Anno 2004

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Afghanistan, la scommessa sulle elezioni di ottobre

Giovanni Bernardi, 9 agosto 2004

Il generale francese Jean-Louis Py, attuale comandante di Eurocorps, è arrivato a Kabul il 7 agosto per assumere il comando della International Security Assistance Force (ISAF) lunedì 9; resterà nell'incarico sei mesi. Il generale Py dà il cambio al generale canadese Rick Hillier, che ha tenuto la posizione negli ultimi sei mesi.

Eurocorps è un comando di corpo d'armata multinazionale, costituito per iniziativa di Francia e Germania, al quale si sono aggregati Belgio, Lussemburgo e Spagna. Con la riforma della struttura militare della NATO è entrato a fare parte della disponibilità operativa dell'Alleanza, allo stesso livello del comando multinazionale su base italiana (NRDC-IT) costituito a Solbiate Olona.

In una conferenza stampa tenuta a Kabul il generale Hillier ha tracciato un quadro della situazione in Afghanistan serio ma - forse anche in virtù del proprio incarico - ottimistico. "Vi sono un certo numero di minacce significative a breve termine - ha affermato il generale - e le conosciamo, ma siamo in grado di tenerle sotto controllo; non ne sottostimiamo né il livello né gli scopi e le riteniamo un challenge".

La vena di ottimismo del generale canadese può essere determinata anche dal fatto che finora ben sette milioni di persone sono state registrate per le elezioni presidenziali di ottobre. Elezioni - peraltro - la cui data è stata rimandata due volte (da febbraio a settembre e poi al 9 ottobre) e il cui svolgimento, per ammissione dello stesso generale Hillier, sarà condotto in un clima di "very very good chance" che le operazioni di voto si possano svolgere nonostante gli attacchi dei militanti islamici che cercano di ostacolarle.

Hillier ha anche detto senza mezzi termini che l'Afghanistan non è in grado di provvedere a se stesso nel breve termine e la minaccia alla stabilità è nella incapacità del governo stesso di tenere sotto controllo tutto il paese con le proprie forze di sicurezza. Hillier vede quindi l'impegno internazionale prolungarsi nel tempo in termini che non possono essere definiti, almeno fino a quando i Warlords che controllano vaste aree della nazione continueranno a ingaggiare battaglie tra di loro per il controllo del territorio e non si assoggetteranno al potere centrale.

Le forze non sotto il controllo del governo centrale sono stimate in circa 50.000 uomini. Lo stesso ministro della difesa del presidente Hamid Karzai, Mohammed Qassim Fahim (compreso nella dozzina di candidati alle elezioni di ottobre), dispone di una milizia privata che è ritenuta essere la più numerosa tra quelle che controllano le are periferiche dell'Afghanistan. Del resto, la coltivazione del papavero e il commercio delle droghe derivate sono dei bocconi troppo prelibati per essere abbandonati solo in nome di ideali di democrazia sbandierati dall'Occidente.

Uno dei segnali più drammatici della mancanza di sicurezza in Afghanistan è la cessazione delle attività da parte della organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere, insignita del premio Nobel per la pace nel 1999, che operava nell'area da circa un quarto di secolo. Ora anche l'Agenzia ONU per i rifugiati ha annunciato che ridurrà il livello della propria presenza nell'area sud-est a causa di un recente attentato in cui hanno perso la vita due operatori di una organizzazione umanitaria cattolica tedesca che opera sotto il controllo dell'Alto commissariato per i rifugiati.

ISAF dispone di una forza che a mala pena è in grado di controllare l'area di Kabul e alcune zone periferiche, grazie alla costituzione di Provincial Reconstruction Team (PRT). Le truppe canadesi lasceranno in gran parte l'Afghanistan nel mese di agosto e il contingente sarà ridotto da 2.000 a 800 persone. Per il periodo delle elezioni presidenziali la NATO ha deciso l'invio di due unità a livello battaglione-reggimento, una spagnola e una italiana (quella italiana potrebbe essere il 3° reggimento alpini che ha già portato a termine la ricognizione dell'area di schieramento).

L'attenzione dei media di tutto il mondo è concentrata però sull'Iraq, dove all'apparenza i problemi sembrano essere più drammatici, ma forse solo per il fatto che vi sono schierati più giornalisti e più telecamere. Anche il presidente Bush forse ritiene che la carta della propria rielezione si giocherà in Mesopotamia piuttosto che nel centro Asia. La realtà però potrebbe essere diversa da quella che appare: i due fronti aperti in Afghanistan e in Iraq si sono andati a sommare a quelli balcanici e le nazioni contributrici dell'Alleanza sono costrette a passare la mano di fronte ai fronti emergenti africani (Darfur in testa).

Le forze armate europee a fronte di una ottimistica previsione di "dividendo della pace" annunciato alla fine della guerra fredda stanno allo stesso tempo riducendo le proprie dimensioni e impegnandosi su troppi fronti. Esattamente il contrario di quanto suggerisce uno dei più importanti principi dell'arte militare: la concentrazione degli sforzi. Intanto al tavolo della roulette afghana si è solo in grado di scommettere con "very very good chance" sulla buona riuscita delle elezioni di ottobre.

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