri del Congresso che apprezza la decisione libica ma per ora non ci sono le condizioni per togliere le sanzioni in quanto la crisi non è stata del tutto risolta. "Tuttavia - ha aggiunto il Presidente - nel momento in cui la Libia farà "concreti passi" per eliminare le nostre preoccupazioni nei suoi confronti, gli Stati Uniti ricambieranno con reciproci tangibili passi per riconoscerne il progressi".

Ma l'azione di Gheddafi ora si sta rivelando più complessa di quello che sembrava dopo l'iniziativa nei confronti degli Stati Uniti. I "rumors" che hanno fatto scatenare le redazioni dei media di tutto il mondo, i quali hanno riportato alternativamente conferme e smentite, riguardano le relazioni con Israele, chiave di volta per la soluzione della controversa crisi mediorientale. Secondo quanto riportato da BBC, Sneh avrebbe incontrato il figlio di Gheddafi (anche lui di nome Muammar, che sembra sia già stato designato a succedergli nella posizione di presidente) durante un convegno nel mese di agosto e questi gli avrebbe fatto le importanti rivelazioni.

Il quotidiano israeliano Haarez afferma che il funzionario del ministero degli Esteri israeliano Ron Prosor avrebbe incontrato un "funzionario arabo" verso la fine del mese di dicembre a Parigi per trattare l'argomento delle relazioni Israele-Libia e che in seguito avrebbe relazionato al Primo ministro Ariel Sharon.

Al-Siyasa, un quotidiano pubblicato in Kuwait, riporta che funzionari dei ministeri degli Esteri e della Difesa, insieme con agenti del Mossad, saranno a Tripoli a fine mese per iniziare colloqui tesi a porre fine al clima di ostilità tra le due nazioni. Il quotidiano aggiunge, citando fonti diplomatiche europee, che il 2 gennaio funzionari libici e israeliani si sarebbero incontrati con funzionari USA per trattare la ripresa delle relazioni diplomatiche. Secondo BBC, fonti dell'ufficio del Primo ministro israeliano affermano che le notizie di una ripresa delle relazioni con la Libia "non appaiono serie".

La ripresa delle relazioni tra Libia e Israele non può essere destituita di fondamento. E' infatti la condizione indispensabile per la riammissione della Libia nel consesso internazionale con piena credibilità. Non si può escludere che tra i "concreti passi" a cui fa cenno il presidente Bush nella sua dichiarazione ci sia anche questo argomento. Allacciare relazioni con Israele significa però per la Libia porre la parola fine al sostegno del terrorismo palestinese, incoraggiato in qualche modo dalla posizione oltranzista di Arafat e dal sostegno siriano.

Se i passi della Libia saranno effettivamente in questa direzione, con Giordania ed Egitto già in posizioni moderate, l'Iraq occupato, l'Iran verso la ripresa delle relazioni con gli Stati Uniti, il Sudan islamico sulla via di una riappacificazione con i cristiani animisti del sud, l'unico sostegno alle organizzazioni terroristiche palestinesi rimarrebbe la Siria. Il Presidente Assad durante la sua recente storica visita in Turchia (la prima di un presidente siriano allo Stato di fede islamica ma laico) ha declinato l'offerta del Primo ministro Tayyip Erdogan per una mediazione con Israele. Con questo rifiuto la posizione di Bashar Assad si fa sempre più difficile e con la sua quella di Arafat.

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