Anno 2004

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Terrorismo, gli attentati di Madrid tra ETA e bin Laden

Giovanni Bernardi, 12 marzo 2004

Gli attentati di Madrid sono stati attribuiti in un primo tempo alla organizzazione terrorista basca. Sia le dichiarazioni degli organi ufficiali sia quelle della gente comune convergevano verso il nemico interno degli ultimi quaranta anni: ETA. Il ritrovamento di una cassetta audio in arabo e successivi indizi hanno fatto nascere l'ipotesi che dietro i delitti ci sia Al Qaeda. Successive analisi da parte di commentatori occidentali non hanno escluso l'ipotesi di una joint venture (qualcuno parla di holding) tra le due organizzazioni. Gli investigatori ai quali è affidato il compito di trovare tracce utili alla ricostruzione degli eventi e l'attività dei servizi di intelligence non possono escludere in linea di principio alcuna delle tre ipotesi.

L'ipotesi ETA, quella nata sull'onda della prima emozione e che continua a mantenere da decenni viva la tensione dei cittadini spagnoli, potrebbe essere sostenuta da alcuni recenti eventi. Il sequestro di cinquecento chilogrammi di esplosivo del tipo impiegato in altre occasioni e altri indizi fanno supporre che l'organizzazione terrorista stesse facendo convergere una notevole quantità di materiale deflagrante verso la capitale. Anche il tipo di esplosivo (forse Titadine, dinamite ad alta densità) sembra essere quello già usato da ETA in altri attentati.

Siccome la enormità della strage non ha precedenti nella storia recente del terrorismo spagnolo, non si può escludere l'ipotesi che all'interno di ETA si sia verificata una sorta di mutazione genetica, dovuta alla enucleazione di una parte mutante e perciò più virulenta. In questo caso, l'obiettivo degli attentati sarebbero le prossime elezioni. Sarebbe come fare sapere ai cittadini votanti che ETA non è morta ma è rinata, continua a essere attiva e, per evitare di subire ulteriori attentati, il voto si deve orientare contro i partiti centralisti.

Il fatto che la mutazione sia avvenuta in un organismo vivo da molti anni potrebbe far pensare: da una parte che si tratti di una specie di tumore che potrebbe portare alla morte dell'organismo stesso (la fine di ETA); dall'altra, nel caso in cui le giovani cellule siano alimentate dall'esterno e quindi rinvigorite da nuova linfa, a un nuovo tipo di terrorismo, con nuovi obiettivi, ma sempre limitato territorialmente al contenzioso tra terrorismo basco e governo centrale.

L'ipotesi che Al Qaeda abbia iniziato con questi attentati la campagna del nascente esercito europeo è avvalorata da alcune informazioni di intelligence divulgate alla fine del mese di febbraio. Secondo queste informazioni è iniziata da tempo ed è in atto una campagna di reclutamento di terroristi in tutte le nazioni europee. Le informazioni si sbilanciano fino a definire il numero dei cittadini arruolati: 35/45.000 in Francia; 25/30.000 in Germania; 10.000 nel Regno Unito; reclutamento in atto ma numeri non certi in Belgio, Svizzera, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia.

Onestamente i numeri sembrano esagerati per una organizzazione che deve rimanere segreta: più sono i membri di una organizzazione e meno si riesce a garantire la riservatezza. L'Italia sarebbe per ora risparmiata dalle operazioni di reclutamento di massa ma solo perché facile da raggiungere dalle basi collocate nei Balcani (Albania, Kosovo, Macedonia).

Il reclutamento, rivolto in un primo periodo verso cittadini immigrati da nazioni arabe, si starebbe rivolgendo ora - sempre secondo le fonti di intelligence - verso i nativi convertiti all'Islam. Gli attentati di Madrid potrebbero quindi essere stati portati da una cellula di Al Qaeda già installata in Spagna, costituita da spagnoli di nuova fede islamica, con esplosivo fatto affluire dal Nordafrica o anche reperito sul posto, senza intervento o collegamenti con ETA.

La terza ipotesi, quella della joint venture (pessima espressione commerciale che male si adatta alle dimensioni della tragedia e del dolore, ma rende l'idea), disegna un collegamento tra terrorismo internazionale e organizzazioni locali. La necessità sarebbe dovuta al fatto che Al Qaeda ritiene più economiche le alleanze con organizzazioni già operanti sul territorio piuttosto che la creazione di una nuova struttura autonoma. Si starebbe quindi creando una sorta di Internazionale del terrorismo con una direzione strategica e un network di agenti locali a doppio uso (interno e internazionale).

Per quanto riguarda il finanziamento delle attività terroristiche, oltre a fare affidamento sull'enorme fortuna di Osama bin Laden, queste devono necessariamente contare anche su altre fonti (la fortuna dello sceicco dovrà pur terminare un giorno). A questo punto non si può escludere a priori nessuna fonte di finanziamento: gli enormi guadagni derivati dalla coltivazione del papavero in Afghanistan; finanziamento diretto di Stati nemici dell'occidente; finanziamento indiretto di Stati apparentemente amici dell'occidenta, tramite servizi segreti e/o organizzazioni non governative (NGO). In ogni caso, gruppi di interesse fuori legge che fomentano il terrorismo e che prosperano in ambienti destabilizzati ce ne sono a iosa in tutto il mondo.

Se la valutazione delle tre ipotesi verso le quali indirizzare l'attenzione degli investigatori è valida, è possibile immaginare scenari di sviluppo futuri. Nel caso gli attentati siano opera di ETA, lo scenario non andrebbe oltre i confini della Spagna, o al più potrebbe coinvolgere la Francia. Se il tumore è interno alla organizzazione terroristica, è lecito immaginare che ETA sia morente e quelli del 11 marzo potrebbero essere gli ultimi o tra gli ultimi della sua storia. Se il tumore è nato grazie a nuova linfa esterna, si potrebbe trattare della nascita di una nuova ETA. Lo scenario che si configura non è più quello di attacchi mirati a singoli individui (con limitati danni collaterali) ma quello di attacchi violenti e spettacolari contro folle di cittadini inermi: una nuova ETA con una nuova classe dirigente e nuove strategie, limitate però nello spazio.

Nel caso sia valida la seconda ipotesi (quella di una autonomia internazionale di Al Qaeda), si può ipotizzare che sia iniziata la campagna europea, che fa seguito a quella iniziata portando l'attacco al cuore del nemico principale e proseguita colpendo gli amici degli USA in territori di fede islamica. Si tratterebbe quindi della terza fase: l'attacco all'Europa. Anche qui non sembra lecito escludere a priori alcuna ipotesi che si riferisca a quali nazioni potrebbero essere colpite. Tutte le nazioni europee sono in qualche modo legate agli Stati Uniti, chi per un verso chi per un altro.

Al Qaeda conterebbe sulle proprie forze e su nuclei di combattenti (suicidi o non, dipende dalla attitudine europea o islamica del singolo), farebbe affidamento su una larga fascia di simpatia nell'ambito degli immigrati dai paesi islamici e potrebbe contare sulla non individuabilità delle nuove reclute: i nativi europei convertiti all'Islam. La messa in atto di questa ipotesi richiederebbe una larga disponibilità di fondi, che peraltro non mancano e potrebbero essere raccolti e ridistribuiti con la connivenza di organizzazioni caritatevoli di matrice islamica o addirittura laiche.

Questa è l'ipotesi che potrebbe portare agli effetti più devastanti in tutto il continente europeo perché Al Qaeda non dovrebbe contare sull'appoggio di alcuna organizzazione terroristica locale, nella quale ci potrebbero essere elementi infiltrati dei servizi segreti occidentali, e non correrebbe gli eventuali rischi connessi con possibili ravvedimenti di terroristi locali. Le nuove reclute non sarebbero note né alle polizie né ai servizi segreti e condurrebbero una vita banalmente normale (salvo brevi periodi di addestramento camuffabili con i periodi di vacanza) fino al momento dell'azione.

Nel caso sia valida la terza ipotesi, l'espansione della rete di Al Qaeda dovrebbe contare su organizzazioni terroristiche già presenti sul territorio. Soluzione molto più economica ma più facile da contrastare da parte delle forze di polizia e dei servizi di sicurezza. Quindi, di minore efficacia. Inoltre, l'organizzazione di cellule si potrebbe espandere solo lì dove esistono movimenti terroristici radicati nel tempo e nella storia e non potrebbe fare affidamento su movimenti indigeni nascenti, deboli nella struttura e poco organizzati.

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